Anche il Cittadino Imperfetto è contro il razzismo

Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese
e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia hawaiana.
Le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino Imperfetto del mondo,
non rimproverare al tuo vicino
di essere straniero.
(Anonimo)

Ti ringrazio Willis Carrier, inventore dell’aria condizionata

Oggi il termometro esterno segna 35° gradi all’ombra e se guardo fuori dalla finestra vedo un’immagine tutta tremolante come fossi nel ben mezzo del deserto. Ma già da quando la signorina del meteo ha annunciato alla tv con aria preoccupata l’arrivo di un’ondata di aria calda proveniente dall’anticiclone africano, con temperature elevate, afa e notti tropicali, io non ho battuto ciglio. Io ho l’aria condizionata!

Di solito c’è questa vocina continua che mi ronza nelle orecchie e che mi addossa tutte le colpe, dal buco dell’ozono, al problema del cambiamento climatico e alla deforestazione dell’Amazzonia, ma in giornate come questa in cui posso fare a meno di sudare copiosamente a fontanella sinceramente faccio orecchie da mercante e tiro avanti.

Questo articolo è in onore del tizio che all’inizio del secolo scorso ha trovato il tempo di mettersi a tavolino e risolvere il problema del condizionamento dell’aria. Questo santo (civile) a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti, è l’americano Willis Haviland Carrier che nel 1901, all’età di 25 anni, fresco di laurea in ingegneria meccanica, impiegato presso un’azienda di riscaldamento chiamata Buffalo Forge, ideò una macchina per la riduzione dell’umidità e della temperatura nell’aria sfruttando i passaggi di stato di un gas per ottenere una variazione sia positiva (“caldo”) sia negativa (“freddo”) del clima nell’ambiente circostante.

Il primo condizionatore lo installò il 17 luglio 1902 alla Sackett & Wilhems, tipografia di Brooklyn, a New York, dove i continui sbalzi di umidità rendevano difficile il corretto trattamento della carta e della resa degli inchiostri.

Il sistema consisteva nel far circolare l’aria su spirali raffreddate con ammoniaca compressa, che mantenevano l’umidità ad una percentuale costante del 55%. Ben presto questa scoperta fu adottata da diversi settori, tra cui il tessile, i mulini e la Gillette Corporation, per ridurre l’umidità nella produzione di lame da rasoi. 

Solo nel 1906  si ebbe la possibilità di sfruttare l’apparecchiatura in edifici pubblici come i teatri e i cinema, mentre il primo impianto domestico fu installato nel 1914 in una casa a Minneapolis. L’aria condizionata in breve rivoluzionò la vita degli americani, ma occorre attendere la fine della 2a Guerra Mondiale affinché gli impianti si diffondano in tutto il mondo.

Agli inizi problematici furono i gas utilizzati per refrigerare. Il clorometano e ammoniaca, erano altamente tossici che l’accidentale fuoriuscita dai compressori poteva risultare fatale. Fu solo nel 1928 che tali gas vennero sostituiti con i clorofluorocarburi, derivati dal metano e conosciuti sotto l’unico nome di freon, che hanno ottime proprietà refrigeranti e pur essendo innocui per l’uomo sono molto dannosi per l’ozono atmosferico.

Negli ultimi anni l’innovazione tecnologica e la maggiore attenzione verso l’ambiente hanno permesso di sostituire il refrigerante inquinante dapprima con il gas R410A o l’R22 (che comunque sono nocivi per l’ozono) e ultimamente con il più innocuo ed efficiente gas refrigerante naturale o a basso GWP (potenziale di riscaldamento globaleR32.

Secondo le ultime statistiche disponibili in Italia quasi una famiglia su 4 possiede in casa un impianto di condizionamento o un sistema portatile, mentre è diffusissimo averlo nelle automobili.

Old on Air: “I sette fratelli Cervi” – Marco Paolini & Mercanti di Liquore

Oggi 25 luglio nel lontano 1943 veniva arrestato Mussolini, la storia c’insegna che quel giorno fu solo una temporanea illusione della fine del regime fascista e della guerra. Seguiranno i mesi delle peggiori sofferenze per il popolo italiano, ma in quelle ore si festeggiò in tutta Italia la destituzione del Duce. Nell’apprendere la notizia papà Cervi (padre dei sette fratelli partigiani fucilati dai fascisti) invitò tutto il paese e offrì un piatto di pasta. Era nata la pastasciutta antifascista che ancora oggi viene organizzata in molte città (link istitutocervi.it).

I fratelli Cervi erano una famiglia estremamente numerosa, proprietaria di una grande masseria. Erano stati tra i principali innovatori nelle tecniche agricole condividendo le loro tecniche di produzione con i vicini. Per queste loro competenze avevano grano, e pasta… ma, in generale, l’Emilia era una ragione in cui anche la guerra portò meno fame, tanto è vero che il Pci – tra il 1946 e il 1953 – mandò centinaia di bambini denutriti dalle famiglie emiliane, che diedero da mangiare e salvarono centinaia di vite.

I sette fratelli Cervi, ossia Gelindo (nato il 7 agosto 1901); Antenore (1906); Aldo (15 febbraio 1909); Ferdinando (1911); Agostino (11 gennaio 1916); Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921), erano i figli di Alcide Cervi (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi(1876-1944) e appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza e presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

[Python] Cercare un server proxy (SOCKS5)

Può capitare di avere bisogno di utilizzare all’interno del proprio codice un servizio proxy SOCKS5 per rendere un po’ più anonima la navigazione nel web senza utilizzare una più sicura, ma più lenta VPN. Personalmente risolvo utilizzando questa funzione in Python che ho realizzato sfruttando i moduli requestBeautifulSoup che richiama la pagina dedicata del portale Spys.one, legge la lista dei server disponibili e ritorna l’IP del server con la relativa porta di utilizzo.

