[Serie Tv] Tv inglese con «Sanditon» e «A Confession»

Da appassionato di serie tv mi capita di tanto in tanto di seguirne alcune trasmesse sui canali britannici. Seppur la Brexit è oramai alle porte con il rischio di allontanare l‘UK dall’Europa, la qualità delle loro produzioni televisive rimane indubbiamente un esempio per tutto il nostro continente. E non si tratta solo della forza produttiva di un colosso come la BBC, di cui sto seguendo al momento la coinvolgente «The Capture».

Non di recente la mia attenzione si è focalizzata sul meno blasonato canale concorrente ITV. Se l’anno scorso ho apprezzato la loro miniserie thriller «The Strangers» con una superlativa interpretazione del bravo John Simm nella parte di un professore universitario in viaggio ad Hong Kong per indagare sulla doppia vita della defunta consorte, quest’anno sto seguendo la piacevole serie in costume «Sanditon» tratta dal’omonimo romanzo incompiuto dell’autrice Jan Austen e «A Confession» un drama poliziesco che si regge tutto sulla bravura di Martin Freeman.


Sanditon

Benché l’autrice Jane Austen è venuta a mancare dopo aver scritto solo una bozza dei primi undici capitoli di questo romanzo del 1817 pubblicato postumo, la storia è abbastanza intrigante e i personaggi già ben delineati che lo sceneggiatore Andrew Davies (già noto per Guerra e Pace, I miserabili e Orgoglio e Pregiudizio) non ha certo faticato per tirarci fuori un period drama (così vengono detti gli sceneggiati in costume) con i contro fiocchi.

PLOT – E’ la storia della giovane Charlotte Heywood che dalla campagna del Sussex si trova a trascorrere un periodo di vacanza a Sanditon ospite dei coniugi Parker. Mr Parker è impegnato a rendere la cittadina di mare la nuova mecca del turismo nascente, grazie ai capitali dell’anziana ricca vedova Lady Denham. Charlotte viene quindi a contatto con una serie di personaggi che nella trasposizione televisiva non hanno per niente perso i caratteri caricaturali propri del romanzo. Ci sono gli avidi nipoti della Milady disposti a tutto per accaparrarsi la sua eredità, così come le immaginarie sofferenze dei fratelli tanto ipocondriaci quanto pigri di Mr. Parker, il giudizio tutt’altro che positivo dell’alta società londinese e delle sue tresche, nonché la sottotrama romantica della storia tra il mondano Sidney, il più giovane dei fratelli Parker, e l’ingenua, ma caparbia quanto sagace Charlotte. Il primo episodio introduce la maggior parte dei personaggi e scenari pescando a piene mani dal romanzo incompiuto, gli episodi successivi diciamo che sono sempre inspirati ai temi della malattia, della speculazione e del nascente turismo su cui la stessa Jane Austen avesse imperniato la scrittura del suo romanzo.

L’interpretazione di Rose Williams (vista in Reign) nei panni di Charlotte risulta convincente e piacevole.
Un po’ sottotono l’altra stella del cast Theo James (visto in Divergent e Underworld), ma forse è proprio il carattere schivo del suo personaggio, Sidney Parker, a renderlo a tratti alieno al contesto e antipatico al telespettatore.
Il resto del cast è qualitativamente impeccabile: possiamo dire che non ci sono in realtà personaggi comprimari, ma è una sinfonia in cui è proprio la somma delle scene ben interpretate a rendere la serie così piacevole da seguire.

Giunto alla settima delle otto puntate previste per questa stagione il mio giudizio è senz’altro positivo, sperando che le scene di sesso, un po’ troppo esplicite, ma mai fine a se stesse, non abbiano così tanto deluso gli spettatori inglesi da compromettere la realizzazione di un auspicabile una seconda stagione.


A Confession

Diciamo subito che, come annunciato nei titoli d’apertura, si tratta di una drammatizzazione di quanto realmente accaduto nel 2011, quando il Sovrintendente della polizia inglese Steve Fulcher sacrificò carriera e reputazione durante le indagini su un pericoloso serial killer. Una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica inglese.

PLOT – Tutto ha inizio con la denuncia di scomparsa della ventiduenne Sian O’Callaghan che scatena un dispiegamento di forze mai visto prima per la sua ricerca. Mentre gli inglesi restano incollati alla tv per seguire gli sviluppi della vicenda, il sovraintendente Fucher messo a capo delle indagini concentra i suoi sospetti sul tassista Halliwell che viene quindi posto sotto sorveglianza nella speranza di ritrovare ancora viva la povera ragazza.
Poi sospettando che il criminale stesse per tentare il suicidio, Fucher è costretto ad arrestarlo, ma contravvenendo al protocollo, non lo fa portare subito alla stazione di polizia, ma lo interroga per ore nelle vicinanze del parco dove pensa possa aver nascosto la vittima che spera ancora si possa ritrovare viva. Durante questo incontro il poliziotto riesce a stabile una connessione con Halliwell che si convince a portare Fucher nel luogo dove si è liberato del cadavere. Qui Halliwell confessa anche un’altro vecchio omicidio. L’intuizione di Fucher di non incarcerare immediatamente il criminale e di cercare di stabilire un dialogo con lui ha quindi non solo risolto il caso di Sian, ma fatto luce su un vecchio caso di molti anni prima.
E’ un successo, probabilmente meritevole di encomio, ma rimane sempre il fatto che per ottenere la confessione del serial killer il poliziotto ha infranto il protocollo sugli interrogatori a tutela dei detenuti: una pecca imperdonabile. Il suo comportamento sarà perciò sanzionato dalla commissione interna della polizia. Messo dietro una scrivania, benché tecnicamente facente ancora parte delle forze dell’ordine, Fulcher viene via via sempre più emarginato. Il sostegno delle famiglie delle due vittime che gli sono grate per quanto ha fatto non basta, l’opinione pubblica rimane divisa e la sua vita precipita nella depressione che lo costringe infine a rassegnare le dimissioni.
A distanza di tempo l’ex-poliziotto è ancora convinto di avere fatto la scelta moralmente più giusta. Se non avesse contravvenuto al protocollo molto probabilmente non avrebbe scoperto la verità e Halliwell sarebbe ancora libero di uccidere ancora, mentre ora grazie a lui si trova a scontare una pena di carcere a vita. Convinzione che lo ha portato infine a pubblicare un libro sulla vicenda dal titolo «Catching a Serial Killer».

Il successo della miniserie si basa tutta sull’onestissima interpretazione di Martin Freeman (noto per Fargo, Sherlock, Lo Hobbit, Black Panther, The Office, Captain America), ma anche dell’altra stella del cast Imelda Staunton (vista in Harry Potter, Vera Drake, Pride, Downton Abbey, Maleficent, Paddington, Shakespeare In Love).

Come thriller drama non è niente di che e la vicenda ampiamente già nota al pubblico inglese non regge la suspance, ma il taglio alla narrazione voluto dallo sceneggiatore Jeff Pope (noto per Philomena e Stanlio&Ollio) rende benissimo la psicologia del poliziotto nei suoi tormenti e vicissitudini personali risultando talmente ben riportata da offrire un prodotto ben congegnato e nel suo genere imperdibile. Visione consigliatissima.


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