Gli Acrobati di Pablo Picasso

“I chiodi scaccia chiodi non sono mai una buona idea”. Scorrendo tra i vari momenti filosofici su Facebook, mi sono imbattuta su questo. Mi è venuto da ridere: ho sempre sostenuto il contrario, io. Diciamocela tutta, giusti o sbagliati, sono decisamente terapeutici. Servono per fare spazio nella mente. Servono, appunto. Sono egoistici modi per tentare di sopravvivere, un Moment del day after. Un “Ce la posso fare, vedete?”, mentre, sotto il cuscino, troneggia ancora la confezione maxi di Kleenex.

L’amore è tossico: Zirconet l’ha sbandierato più volte su questo blog. Ed è per questo che cerchiamo di soppiantare chi non abbiamo più con qualcun’altro a caso, perché ne dipendiamo. Picasso, del resto, ci può fare da maestro in questo. No, non ebbe molte donne perché era uno stronzo o, almeno, non solo per questo marginale motivo. Amava alla maniera degli artisti, malatamente. Amava in verticale e non in orizzontale e, per questo, ebbe una vita sentimentale caotica, ma mai vuota.

Pablo Picasso  (Màlaga, 1881 – Mougins, 1973) era un tipo storto, lo dicono anche le persone che l’hanno potuto conoscere di persona (come lo pseudocantante Miguel Bosé). Il bambino prodigio dal nome chilometrico (Pablo Diego José Francisco De Paula Juan Nepomulceno Marìa De Los Remedios Cipriano De La Santisima Trinidad), o dai genitori molto simpatici, che sarebbe diventato semplicemente Picasso, l’artista di fama mondiale, aveva origini liguri e, questo, in parte, potrebbe spiegare la causa della sua più grande fobia, quella di diventare povero, lo stesso motivo che lo spingerà a non divorziare mai legalmente da Olga Kokhlova. Strano, perché lui senza quattrini non ci sarebbe mai stato, grazie alla sua partenza in salita dovuta alla posizione sociale della sua famiglia che faceva parte della media borghesia. Nonostante questo, però, Picasso si allontanò ben presto dalla sua famiglia d’origine (aveva un rapporto conflittuale con il padre che lo voleva adulto già da bambino) e, quasi sempre, anche dai nidi che avrebbe costruito. La famiglia per lui, infatti, era un concetto troppo assoluto per potere essere davvero sperimentato.

Ma, ritorniamo alla sua vita sentimentale. Picasso amava la purezza dei bambini e, come un po’ tutti gli uomini, tremendamente bambino dentro, non si sarebbe mai separato da quel suo sano egoismo infantile, perché era questa la chiave del suo approccio così ricettivo alla realtà. La sua ambiziosa emotività tagliava fuori tutte le donne che venivano abbagliate da lui, lui che, per questa inaccessibilità, era bello e maledetto. Per non bastare, Picasso era anche un emicranico e, per esperienza personale, so che è impossibile, letteralmente parlando, ritrovare una persona del genere dove la si lascia. Infine, per gli appassionati di Astrologia, l’artista era nato sotto il segno dello Scorpione, il segno più cattivo e sadico dello Zodiaco, dicono. Così, Picasso, passava da una donna all’altra facendo nascere figli e i suoi cosiddetti periodi (e meno male che era un uomo perché se si fosse sommata anche la sindrome premestruale…), ma sempre con le valige pronte perché non si sa mai… Olga, Marie Thérèse, Dora, Françoise: sono davvero tutte vittime? E’ davvero Picasso un carnefice? O é solo uno che ha messo la sua incolumità davanti a tutto?

Eppure, anche Pablo Picasso, una volta nella vita, si é innamorato davvero. Lei si chiamava Fernande Olivier,  fu il suo Periodo Rosa e la tela di cui parleremo é l’apogeo sia di questa ricerca artistica, ma anche dell’Amore secondo l’artista.

La sua indagine della realtà lo portò dietro le quinte del Circo, quando lo spettacolo e finito, il sipario è calato e gli attori si riposano con ancora addosso i vestiti di scena. A lui non interessava la parte della messa in scena: voleva far vedere quanto é difficile far ridere. L’ironia poteva uscire solo da menti intelligenti e da animi profondamente tristi, questo lo sosteneva anche L. Pirandello. I circensi erano delle persone povere, emaciate, con i visi scavati dalla fame, ma comunque nobili perché umili. La sua, comunque, non é una denuncia sociale, solo uno dei suoi pensieri malinconici. Infatti, anche se l’epilogo é triste, la vita degli arlecchini è dura, la scena, in sé si presenta allegra anche grazie alla bicromia dei mélange di rosso e giallo, i colori del sole e del cuore (da notare: il cappello dell’uomo non dipinto fa trasparire il cartone sul quale é stato realizzato il quadro).