Di seguito il codice pronto all’utilizzo:

import requests
from bs4 import BeautifulSoup

def cercaProxy():
    ip = ''
    porta = ''
    proxy = ''
    t_data = {}
    
    url = "http://spys.one/en/socks-proxy-list/"
    r = requests.get(url, headers={'User-Agent': 'Mozilla/5.0'})
    soup = BeautifulSoup(r.content, 'lxml')
    cercaip = soup.find_all('font', attrs={'class' : 'spy14'})
    work = cercaip[1].text
    legenda = soup.find_all('script', attrs={'type' : 'text/javascript'})
    discover = (legenda[1].text).split(';')
    
    for brace in discover:
        if brace == '':
            continue
        tar = brace.split('=')
        if tar[1][1] == '^':
            t_data.update({tar[0]:tar[1][0]})
            
    if work.find('document.write'):
        start_index = work.find('document.write')
        ip = work[:start_index]
        plus_index = work.find('"+(') + 2
        porta_tmp = work[plus_index:-1]
        leggiporta=porta_tmp.split('+')
        for item in leggiporta:
            rar = item.split('^')
            itm_porta = str(t_data.get(rar[0][1:], 'n'))
            porta = porta + itm_porta
            
    proxy = ip + ':' + porta
    print 'Proxy ip: ' + proxy
    return proxy

[Google – doodle] Sei acido o basico?

Il pH è una scala di misura che indica l’acidità o  la basicità di una soluzione acquosa introdotta agli inizi dello scorso secolo da Søren Sørensen.

Il chimico danese fa oggi la sua bella figura nel doodle-quiz che Google ha preparato in suo onore in cui saremo chiamati a mettere alla prova la nostra conoscenza sul pH di sei sostanze: il pomodoro (acido, pH 4), l’uovo (basico, pH 8), i broccoli (basico, pH 9), il limone (acido, pH 2), i saponi (basico, pH 11) e l’acido delle batterie (acido, pH 1).

Un altro personaggio del passato ai più misconosciuto. Søren Peter Lauritz Sørensen mentre lavorava al laboratorio Carlsberg, studiò l’effetto della concentrazione di ioni sulle proteine ​​e poiché la concentrazione di ioni idrogeno era particolarmente importante, introdusse il pH come un modo semplice per esprimerlo nel 1909.

Gli studiosi affermano che si è felici solo dopo i 46 anni…

Ricordo che tempo addietro lessi un trafiletto che lì per lì non mi disse poi molto, ma che giusto oggi mi è tornato in mente. Si trattava di uno di quegli articoli di curiosità che penso bene i redattori comandano come riempitivi, da pubblicare alla bisogna, in mancanza di vere notizie.

In pratica l’articolo citava una serie di studi che sembrerebbero indicare che il benessere emotivo è una curva a U. Si parte bene, da giovani, ma si scende precipitosamente in fretta. Poi si comincia a risalire, fino ad arrivare a una stabilità molto somigliante alla serenità.

E quando avverrebbe quest’inversione? Secondo gli esperti a quanto pare mediamente a 46 anni.

«La vecchiaia non è così male, se consideriamo l’alternativa». Altro che crisi di mezza età per cui ogni uomo si butta in qualcosa di bislacco: un investimento rischioso, una giovane segretaria procace, un’automobile veloce o un nuovo asfissiante hobby, mentre alla donna al suo fianco tocca assistere, suo malgrado, allo sconcertante spettacolo.

Pare invece che a quarantasei anni si dovrebbe aver ormai imparato una lezione importante: a dare valore alle cose che contano. Un’età in cui si diventa meno ambiziosi e magari più tolleranti. E questo oltre ad essere molto saggio è una buona premessa per un’esistenza degna d’essere vissuta.


Quindi con questo auspicio e facendo i debiti scongiuri, tanti auguri a me.

[Google – doodle] Omaggio a Emil Berliner inventore della discografia

Grazie ai doodle pubblicati da Google spesso ci viene data l’occasione di riscoprire personaggi che benché lontani dal nostro tempo hanno avuto con le lo loro geniali intuizioni una certa influenza anche sulle nostre vite.

E’ il caso di Emil Berliner di cui cade oggi il 167° anniversario della nascita. Inventore nato ad Hannover, ma naturalizzato americano, praticamente da autodidatta riuscì, grazie al suo genio e alla sua passione per le scienze applicate, a migliorare alcuni dei rivoluzionari strumenti che erano appena stati inventati al suo tempo, nonché a ottenere il brevetto di una serie di invenzioni nel campo aeronautico e acustico.

In breve, nella seconda metà del diciannovesimo secolo Emil Berliner affascinato dal neonato telefono di Bell, studiando il nuovo apparecchio nel laboratorio che si era fatto costruire nel retro di casa sua, ottenne infine un brevetto per un nuovo tipo di microfono che ne aumentava di molto le prestazioni. Così come a lui dobbiamo l’intuizione di incidere la musica, che fino ad allora veniva registrata su cilindri e riprodotta con i fonografi, sui ben più performanti dischi di gommalacca, inventando così il grammofono.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: