A mia nipote

On Air: “Ti fa stare bene” – Caparezza

E’ tornato Caparezza.
Attenzione!!! Questa musica può creare dipendenza…


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Old On Air: “ANCORA QUI” – Elisa

Oggi ho fatto un viaggio indietro nel tempo.

Diciamo un saltello, che la mia Time Machine è di terza mano (sul libretto di circolazione si legge a mala pena, scritto in puro inglese vittoriano che il primo proprietario è stato tale Herbert George Wells, boh!?!) e del trabicolo non mi fido che non ha ancora passato la revisione e il meccanico continua a ripetermi che ci sarebbero spese importanti da farci sopra. 

All’inizio ero titubante, non è che ti metti in viaggio così in quattro e quattr’otto, almeno non io. Ci ho riflettuto per benino, cambiando idea un milione di volte, ma poi mi sono detto che non c’era niente di male e che in periodo di ferie una gita se la meritano tutti, anche quelli come me.

Che dire. E’ stato un viaggetto interessante, di quelli da affrontare ben attrezzati e pure muniti di vanga, strumento indispensabile onde evitare di lasciarsi sfuggire qualche recondita sensazione ritenuta morta e sepolta nel passato sotto almeno mezzo metro di ombre e fuliggine anche se il tempo si dice sia galantuomo e magari un po’ mentitore, nel senso che il suo lavoro sulle storie è sia far risaltare gli angoli più belli, ma pure eclissarne quelli più avversi.

Sono rimasto meravigliato da quanto mi fosse facile riconoscere luoghi, persone e cose che pensavo di aver riposto nel dimenticatoio. Suoni, nomi, voci, visi, forme e odori erano ancora tutti lì, freschi dopo anni come se non fosse passato che un giorno soltanto. Insomma è stato un bel viaggio, di quelli che mi spiacerebbe non essere riuscito ad immortalare tra i miei selfie mentali.

Mentre parcheggiavo la Time Machine in garage, alla radio davano questa canzone… poi… ho spento lo stereo e mi sono messo a pensare al futuro.

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Perché si festeggia Ferragosto?

Tutti lo festeggiano magari con una gita fuori porta o una cena in spiaggia con musica e fuochi d’artificio, ma in realtà in molti ignorano il perché si festeggi, accontentandosi dell’allegria di affondare l’arcata dentale in una bella fetta d’anguria e di fare baldoria in compagnia.

Tralasciando le radici pre-cristiane della festa (nel senso che anche prima dell’affermazione del cristianesimo con santi & Co. la gente si divertiva e aveva le sue feste tradizionali), intorno al V-VII secolo d.c. il papa del tempo (addirittura più allegro e bonaccione del nostro papa Francesco) decise di assimilare i riti pagani che volevano il 15 agosto già giorno di festa per consacrarlo all’Assunzione della Madonna: non è che occorreva celebrare il contratto indeterminato che il paradiso finalmente aveva deciso di stipulare con la madre di Cristo, ma propriamente l’Ascesa in Cielo di Maria, cioè accolta anima e corpo (uno di quegli sconosciuti dogmi che appartengono alla religione che per taluni dovremmo difendere dalle odierne invasioni barbariche).

Tradizionalmente nel nostro paese era una delle feste liturgiche più importanti dell’anno, alla stregua del S.Natale e della Pasqua, ma ai giorni nostri (a partire dagli anni sessanta o giù di lì) sembra che la febbre pagana abbia preso il sopravvento sugli aspetti religiosi della Festa di Ferragosto, ma d’altro canto viviamo tempi in cui è facile accumulare stress e frustrazione e ogni occasione è buona per disfarsene di un pochino, certi che la Madonna nella sua infinità bontà sia disposta a un occhio sulla faccenda. 

Comunque, qualunque sia lo spirito con il quale vi approcciate ai festeggiamenti del 15 agosto, speriamo che li passiate con il sorriso sulla bocca accanto alle persone che amate.  Buon Ferragosto!

[Google – doodle] Festeggia l’hip-hop

L’hip hop è un movimento culturale nato negli anni settanta partito come espressione della voglia di fare festa con musica e ballo nelle feste per strada degli afroamericani e latini d’America è cresciuto negli anni ottanta e novanta  grazie all’esposizione mediatica varcando i confini degli USA per espandersi in tutto il mondo.

La data esatta di nascita dell’hip hop si fa risalire all’11 agosto del 1973: quella sera dj Kool Herc organizzò al 1520 di Sedgwick Avenue – nel povero e malfamato distretto del Bronx, a New York. Si era dato inizio a ciò che ha generato ad oggi un imponente fenomeno commerciale e sociale, rivoluzionando il mondo della musica, della danza, dell’abbigliamento e del design.

Per celebrare il 44 anniversario della nascita dell’hip hop quelli di Google propongono un doodle animato che a parte spiegare con un video con sottotitoli l’importanza di questo movimento culturale, propone agli utenti di cimentarsi con una tipica console da dj. Buon divertimento!!!

 

Intanto aiutiamoli a casa nostra (ma per davvero!)

Quello dell’immigrazione è tema sicuramente caldo. Un po’ sulla bocca di tutti e tutti ci sentiamo autorizzati a dire la nostra: colpa della democrazia e di internet, baby. Chi ce l’ha con il degrado, chi ha paura che gli fregano il posto di lavoro, chi teme che ‘questi’ gli entrino in casa a rubare.

