CLASSIC ON AIR: “Inno” – Mia Martini

Sole no! Non puoi più mandarci via
Rosso stai salendo sempre più
Lui sta dormendo il mare sa quanto amore
Mi ha dato e mi darà rubando il viso di una sera.

da “Inno”, uno dei più grandi hit di Mia Martini, scritto da Piccoli-Baldan Bembo, e tratto dall’album “E’ proprio come vivere” del 1974.


Oggi il sole si è finalmente fatto vedere per qualche ora.
Per farsi perdonare s’è messo d’impegno ad asciugare le pozzanghere della pioggia di ieri notte. C’è così tanta luce in casa che le robe sembrano più belle. Anche se sono perfettamente consapevole che si tratta solo di un effetto ottico, faccio finta di crederci sperando di stare un po’ meglio pure io.
La mia vita va avanti a furia di continui piccoli atti di fede, anche se cerco, per quanto possibile, di mantenere un certo curioso scetticismo da cui traggo l’energia necessaria al prossimo respiro.
Dalla finestra lasciata socchiusa alita il vento che gioca con le tende. L’aria è stranamente gelida per la stagione. Il freddo mi mette i brividi, ma non è niente di che e se non voglio non riuscirà certo a rovinare l’atmosfera.
Mi siedo e sfoglio una vecchia rivista sgualcita. Nelle foto patinate è ritratta in posa gente elegante e sorridente che forse dovrei conoscere. Persone posticce che s’atteggiano sul falso piedistallo cercando di farmi invidiare il loro profilo migliore palesemente ritoccato: beata gioventù che si fugge tutta via. Poiché le regole del gioco m’impongono di fingere di credere che posseggano un qualche talento, non li voglio deludere con uno sbadiglio, quindi appoggio con cura il rotocalco sul tavolino e passo oltre.
Intanto in cucina l’acqua sobbolle rumorosamente sul fornello acceso e mi richiama all’ordine. Non ho molta fame e la ignoro come faccio in questi giorni con tutto ciò che reclama la mia attenzione, consapevole che prima o poi ne pagherò le conseguenze. Forse è un eccesso di pigrizia, come sostiene chi dice di conoscermi bene, ma in cuor mio spero che si tratti unicamente di tanta sana noia.
E’ il momento di accendere la radio.
Alzo il volume sperando di incappare casualmente in una stazione che trasmetta musica capace di scuotermi da questa stucchevole indolenza. Si vede che è una giornata fortunata. Chiudo gli occhi per ascoltare meglio la voce di Mia Martini che mi solletica le orecchie con la suo “Inno”.
La canzone finisce e apro gli occhi. Mi sovviene per un momento il pensiero che magari è vero che a questo mondo sono esistite delle persone davvero speciali e force ci sono ancora cose per cui vale la pena di andare avanti.


[Google – doodle] «Beato quel popolo che non ha bisogno di festeggiare il #PrimoMaggio…»

La Festa del Lavoro è a mio parere la festa più fraintesa dell’anno.

La maggioranza pensa sia il momento in cui si celebri il diritto di ognuno ad un posto di lavoro dignitoso, attraverso il quale sentirsi socialmente valorizzato secondo le proprie capacità ed aspirazioni.

In realtà le origini del Primo Maggio sono proprio l’opposto. Ricorda le lotte per la riduzione della giornata lavorativa. Le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore.

Quindi in pratica oggi si festeggia il diritto a lavorare meno!

#25aprile – “Mi libero d’immenso”

Viviamo tempi in cui il valore della libertà non ha il giusto riconoscimento, tanto ci abbiamo fatto l’abitudine, che la diamo per scontata. Eppure il mondo che ci circonda ci mostra quotidianamente vividi esempi di gente costretta a pensare, esprimersi ed agire costretta dall’altrui volontà, ma come se avessimo le coscienze anestetizzate non ne riusciamo a concepire la tragedia.

Il #25aprile serve proprio a questo. Ricordarci che anche noi come popolo abbiamo sofferto della mancanza di libertà e in quei tempi difficili c’è chi ha avuto il coraggio di ribellarsi alla dittatura e alla guerra, la forza di sconfiggere l’oppressore per creare un paese migliore basato su principi di uguaglianza e democrazia.

Dovremmo soffermarci a pensare ogni tanto che la nostra libertà è costata il sacrificio di uomini e donne che hanno dato la vita per questo, credeva in un mondo più giusto in cui convivere pacificamente. Se lo faremmo sono sicuro che l’Italia sarebbe un paese migliore, all’altezza dei sogni di chi ha combattuto per esso.

