Gli studiosi affermano che si è felici solo dopo i 46 anni…

Ricordo che tempo addietro lessi un trafiletto che lì per lì non mi disse poi molto, ma che giusto oggi mi è tornato in mente. Si trattava di uno di quegli articoli di curiosità che penso bene i redattori comandano come riempitivi, da pubblicare alla bisogna, in mancanza di vere notizie.

In pratica l’articolo citava una serie di studi che sembrerebbero indicare che il benessere emotivo è una curva a U. Si parte bene, da giovani, ma si scende precipitosamente in fretta. Poi si comincia a risalire, fino ad arrivare a una stabilità molto somigliante alla serenità.

E quando avverrebbe quest’inversione? Secondo gli esperti a quanto pare mediamente a 46 anni.

«La vecchiaia non è così male, se consideriamo l’alternativa». Altro che crisi di mezza età per cui ogni uomo si butta in qualcosa di bislacco: un investimento rischioso, una giovane segretaria procace, un’automobile veloce o un nuovo asfissiante hobby, mentre alla donna al suo fianco tocca assistere, suo malgrado, allo sconcertante spettacolo.

Pare invece che a quarantasei anni si dovrebbe aver ormai imparato una lezione importante: a dare valore alle cose che contano. Un’età in cui si diventa meno ambiziosi e magari più tolleranti. E questo oltre ad essere molto saggio è una buona premessa per un’esistenza degna d’essere vissuta.


Quindi con questo auspicio e facendo i debiti scongiuri, tanti auguri a me.

[Google – doodle] La Festa del lavoro dignitoso

Oggi è una giornata importante. Archiviati i vari saloni del vino e pure quello del mobile, oggi i politicanti e il coro dei loro leccapiedi parlano finalmente di lavoro. E non sia mai che parlassero del loro, dei loro doveri e responsabilità nei confronti di quelli che li hanno eletti. Non sia mai che si senta uno di questi bravi oratori da palcoscenico, dire che il lavoro migliore al mondo è quello che consente di guadagnare un bel po’ di denari, senza avere l’apprensione di dover produrre alcun risultato: cioè il loro.

Invece dai palchi montati con il sudore delle maestranze dei tubi innocenti (magari pagate in nero) si sente parlare del lavoro che quando c’è è precario, del lavoro che uccide quelli che non ce l’hanno e che uccide pure quelli che ce l’hanno.

Scrivo queste righe sul finire della festa, tentando di trovare una quadra a tutti i discorsi retorici e alle tante scemenze che mi sono dovuto sorbire da stamattina.

Come quella dell’economista intervistato in merito alla situazione di chi lavora per le imprese nate sul web (da Amazan a Foodora e Uber), che era proprio convinto e cercava di convincerci che la precarietà al limite della schiavitù e gli stipendi da fame dei nuovi settori sono dovuti al fatto che spesso si sceglie di avvantaggiare i consumatori a scapito dei diritti dei lavoratori: la lotta è tra le tutele dei consumatori (che chiedono prezzi sempre più bassi e servizi veloci) o quelle dei lavoratori (che richiedono magari le ferie, diritti e uno stipendio decente).

Tutte balle. Come se Bezos & Co. (tipo gli altri paperoni della Silicon Valley e dintorni) non esistessero. Come se i mancati diritti di chi lavora nelle aziende di questi non si tramutassero in miliardi sonanti per i geniali padroni (e senza pagare le giuste tasse).

Ogni volta che sento che nella lista della rivista Forbes entra un nuovo miliardario, non mi viene da dire quanto è stato bravo, ma penso a quanti ha dovuto sfruttare per fare tutti quel denaro. Perché quando sfrutti il lavoro di un altro essere umano e non gli riconosci il giusto valore, ti dovresti solo vergognare. Se tu e i tuoi azionisti guadagni miliardi di dollari, mentre i tuoi lavoratori non possono permettersi neanche di andare al gabinetto, sei solo un pezzo di merda e potrai pure aver inventato la cosa più geniale di questo mondo, ma per me puzzi.

#SilenzioElettorale

Sono grande abbastanza da essere oramai disilluso dalla politica di questo paese.

