[Google – doodle] La Giornata della Terra

In occasione della celebrazione della Giornata della Terra, i ragazzi di Mountain View hanno creato dei bellissimi doodle che si alternano nella pagina principale del motore di ricerca di Google. Il logo dell’azienda si mimetizza negli scenari naturali realizzati appositamente sul tema della natura e della salvaguardia del nostro pianeta.

L’Earth Day è un idea che si concretizza il 22 aprile del 1970 che nel tempo è cresciuta tanto da coinvolgere quest’anno 175 paesi. Il principio è semplice: tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, da quanto guadagnino o in che parte del mondo vivano, hanno il diritto etico a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile.

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VOCORE: MINI PC CON OPENWRT

VoCore Mini Linux è l’ultimo nato tra i mini PC che montano il sistema operativo del pinguino che si stanno rivelando l’ideale per coloro che hanno intenzione di realizzare progetti di robotica oppure nell’ambito dell’internet delle cose (IoT).

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Istantanea_2016-04-20_10-45-03VoCore Mini Linux è dotato di una CPU Ralink/Mediatek 360 MHz RT5350 MIPS accoppiata con 32MB di Ram. Il sistema operativo è lo stesso OpenWrt (Linux 3.10.44) molto conosciuto nell’ambito dei dispositivi embedded sopratutto per i router (e che da tempo spinge il mio TP-Link W8870), che oltre ad offrire flessibilità agli utenti ha il pregio di risiedere tranquillamente all’interno di una memoria da 8MB SPI Flash.

Con la vocazione di essere il device perfetto per progetti di robotica oppure piccoli sistemi automatizzati, VoCore Mini Linux è  dotato di una porta USB 2.0, di una porta Ethernet 10/100M e di un modulo WIFI Dual band 802.11n. Completano la dotazione 20 pin GPIO che consentono la connessione con hardware extra (è già disponibile un modulo webcam) e una pletora di sensori.

Istantanea_2016-04-20_10-46-19Essendo una macchina dedicata ai sistemi embedded i suoi consumi sono molto bassi, si parla di un In-out voltage range che oscilla tra i 3.3V e i 6V e i consumi energetici si assestato tra i 200-220mA.

L’intero progetto è nato con una campagna crowfunding ed è ben supportato da una community abbastanza attiva.

La versione ‘nuda’ costa $19.99, mentre quella completa del suo ‘dock’ costa $44.99 e sono acquistabili direttamente nello store di VoCore.

VIA | VoCore

Crozza a diMartedì del 19.04.2016 – [Video Completo]

Appuntamento settimanale con Maurizio Crozza che apre la copertina di diMartedì su La7.

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Crozza a diMartedì del 12.04.2016 – [Video Completo]

Appuntamento settimanale con Maurizio Crozza che apre la copertina di diMartedì su La7.

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NON ESISTONO LIBRI SBAGLIATI

Premetto che nella polemica sull’intervista al figlio di Riina sul primo canale della televisione pubblica, mi trovo concorde alla maggioranza di coloro che si sono espressi negativamente in proposito non tanto nel giudicarne il merito, ma quanto per i modi superficiali con il quale tutta l’operazione è stata confezionata e trasmessa.

L’assenza di domande di spunto giornalistico da parte del ruffiano intervistatore non hanno aggiunto nulla a ciò che già era di dominio pubblico, trasformando l’occasione di svelare ulteriori dettagli di un fenomeno certamente negativo, in una semplice ‘marchetta’ promozionale.download

Precedenti, più illustri ce ne sono pure stati a firma di grandi e illustri giornalisti che hanno però saputo gestire la patata bollente con il giusto mestiere di una professione difficile, incalzando ragionevolmente chi avevano di fronte ed era dalla parte del torto, senza fastidiosi salamelecchi e surreali dipinti idilliaci a scapito della verità.

A che pro cimentarsi in una simile operazione se non mostrare all’opinione pubblica il lato oscuro da esecrare oppure rendere tutti partecipi del percorso di redenzione di chi è caduto e vuole magari rialzarsi? L’altra sera invece si è fatto passare un malavitoso (condannato per mafia) come un figlio qualsiasi di genitore che per professione fa il mafioso ed è capace di accarezzare il proprio pargolo con la stessa mano del carnefice: in un paese come il nostro impegnato ogni giorno nella lotta alle organizzazioni criminali e alla loro guasta visione della vita è qualcosa di oltraggioso e inconcepibile.

Come sia possibile che sulla televisione pubblica, che dovrebbe avere come primo obiettivo non certo la ricerca dell’audience a tutti i costi, venga trasmesso un simile spettacolo è la cosa di cui mi capacito di meno. E con questo penso di aver chiarito a sufficienza il mio pensiero al di là di ogni possibile fraintendimento.

Come ahimè spesso accade, lo strascico delle successive polemiche, amplificate dal solito onanismo mediatico, quello di quelli che si svegliano dopo il fattaccio anche se avrebbero dovuto farlo prima, insieme a quelli che per professione sguazzano nei frivoli dibattiti schierandosi dove tira il vento, rischia di travolgere ogni cosa e di aggiungere danni al danno.