Preferisco essere come San Tommaso e Buona Pasqua

der_unglaubige_thomas.jpg

L’incredulità di San Tommaso – (1600-1601) – olio su tela di 107 × 146 cm Bildergalerie Sanssouci, Potsdam – Germania


Tommaso is cool
Nella mia personale classifica degli apostoli (sì mi piace mettere ordine anche tra i santi e affini) sin da sempre il mio preferito, meritevole dell’Oscar per il migliore discepolo di Cristo forever è senza dubbio alcuno il barbuto Tommaso Didimo di Galilea, detto San Tommaso per gli amici cristiani e Patrono degli Architetti, dei Geometri, degli Agrimensori, dell’India e del Pakistan.


Al Catechismo
Mentre i compagniucci erano affascinati dai racconti dei miracoli di Gesù, dal gallo di San Pietro e da quella sagoma di San Giovanni che a me è sempre stato insopportabile perché era il cocco della Madonna, io stravedevo per Tommason.
Il tipo più umano della combriccola, che magari compare poco nei vangeli, ma che in occasione della Resurrezione si è comportato come avrei fatto io al suo posto.


Cristo è risorto!
Un discorso questo che cade a fagiolo proprio in questi giorni e che mi sono appuntato in questo post immaginandomi ‘sti tizi seduti a rimuginare sulla brutta fine del loro Maestro morto crocifisso sul Golgota, che se lo vedono riapparire sulla uscio di casa come tornato dalla villeggiatura, avvolto in un lenzuolo come se avesse appena finito una seduta di massaggi alla spa. Vabbè che erano abituati a vedere Gesù che faceva miracoli un giorno sì e pure l’altro, ma eccoli che nemmeno senza riflettere subito si mettono in ginocchio a ringraziare Dio, passando dalla più tetra prostrazione per la grave perdita, alla gioia del tutto e bene quel che finisce bene.


Il coraggio del dubbio
Solo Tommaso ha avuto il fegato di chiedere a Gesù la prova che era davvero risorto. Ci vuole coraggio per mettere in dubbio anche le cose belle che ogni tanto ti accadono. E mica per mancanza di fede, ma proprio perché il proprio credo è cosa importante: io Tommaso lo capisco. Tutti abbiamo dubbi che nascondiamo sotto lo zerbino della coscienza ben consci del confort assicurato dalla fede cieca. Avere dubbi è lavoro faticoso per cui bisogna essere portati: è cosa giusto qualche santo, un paio di geniacci e una miriade di indefessi cercatori di verità paralizzati dall’indecisione.


L’essenza della curiosità 
Esseri curiosi (almeno nel senso positivo del termine, ben lungi dall’invadenza e dal pettegolezzo) sta sopratutto nell’avere il coraggio di porre le domande scomode anche quando si sa che la propria voce sarà l’unica ad alzarsi dal coro ad infrangere l’assordante silenzio dello status quo. Stai pur certo che se la tua domanda era corretta gli altri poi ti seguiranno.


L’incredulità di San Tommaso
Nel suo dipinto del 1600 pure il Caravaggio, mentre il santo con le tempie corrucciate è intento a ravanare con il dito la ferita al costato di Cristo, fa avvicinare alla scena altri due apostoli, altrettanto curiosi, ma incapaci dell’audacia di manifestare direttamente il proprio scettiscismo.
Una ricercata disposizione geometrica delle quattro figure contro uno sfondo completamente spoglio con le teste di Cristo, del santo e delle altre due figure a creare un simbolico quadrifoglio.
Che magnifica scena! E che taglio di luce! Chapeau a Michelangelo Merisi.


Vorrei essere come…
Una volta avuta la prova, pure San Tommaso s’inginocchierà davanti a Gesù Cristo, pronto a prendersi la lavata di capo dal Maestro che gli dirà “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati coloro che non videro e tuttavia credettero!”. Ma sono sicuro che Tommaso non si è mai rammaricato per il suo dubbio, trovando in cuor suo il coraggio delle persone intelligenti di ammettere i propri sbagli e pronto a ricascarci di nuovo incredulo pure dell’Assunzione in cielo della Madonna, ma questa è tutta un’altra storia…


 

CLASSIC ON AIR: “Bobo Merenda” – Enzo Jannacci

« Questa è un storia allegra
segreto militare
una storia d’amore
meglio non raccontare… »

(Enzo Jannacci, Bobo Merenda, 1968)

Bobo Merenda è un brano musicale antimilitarista con il testo composto da Enzo Jannacci e musica di Luis Eduardo Aute fu pubblicato nel 1968 come lato B nel 45 giri Ho visto un re/Bobo Merenda e successivamente incluso nell’album Vengo anch’io. No, tu no (Wikipedia).