Purtroppo sono pochi quelli che hanno una visione completa del problema, tutti gli altri vanno di slogan, sfruttano il momento per loro fini personali (economici e politici): sono gli sciacalli che di lavoro fanno quelli che cavalcano l’onda del facile dissenso.

Facile dare del razzista al manipolo di cittadini che non vogliono fare accoglienza nel proprio territorio. Così com’è altrettanto semplice pontificare della solidarietà umana seduto sulla poltrona con la sola preoccupazione per quale ‘tronista’ fare il tifo. Non ce l’ho mica coi primi che sono ignoranti, ma non per colpa loro e non ce l’ho con i secondi poiché figli di questo mondo.

Il problema è gigantesco e purtroppo non abbiamo gli uomini né i mezzi per farvi fronte in maniera oculata e adeguata. In un mondo più giusto di questo, le menti degli uomini capaci sarebbero in prima linea a trovare soluzioni piuttosto che a barcamenarsi nell’emergenza. In un mondo più giusto troveremmo più disgustoso sperperare miliardi e miliardi di euro in inutili armi di distruzione e magari più corretto spenderli per aiutare qualcuno più sfortunato di noi, senza tener conto del colore della sua pelle e/o della sua religione.

Ci hanno fregato per bene. Degradante non è l’immagine di quei rifugiati che ciondolano per strada senza speranza nel futuro, ma chi sulla loro pelle ha imparato a farci la cresta. Il lavoro stai tranquillo non te lo ruba nessuno: non c’è, non per colpa dei poveri cristi, ma perché quelli ricchi non si sanno accontentare. I ladri sono sempre esistiti, ma di certo non ha a che fare con la razza: si ruba per invidia o per fame.

Siamo in mano ad una classe dirigente che fa proclami e s’indigna, ma di fatto mantiene lo status quo perché questo sfacelo gli conviene. E’ molto meglio che gli elettori (i pochi rimasti) se la prendono con ‘quelli’ che sono il problema piuttosto che con loro, pagati per risolvere quei problemi.

Oggi c’è chi propone di aiutarli a casa ‘loro’ fingendo di non sapere che per fare questo occorre una pianificazione con un orizzonte di decenni. E intanto che dovremmo fare? Convincerli di avere pazienza oppure lasciarli galleggiare in mezzo al mar Mediterraneo?

Immagino che quando la Storia ci giudicherà, si faranno monumenti e s’intitoleranno strade ai pochi che si sono dati da fare e che hanno contribuito ad aiutare chi ha avuto bisogno, mentre si biasimeranno i comportamenti di chi oggi alza barricate facendo finta di non vedere.

Ma della gente comune si parlerà poco e niente. Di noi poveri pusillanimi che guardiamo la tragedia compiersi sotto i nostri occhi senza fare nulla, non si parlerà. Come di solito non si parla del popolo pecorone, quello che un giorno inneggia sotto al balcone del dittatore e l’indomani festeggia per la liberazione.

Un giorno i nostri nipotini ci chiederanno dove eravamo, perché il nostro nome non è menzionato tra quelli dei giusti. Non potremo che rispondergli che avevamo paura o che non avevamo capito, sperando di ottenere quell’indulgenza dell’oblio che di certo non abbiamo meritato.

 

LIBRI DA LEGGERE | “DENTE PER DENTE” di Francesco Muzzopappa


Titolo: Dente per dente

Autore: Francesco Muzzopappa

Editore: Fazi Editore – Collana Le Meraviglia

Genere: Romanzo umoristico

1a ed. originale: giugno 2017, 218 pagine

ISBN: 9788893251358

Anteprima del libro: link (Google books)

Sito web: link (Fazi Editore)


Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.


Ci sono libri che leggiamo per imparare e altri che leggiamo per evadere. Questo libro non appartiene né all’una né all’altra categoria. Eppure se vi piace leggere è un titolo che deve assolutamente passare dal vostro comodino. Sul mio c’è stato giusto un paio di giorni. Come succede per gli amori estivi il nostro incontro è durato poco, ma è stato piacevolmente intenso e pure imbarazzante. Molti passaggi li ho sottolineati con una sonora risata e le lacrime agli occhi: i miei familiari hanno magari pensato che avessi esagerato con l’uso cannabis a cui in realtà sono allergico.
Le vicende del ‘povero’ Leonardo sono quelle di qualsiasi ragazzo/giovane uomo invalido abitante nella provincia dell’Italia settentrionale: a parte l’invalidità e il forno autopulente, mi ci sono riconosciuto e la cosa mi ha fatto pensare (giusto per un paio di secondi, ma profondamente).
Le parole scorrono veloci e le scene si susseguono in escalation di emozioni. E’ un libro d’amore e di vendetta (un po’ come “Guerra e pace”, ma molto più corto e senza barbosi principi e svitate principesse russe). Fa ridere, certe volte con lieve amarezza altre per le esilaranti trovate dell’autore che si vede che era particolarmente in vena.
Di più non vi posso dire, andate in libreria e abbiate il coraggio di chiedere l’ultimo libro di Muzzopappa, non ne resterete delusi. Solo vi posso svelare che la fine è quasi meglio del finale di La La Land.
Comunque ci si vede tutti al Mu.Co di Varese ad ammirare le inestimabili opere ivi custodite e magari farci qualche selfie in barba agli integerrimi agenti della sicurezza.

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