Stasera su RAITRE: PRESADIRETTA ci parla di FAMIGLIE in difficoltà

Nuova inchiesta a Presadiretta condotta da Riccardo Iacona. Questa sera si parla dell’emergenza delle famiglie italiane in un paese dove ormai, per fare figli bisogna essere ricchi.

La redazione di Presadiretta per l’inchiesta “Famiglie abbandonate” mette a confronto il welfare per la famiglia della Danimarca con quello di casa nostra.

L’inchiesta di PRESADIRETTA ha raccolto in giro per l’Italia anche le storie di genitori che hanno vissuto l’esperienza dell’allontanamento dei figli da parte dei Tribunali dei Minori. Perché la povertà in Italia può diventare una colpa che si paga perdendo la cosa più preziosa, i figli. Mentre siamo diventati gli ultimi in Europa per la spesa pubblica rivolta alle famiglie e alla lotta all’esclusione, spendiamo 506 milioni di euro ogni anno per mantenere nelle comunità i minori allontanati dalle famiglie.

Noi saremo davanti al televisore ogni domenica alle ore 21.45 su RAITRE, ma per coloro che avessero ben altro da fare ricordiamo che RAI.TV mette a disposizioni le puntate della trasmissione a partire dal giorno dopo.

Cade l’obbligo del cognome paterno, arriva la libertà di scelta

figli.di_.genitoriL’aula della Camera ha approvato il testo sul doppio cognome. La proposta di legge adegua il nostro ordinamento alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 7  gennaio scorso.

Superiamo in questo modo l’obsoleta visione patriarcale della famiglia compiendo un serio passo verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale.  Altro che quote rosa.

Ma perché si deve gridare allo scandalo ogni qualvolta lo Stato fa un passo indietro e lascia decidere a ciascuno di noi ciò che riteniamo sia meglio per noi. Ci sono questioni che devono essere ovviamente regolate dal nostro sistema giuridico in linea ad ogni principio di convivenza civile, ma che sono così inerenti alla sfera privata che ritengo più che giusto che sia data la più ampia libertà di scelta. Che me ne cale se un cittadino porta il cognome del padre o della madre o di entrambi?

In questi giorni girano in rete le dichiarazioni più aberranti di chi è abituato a utilizzare certa retorica non per il progresso della nostra società, ma certo è abituato a porsi come baluardo di idee che al giorno d’oggi non hanno più senso d’esistere per la propria propaganda politica. Che pensare altrimenti di coloro i quali vedono nella possibilità di scegliere il proprio cognome un attacco alla famiglia? Parole senza senso. La famiglia andrebbe supportata e tutelata in tutt’altri ambiti cosa che ovviamente anche i suddetti baluardi si astengono bene dal fare.

La legge che adesso approda all’esame del Senato per l’approvazione definitiva dice in sintesi che:

  • al momento della nascita (o, con qualche aggiustamento dell’adozione) il figlio potrà avere il cognome del padre o della madre o i due cognomi, secondo quanto decidono insieme i genitori. Se non vi è accordo, il figlio avrà il cognome di entrambi in ordine alfabetico;
  • chi ha due cognomi può trasmetterne al figlio soltanto uno, a sua scelta;
  • il maggiorenne che ha il solo cognome paterno o materno, con una semplice dichiarazione all’ufficiale di stato civile, può aggiungere il cognome dell’altro genitore.

Lungimiranza della nostra classe politica? Purtroppo no.  Quell’Europa che ci costringono a considerare matrigna è la stessa che si impegna nella tutela dei diritti di ogni cittadino di ogni stato membro.

Personalmente ritorno a dire che in certi ambiti vale la regola che chi deve decidere non è lo Stato regolatore, ma la parola spetta al singolo dev’essere libero come chiamarsi, chi amare o se vuole terminare la propria vita nella malattia, senza alcuna possibilità che venga per questo discriminato.

Gli Acrobati di Pablo Picasso

“I chiodi scaccia chiodi non sono mai una buona idea”. Scorrendo tra i vari momenti filosofici su Facebook, mi sono imbattuta su questo. Mi è venuto da ridere: ho sempre sostenuto il contrario, io. Diciamocela tutta, giusti o sbagliati, sono decisamente terapeutici. Servono per fare spazio nella mente. Servono, appunto. Sono egoistici modi per tentare di sopravvivere, un Moment del day after. Un “Ce la posso fare, vedete?”, mentre, sotto il cuscino, troneggia ancora la confezione maxi di Kleenex.

L’amore è tossico: Zirconet l’ha sbandierato più volte su questo blog. Ed è per questo che cerchiamo di soppiantare chi non abbiamo più con qualcun’altro a caso, perché ne dipendiamo. Picasso, del resto, ci può fare da maestro in questo. No, non ebbe molte donne perché era uno stronzo o, almeno, non solo per questo marginale motivo. Amava alla maniera degli artisti, malatamente. Amava in verticale e non in orizzontale e, per questo, ebbe una vita sentimentale caotica, ma mai vuota.

Pablo Picasso  (Màlaga, 1881 – Mougins, 1973) era un tipo storto, lo dicono anche le persone che l’hanno potuto conoscere di persona (come lo pseudocantante Miguel Bosé). Il bambino prodigio dal nome chilometrico (Pablo Diego José Francisco De Paula Juan Nepomulceno Marìa De Los Remedios Cipriano De La Santisima Trinidad), o dai genitori molto simpatici, che sarebbe diventato semplicemente Picasso, l’artista di fama mondiale, aveva origini liguri e, questo, in parte, potrebbe spiegare la causa della sua più grande fobia, quella di diventare povero, lo stesso motivo che lo spingerà a non divorziare mai legalmente da Olga Kokhlova. Strano, perché lui senza quattrini non ci sarebbe mai stato, grazie alla sua partenza in salita dovuta alla posizione sociale della sua famiglia che faceva parte della media borghesia. Nonostante questo, però, Picasso si allontanò ben presto dalla sua famiglia d’origine (aveva un rapporto conflittuale con il padre che lo voleva adulto già da bambino) e, quasi sempre, anche dai nidi che avrebbe costruito. La famiglia per lui, infatti, era un concetto troppo assoluto per potere essere davvero sperimentato.

Ma, ritorniamo alla sua vita sentimentale. Picasso amava Continua a leggere

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