Quando ero più giovane era tutto diverso. Nelle discussioni tra amici non era raro che si litigasse per la politica, si contestavano i vecchi bacucchi incollati alle loro poltrone, ma ognuno di noi era pronto a sgolarsi  e venire alle mani magari contro l’amico se c’era da sostenere le proprie idee.

Già perché al contrario di oggi, qualche decennio fa non si nasceva politicamente disillusi, mica ci si vergognava. Diciamo che eravamo un poco più ingenui. Forse ha ragione chi sostiene che siamo stati quelli dell’ultima generazione a credere di meritare un futuro migliore del passato dei nostri genitori.

Confesso che fino a qualche giorno fa non ero convinto di andare a votare. Magari avrei fatto presenza senza apporre nessun segno sulla scheda. Non volevo rinunciare al diritto a votare, ma pure non volevo essere costretto a scegliere qualcuno turandomi il naso. Continua a leggere

Politico corrotto = Assassino

In questi giorni siamo stati travolti dall’inchiesta dei giornalisti di Fanpage.it (una delle più accreditate testate giornalistiche sul web) sul traffico dei rifiuti in Campania. Video compromettenti vedono coinvolti trasversalmente i volti più noti della politica regionale: roba da far accapponare la pelle.

Bloody-money

Qualcuno si è dimesso dalla carica ricoperta nelle istituzioni pubbliche: acclamati dai loro supporter si dicono impediti di fare il loro prezioso lavoro per la comunità, in attesa che la magistratura faccia il suo corso e li scagioni. Pare che i veri colpevoli nella vicenda siano i giornalisti, rei di aver imbrogliato delle persone perbene, infiltrando un ex-malavitoso tra le loro fila e riprendendo ciò che dovrebbe star ben nascosto nelle stanze del potere.

Tutti gli altri politicanti di questo paese, se hanno messo bocca sulla faccenda non è Continua a leggere

[RANT] E tu paghi?

UPDATE del 03/03/2018: L’Autorità per l’energia ha diffuso un comunicato in cui stima l’impatto sui clienti domestici delle bollette non pagate dagli 1,2 milioni di evasori della luce: l’aumento sarà di circa 2 euro all’anno. Sancito il principio che rubare ai cittadini onesti è consentito… basta non esagerare.


UPDATE del 25/02/2018: Circola la bufala su Whatsapp in cui si paventa che l’aumento della bolletta sarebbe di circa 35 euro l’anno. L’errato calcolo non terrebbe conto del fatto che a carico degli utenti onesti rimarrebbero solo gli oneri di sistema e non il consumo di energia.


POST ORIGINALE del 16/02/2018:

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Consentitemi la metafora.
Poniamo che decidiate di andare al ristorante.
Non importa se si tratta di andare alla trattoria sotto casa, che cucina le lasagne come ve le faceva nonna, oppure prenotare in quel locale un po’ chic dove le pietanze sono monodose e quando esci hai più fame di quando ti sei seduto a tavola.
Da brave persone quali vi sforzate di essere, prima vi fate i conti in tasca per non fare brutte figure: sono finiti i tempi in cui avevate sempre il portafogli pieno e non volete di certo sudare freddo al momento di decidere se prendere o meno il dessert.

Il locale risulta essere meglio delle recensioni di TripAdvisor, avete mangiato bene: il cuoco stasera era in buona, magari si sta preparando per concorrere a MasterChef, vallo a sapere.
Il cameriere è stato gentilissimo: per niente maleducato e sempre a portata d’orecchi, ha pure servito immediatamente i grissini a tavola e se fossimo in America si potrebbe magari lasciargli una buona mancia, ma per fortuna da noi sarebbe solo un gesto da cafoni e quindi neanche a pensarci.
Chi vi ha accompagnato è stato/a all’altezza della vostra ospitalità: ha ascoltato fingendo q.b. interesse ai vostri aneddoti sull’ufficio e si astenuto/a d’assillarvi parlando troppo dei suoi miserevoli problemi personali.
Insomma avete passato una serata da battezzarsi come perfettamente riuscita. Di quelle di cui vantarsi al bar il mattino dopo tanto sono rare e ambite.

E’ il momento di chiedere il conto Continua a leggere

Amaro Comune

Questo è il mio paese da sempre, ci sono praticamente nato e cresciuto.