“Famiglia di acrobati con scimmia” – 1905 – tecniche miste su cartoncino – 104×75 – Konstmuseum (Goeteborg)

La scena, commuovente, ospita un tenero ritratto famigliare. Nonostante la sua fama da donnaiolo incallito, Picasso credeva molto nel valore di famiglia che, per lui, era questo: mamma, papà e figlio. Cose semplici, dove c’è Barilla c’è Casa, non feste di Matrimonio o, perlomeno, non le sue. Una famiglia dove la mamma é il componete più dolce e che lui vuole accarezzare con le sue levigate pennellate mancine.

Per estensione, la famiglia di acrobati, sapientemente organizzata entro una simbolica piramide che si eleva al cielo, diventa un Presepe dove tutte le linee convogliano sul Bambino. Anche la scimmia ammaestrata, di per sé molto umana (che burlone questo Picasso!), é il corrispondente della consapevolezza dell’Asino e il Bue.

A me, questo dipinto piace molto: è intimo. E’ l’atmosfera di famiglia che si crea solo con le persone con cui hai complicità. Gli acrobati sono parte di un’unica cosa perché se cade uno cade anche l’altro e solo insieme possono cercare l’equilibrio da cui dipendono.

“Intimità è una parola di quattro sillabe che sta per “Ecco il mio cuore e la mia anima, prego ficcali in un hamburger e buon appetito”. Intimità, desiderabile e temuta. Difficile conviverci, impossibile farne a meno” Meredith Grey in Grey’s Anatomy

Dai, come si può avere delle relazioni solo per gioco? Come si fa a portare una persona sul filo dei trapezisti e lasciarla lì a penzoloni quando ci siamo stancati di stare a mezz’aria? Le storie finiscono quando non c’è più complicità e, il più delle volte, quando svanisce l’effetto assuefacente dell’amore, brutta bestia, è meglio godersi il silenzio della solitudine.

Perciò, e spero che non si monti la testa, D. ha ragione: i chiodi lasciamoli buoni per appendere i quadri alle pareti, sono sempre una pessima idea (Infondo, anche Picasso é morto per problemi di cuore!).

Goodbye my love! Hello Happyness!

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3 Risposte

  1. Povero Picasso… per fortuna sapeva dipingere! HiHiHi!

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  2. Sono questi i commenti che mi piacciono! Ben vengano…Ho sognato per molto tempo di avere un commento così! La ringrazio moltissimo Anna!

    Comunque, per risponderle, conosco molto bene Bosé e la sua storia e, sarà perché è stato l’incubo della mia infanzia, resto della mia idea. Ovviamente, il bello dell’arte é che lascia spazio alla critica…

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  3. Inizio citando questa Sua frase: ……”lo dicono anche le persone che l’hanno potuto conoscere di persona (come lo pseudocantante Miguel Bosé) “….. E mi soffermo sull’espressione PSEUDOCANTANTE. E sa perché? Perchè Lei forse potrà anche avere grandi qualità di critica d’arte, conoscere la pittura… ma SE NON conosce Miguel Bosè, come può dargli questo ‘marchio’?? Certamente esiste libertà di pensiero ed espressione…ci mancherebbe!.. Ma credo che si possano dare DEFINIZIONI quando si SANNO le cose.
    Allora… Le dico che
    1) Bosè è il cantante più famoso della Spagna e di mezza America Latina.
    2)Ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo, compresa l’Italia e non solo come ‘idolo delle ragazzine degli anni 80.
    3) Ha all’attivo premi e dischi d’oro.. di platino.. COMPRESA l’Italia e via così…!
    Allora sarebbe quantomeno CARINO non esprimere giudizi su ARTISTI di cui non si sa NULLA.
    Rimando al mio blog su Miguel Bosè-cliccando sul mio nome- per chi volesse sapere DAVVERO CHI è. A parte Wikipedia che dà la dimensione di QUANTO grande sia questo cantante, NON PSEUDOCANTANTE, internazionale.
    Grazie di avermi letto. Buon lavoro.

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