Ormai quando li incontro non ci faccio quasi più caso.
Li vedo aggirarsi per strada i «Bobo Merenda» con loro sguardo intento a fissare il niente, incapaci di vedere per colpa della loro miopia che li rende sia ciechi che sordi.
Fanno cose i «Bobo Merenda» anche se non sanno perché le fanno. Il sistema li ha cresciuti in un certo modo, inconsapevoli simulacri di uomini strombazzanti parole prive di significato come libertà e pace, piccoli ingranaggi della grande macchina che non smette mai di far girare il mondo.
Ma ai «Bobo Merenda» va bene così e nessuno se la sente di renderli infelici dicendo loro la verità. Che poi la verità vera non esiste e quindi non ha nemmeno senso star lì a perderci tempo.
Ma gli dei sono sempre alla ricerca di uno svago e può quindi capitare che si trastullino con un «Bobo Merenda», così giusto per passare un po’ di quel noioso loro tempo eterno. Che senso ha aggiustare un «Bobo Merenda» se non quello di vederlo tormentato a domandare com’è fatto davvero tutto questo mondo?
Forse gli dei sono solo invidiosi dei «Bobo Merenda» ed è giunto il momento anche per me di levarmi una volta per tutte questa dolorosa lente a contatto.

Dei cretini, degli intelligenti e di quelli messi pure peggio.

performance-aziendale-stupido-e-meglioSono arrivato alla conclusione che a questo mondo gli uomini c’è da classificarli non per il colore della pelle, in base alla fede religiosa oppure al reddito economico. Avendoci perso una buona mezz’oretta sulla faccenda, che è tempo per me bastevole e soverchia, ho capito che le persone vanno divise per come si comportano nei confronti degli altri e di loro stessi. Venendo al punto e guardandola da questo angolo, si hanno i cretini, che sono la maggioranza, gli intelligenti, che sono rarissimi come i lupi rossi della Florida e infine gli esitanti che sono in sovrannumero e purtroppo per loro sono pure i peggio dell’intera combriccola.

cretino-11-e1334646540518C’è da invidiare la vacua spensieratezza dei cretini che sono quelli che ignorano tanto il loro stato che la portata dei loro comportamenti scorretti e sbadati. Beata la loro ignoranza, virtuosi del tirare a campare senza essere mai toccati dal più lieve scrupolo. E’ uno spettacolo vederli aggirarsi per gli scaffali del supermercato, mentre valutano quella scatola o l’altra di cornflakes, cercando di ricordare i gingles degli spot pubblicitari.

Invidio in minor misura gli intelligenti sulle cui spalle pesa Continua a leggere

[SFOGO] I sogni son desideri…

istantanea_2017-02-21_12-52-27

4-gargantuaquisetaitperduE’ qualche sera che a cena mi abbuffo come un animale.

Come se non ci fosse un domani la mia amigdala, il cervello ancestrale, prende il sopravvento e mi fa sbranare tutto quello che c’è in tavola per poi passare direttamente al frigo. Al termine della scorpacciata mi sento poco bene, come uno di quegli uomini che vivono senza mai accontentarsi, pozzi senza fondo. Uno di quelli che non ne hanno mai abbastanza anche quando sanno che per avere di più tolgono il poco agli altri e alla fine stramazzano con la consapevolezza di non potersi portare all’altro mondo nient’altro che la propria coscienza sporca.

I peccati della mia ingordigia serale io li pago quasi subito: un paio d’ore dopo a letto patisco degli orribili incubi.

istantanea_2017-02-21_12-58-51Tipo che l’altra notte ho sognato che ero l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Ho sognato che guardavo fuori dalla finestra. Per la strada si aggiravano degli orribili mostri intenti a distruggere tutto quello che gli capitava a tiro. La mia la mia casa era l’ultimo posto sicuro dell’intero pianeta.

Me ne stavo seduto sulla poltrona senza sapere come affrontare tutta la faccenda senza farmi prendere dal panico, quando ho sentito qualcuno bussare alla mia porta.

Non erano i mostri c’era qualcuno che chiedeva aiuto. Mi sono precipitato ad aprire per far entrare chiunque fosse, felice di non essere più solo… Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: