23 dicembre: è quasi Natale (che Dio ci aiuti!)

E finalmente s’incomincia (l’8 dicembre è stato un semplice test, con meri propositi di allenamento). Quel che è fatto è oramai fatto. Presepe, albero, regali, l’ordinazione alla gastronomia. E se vi siete dimenticati di fare il regalo alla vecchia zia, non vi resta che riciclare un vecchio soprammobile (mi raccomando, non quello che vi ha regalato lei lo scorso anno).

Il 23 dicembre è l’antivigilia. Anti, cioè l’incontrario, nel senso che contrariamente ai prossimi giorni oggi potete ancora mangiare normalmente, senza pensare a pranzi e cenoni o a come far fuori gli avanzi degli stessi.
Si consiglia di gustare, possibilmente in solitudine o comunque in riverente silenzio, un bel piatto di spaghetti al pomodoro, sintesi di una semplicità e innocenza che presto voi e il vostro fegato rimpiangerete. L’unico rumore consentito è quello del risucchio della pasta al sugo (alla Lilli e Vagabondo per intenderci) che non potete certo ripetere prossimamente davanti ad amici e parenti, pena la scomunica e conseguente defenestrazione.

Dopo pranzo a meno che non apparteniate al più pigro e fortunato genere maschile, vi tocca iniziare i preparativi per il Cenone di Natale. Se invece siete del nord e puntate tutto solo sul Pranzo del venticinque ringraziate pure la più sobria cultura celtico-settentrionale e la sua messa di Mezzanotte innaffiata di Vin Brulé, che vi salva dalla più sguaiata abitudine bisanzio-meridionale di attendere la nascita di Nostro Signore con luculliane libagioni a base di pesce e dolci tradizionali.

Ma non temete. L’Unità d’Italia si ricomporrà con soddisfazione di tutti giusto per il venticinque con l’omogeneo rituale dello spacchettamento dei regali (già mezzi aperti di nascosto durante la notte), dell’interminabile messa per gli «afecionados» più osservanti e per il cerimoniale pranzo di Natale in famiglia.

Dovuta, molto probabilmente, a una nefasta eredità genetica, la natura umana vuole che almeno per il Santo Natale ci si riunisca solennemente con i propri consanguinei (il grado di parentela è del tutto ininfluente, tocca a prescindere). N.B.: “Tralascio qui di soffermarmi su fidanzate e fidanzati costretti ad una forzata partecipazione con presentazione prematrimoniale al futuro parentado: lo psicologo mi ha sconsigliato di rivangare sull’origine del mio personale disordine post traumatico.”

La tradizione cristiana cattolico-romana impone che faide e contese ereditarie vengano, solo temporaneamente o almeno fino al termine degli antipasti, messe da parte in virtù dei consacrati festeggiamenti. Pare sia inoltre obbligatorio accogliere in casa propria qualsiasi cugino, o affine, si presenti alla nostra porta munito di bottiglia pure se di vino dozzinale (di quello che ovviamente non berrete mai, ma conserverete precauzionalmente per analogo invito).
L’usanza vuole che, in caso vi troviate di fronte a perfetti sconosciuti, li facciate accomodare giust’accanto alla zia più vecchia, cieca e sorda del casato riunito. Piccolo miracolo di Natale, all’anziana congiunta basterà una sfuggevole occhiata per snocciolare vita morte e miracoli del lontano ramo dell’albero genealogico a cui appartiene l’ospite che comunque è evidente si sia aggregato controvoglia. Che poi non sia effettivamente parente è molto più che improbabile. Nemmeno l’indigente più affamato potrebbe pensare di subire le vessazioni di quella sputacchiera ambulante di vostra zia al fine di scroccare un pranzo gratis…


Ma oggi è ancora l’antivigilia. E come disse il poeta…
…che questa giornata vi sia lieve come quei fiocchi di neve che cadendo copiosi potrebbero ancora compiere il santo miracolo di rendere impraticabili le strade, autostrade ed affini tanto da rendere impossibile e quindi salvarci tutti dall’incombente ricongiungimento parentale.

 

P.S.: Mancano solo 13 giorni all’Epifania (che fortunatamente tutte le feste si porta via)

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