17 marzo festa per decreto

Il Consiglio dei ministri ha deciso: il 17 marzo sarà festa nazionale per celebrare la ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia (soppresso sempre per decreto il 4 novembre).

Orgogliosi di essere italiani e di appartenere ad una stirpe che grazie a un comico di professione (Benigni, intendiamoci, è stato superbo con la sua esegesi dell’inno di Mameli) si è riconciliata con la sua storia. Evviva la democrazia e la repubblica italiana che è talmente libera da consentire a chi lo vorrà di non festeggiare la nascita dell’Italia. Pure il Papa parteciperà ai festeggiamenti (e sarà un poco come se i milanisti festeggiassero la Champions dell’Inter). Continua a leggere

Polemiche sul 17 marzo, festa nazionale dell’Unità d’Italia

Di celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia sembra non interessare proprio nessuno.

La proclamazione del 17 marzo a festa nazionale non è passata nell’indifferenza con il quale ci apprestiamo a celebrare l’evento solo perché qualcuno si è fatto i conti in tasca.

La data della festa una tantum voluta dal Consiglio dei Ministri che coincide con quel lontano 17 marzo 1861 quando Vittorio Emanuele proclamò il Regno d’Italia, purtroppo cade quest’anno di giovedì.

E passi la chiusura degli uffici pubblici e delle scuole, ma il settore privato ovvero gli imprenditori non sembrano intenzionati a vole sobbarcarsi il costo di una giornata di stipendio con le fabbriche chiuse e i lavoratori a casa a guardare Napolitano che fa visita al Pantheon.

Ai lavoratori dipendenti quindi pare non sia concesso di festeggiare la propria nazione… il CITTADINO IMPERFETTO propone quantomeno che negli aeroporti, stazioni ferroviarie e ai valichi di frontiera sia affissa ben evidenza la scritta Arbeit macht frei.

 

Forse

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