Esistono idee sbagliate, magari contrarie alle nostre convinzioni, così come esistono uomini che hanno scelto di vivere in modo sbagliato, Continua a leggere

#referendum17aprile

Con lo scoppio di #Trivellopoli i riflettori dei media finalmente si sono accesi anche sul REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016. Ci voleva lo scoppio di uno scandalo e magari le dimissioni di uno dei ministri del governo perché  ci si accorgesse che siamo giunti praticamente agli sgoccioli di una campagna referendaria che finora sembrava dovesse limitarsi a coinvolgere qualche vegano ortodosso fissato con balene e delfini e i soliti artisti con la fame di fama.referendum-del-17-aprile-2016-le-risposte-a-tutte-le-domande-204

Come capita piuttosto di sovente da qualche decennio a questa parte nel belpaese questa è stata l’ennesima occasione mancata per discutere del futuro della politica energetica e dello sviluppo delle rinnovabili: da qui a vent’anni staremo a lamentarci di come gli altri paesi stiano meglio di noi, facendo finta di non sapere che il progresso non accade per magia, ma perché da altre parti esiste una classe dirigente e il popolo tutto che pensa anche al proprio futuro oltre che al più facile presente. Così sulle pagine dei giornali (di carta, sul web non c’è differenza) si è potuto solo leggere del solito malcontento dei promotori per il mancato accorpamento con il prossimo Election day, di quanto fosse di difficile comprensione il quesito referendario e, come succede sempre in questi casi, dei posti di lavoro che si perderebbero.

Trivelle-dItalia-320x234Sono abbastanza vecchio da ricordare le furibonde discussioni durante i pranzi domenicali per il referendum del 1987, quello sul nucleare che ha di fatto sancito la fine della corsa all’atomo nel nostro paese. C’era la paura di Chernobyl a scaldare le coscienze e si è dovuto prendere una decisione difficile: non si è guardato il facile guadagno dell’energia a basso prezzo, ma piuttosto ha prevalso la tutela della salute pubblica. Sono passati solo trent’anni, ma insieme ai miei capelli forse è andato perduto il senso di partecipazione della massa alle grandi decisioni, quelle di cui si era tutti convinti, a destra come a sinistra, che non si potevano lasciare in mano a questo o quel capetto politico, ma andavano contate tutte le mani alzate per il si e per il no.

Adesso quasi quasi se vai a votare al referendum lo fai con un po’ di vergogna, magari di nascosto senza farlo sapere a agli amici e ai colleghi di lavoro: che non si venga a sapere che sei schierato su questo o quel fronte, che non si sa mai da che parte tirerà il vento domani. Meglio lasciar decidere l’oligarchia della poltrona, o meglio dei poteri forti (quelli che guardano solo quanti soldi ci possono fare sopra alla faccia dei diritti degli altri): a noi resta il piacere del lamento, a prescindere.
Quando finalmente ci accorgeremo dell’errore, sarà troppo tardi.

Anziché guardare chi sostiene le ragioni del SI, chi è per il NO e chi si è espresso per l’astensione, occorre impegnarsi cinque minuti per informarsi, prendere una decisione personale in merito e quindi agire di conseguenza, senza fare i pecoroni, ma avendo coscienza che ciò che ci circonda dipende anche da noi.

Referendum Trivelle: il quesito

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“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Cosa significa in parole povere?

L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri).

Il provvedimento del governo, cioè la norma inserita nella legge di stabilità 2016, dice che anche quando il periodo della concessione finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce. I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza naturale delle concessioni.

Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti nel nostro mare, vicino allo costa. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Ma cosa succede se vince il SI?

91154518c6f0cafa827116d9e4363014_XLSe al referendum del 17 aprile vincesse il SI, entro 5-10 anni le concessioni verrebbero a scadere e quindi l’attività estrattiva dovrebbe cessare. Oggi le concessioni hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci. Con il Sì non si elimina la possibilità di proroga.

In pratica nulla cambierebbe se non da qui a diversi anni a venire. Ma quel che è certo è che una vittoria del Sì avrebbe un effetto politico e simbolico ben più forte dello specifico referendario, spingendo la politica a fare quei passi verso altre forme di energia più sostenibili.

Ma cosa succede se vince il NO?

Istantanea_2016-04-06_14-11-21Essendo referendum abrogativo, un’eventuale bocciatura lascerebbe la situazione inalterata: cioè, le ricerche e le attività petrolifere attualmente in corso potranno proseguire fino alla naturale scadenza.

I contrari al referendum del 17 aprile non si trovano solo nel governo o tra i petrolieri. Dubbi sono stati espressi anche da chi teme la perdita dei posti di lavoro: il progressivo abbandono delle concessioni causerebbe una emorragia di posti di lavoro. Il settore estrattivo occupa circa 40mila persone.

Crozza a diMartedì del 05.04.2016 – [Video Completo]

Appuntamento settimanale con Maurizio Crozza che apre la copertina di diMartedì su La7.

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