Con il tempo è cambiato, si è ingrandito, ha accolto forestieri e altri se ne sono andati, sono stati costruiti nuovi edifici e altri sono stati impietosamente abbattuti. E’ un paese tipico della zona, come tipici sono i suoi abitanti che diverso tempo fa erano costretti ad emigrare all’estero in cerca di fortuna, che non tanto tempo fa rifiutavano di affittare le case ai cafoni meridionali e che adesso ce l’hanno con chi scappa dalla fame e dalla guerra perché le risicate risorse del territorio devono essere destinate prima a chi è di qui. Insomma da noi la memoria ha le gambe cortissime e va in giro vantandosi delle sue improbabili bugie.

Da fuori non sembra, ma questo è un paese arrabbiato.
Le persone, la domenica dopo la messa, con ancora il sapore dell’ostia in bocca e il mormorio della predica del prevosto negli orecchi, sono solite fermarsi sul bel sagrato lastricato di vecchie pietre grigie per scambiarsi un saluto guardandosi in cagnesco.
E’ un paese di invidiosi.
I vecchi invidiano i visi speranzosi dei giovani e i loro occhi spalancati sull’incerto futuro. I giovani invidiano i soldi dei vecchi che si godono la pensione biascicando sentenze. Chi possiede qualcosina di più si trova ad invidiare la greve spensieratezza dei meno abbienti. Chi ha di meno invidia le inutili cianfrusaglie ostentate dai ricchi. I bambini invidiano i grandi che ai loro occhi possono fare e dire tutto quello che vogliono senza chiedere il permesso a nessuno. Gli adulti invidiano l’infanzia dei giochi e la guerra per finta dei loro pargoli.
Se qualcuno ha per caso fatto cadere una moneta nel sacchetto dell’elemosina lo ha fatto più per cercare di ripulirsi la coscienza che come atto di misericordia. Almeno chi non va a sentir messa ha l’alibi di non credere nemmeno di possedere un’anima da rimettere.

Chi vuole pregare può sfogarsi Continua a leggere

ISTAT 2018, il mio paniere è differente…

Come ogni anno l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha rivisto il paniere di prodotti (una lista di 1489 prodotti, tra beni e servizi) che utilizza per rilevare l’economia nazionale (calcolando tra gli altri, il tasso di inflazione, ovvero la variazione dei prezzi al consumo). Ovviamente il paniere NIC è un metodo statistico di rilevazione che tiene conto delle diverse abitudini dei consumatori italiani.

Escono dal paniere e quindi non saranno più monitorati beni quali i dispositivi MP4 (chi li utilizza più? oggi la musica si ascolta piuttosto via streaming sullo smartphone), i costi di telefonia pubblica (a trovarla una cabina telefonica…) e il canone RAI (è diventata una tassa direttamente riscossa via bolletta energetica).

Entrano nel paniere la frutta esotica (mango ed avocado), i vini liquorosi, la lavasciuga e il robot aspirapolvere.

Altre modifiche sono state fatte sull’elenco dei comuni in cui i prezzi vengono rilevati e sui “pesi” delle diverse categorie di spesa sul calcolo finale (è aumentato il peso di Trasporti e Servizi ricettivi e di Ristorazione ed è ahimè calato quello dell’Istruzione).


Considerazioni del Cittadino Imperfetto:

Scorrendo il paniere ISTAT mi sono accorto che la mia spesa è… differente…
L’avocado mi fa schifo e non capisco perché dovrei preferire il mango alla “classica” banana che è il frutto praticissimo. Ascolto la musica su fedele Ipod su cui carico la musica che più mi piace, sono praticamente astemio e il vermuth pensavo lo bevesse solo mio nonno, la biancheria la faccio asciugare sullo stendino in bagno e al robot aspirapolvere preferisco lo swiffer.
Se poi scorro il resto dell’elenco mi viene da ridere e piangere insieme… …pensare che l’indice utilizzato per rivalutare le pensioni degli anziani venga calcolato anche sul prezzo dei tatuaggi, degli smartwatch, delle soundbar e delle action camera. Boh!

In cosa ho sbagliato nella vita?

 

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