#referendum17aprile

Con lo scoppio di #Trivellopoli i riflettori dei media finalmente si sono accesi anche sul REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016. Ci voleva lo scoppio di uno scandalo e magari le dimissioni di uno dei ministri del governo perché  ci si accorgesse che siamo giunti praticamente agli sgoccioli di una campagna referendaria che finora sembrava dovesse limitarsi a coinvolgere qualche vegano ortodosso fissato con balene e delfini e i soliti artisti con la fame di fama.referendum-del-17-aprile-2016-le-risposte-a-tutte-le-domande-204

Come capita piuttosto di sovente da qualche decennio a questa parte nel belpaese questa è stata l’ennesima occasione mancata per discutere del futuro della politica energetica e dello sviluppo delle rinnovabili: da qui a vent’anni staremo a lamentarci di come gli altri paesi stiano meglio di noi, facendo finta di non sapere che il progresso non accade per magia, ma perché da altre parti esiste una classe dirigente e il popolo tutto che pensa anche al proprio futuro oltre che al più facile presente. Così sulle pagine dei giornali (di carta, sul web non c’è differenza) si è potuto solo leggere del solito malcontento dei promotori per il mancato accorpamento con il prossimo Election day, di quanto fosse di difficile comprensione il quesito referendario e, come succede sempre in questi casi, dei posti di lavoro che si perderebbero.

Trivelle-dItalia-320x234Sono abbastanza vecchio da ricordare le furibonde discussioni durante i pranzi domenicali per il referendum del 1987, quello sul nucleare che ha di fatto sancito la fine della corsa all’atomo nel nostro paese. C’era la paura di Chernobyl a scaldare le coscienze e si è dovuto prendere una decisione difficile: non si è guardato il facile guadagno dell’energia a basso prezzo, ma piuttosto ha prevalso la tutela della salute pubblica. Sono passati solo trent’anni, ma insieme ai miei capelli forse è andato perduto il senso di partecipazione della massa alle grandi decisioni, quelle di cui si era tutti convinti, a destra come a sinistra, che non si potevano lasciare in mano a questo o quel capetto politico, ma andavano contate tutte le mani alzate per il si e per il no.

Adesso quasi quasi se vai a votare al referendum lo fai con un po’ di vergogna, magari di nascosto senza farlo sapere a agli amici e ai colleghi di lavoro: che non si venga a sapere che sei schierato su questo o quel fronte, che non si sa mai da che parte tirerà il vento domani. Meglio lasciar decidere l’oligarchia della poltrona, o meglio dei poteri forti (quelli che guardano solo quanti soldi ci possono fare sopra alla faccia dei diritti degli altri): a noi resta il piacere del lamento, a prescindere.
Quando finalmente ci accorgeremo dell’errore, sarà troppo tardi.

Anziché guardare chi sostiene le ragioni del SI, chi è per il NO e chi si è espresso per l’astensione, occorre impegnarsi cinque minuti per informarsi, prendere una decisione personale in merito e quindi agire di conseguenza, senza fare i pecoroni, ma avendo coscienza che ciò che ci circonda dipende anche da noi.

Referendum Trivelle: il quesito

CReferendum 2016_icona

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Cosa significa in parole povere?

L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri).

Il provvedimento del governo, cioè la norma inserita nella legge di stabilità 2016, dice che anche quando il periodo della concessione finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce. I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza naturale delle concessioni.

Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti nel nostro mare, vicino allo costa. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Ma cosa succede se vince il SI?

91154518c6f0cafa827116d9e4363014_XLSe al referendum del 17 aprile vincesse il SI, entro 5-10 anni le concessioni verrebbero a scadere e quindi l’attività estrattiva dovrebbe cessare. Oggi le concessioni hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci. Con il Sì non si elimina la possibilità di proroga.

In pratica nulla cambierebbe se non da qui a diversi anni a venire. Ma quel che è certo è che una vittoria del Sì avrebbe un effetto politico e simbolico ben più forte dello specifico referendario, spingendo la politica a fare quei passi verso altre forme di energia più sostenibili.

Ma cosa succede se vince il NO?

Istantanea_2016-04-06_14-11-21Essendo referendum abrogativo, un’eventuale bocciatura lascerebbe la situazione inalterata: cioè, le ricerche e le attività petrolifere attualmente in corso potranno proseguire fino alla naturale scadenza.

I contrari al referendum del 17 aprile non si trovano solo nel governo o tra i petrolieri. Dubbi sono stati espressi anche da chi teme la perdita dei posti di lavoro: il progressivo abbandono delle concessioni causerebbe una emorragia di posti di lavoro. Il settore estrattivo occupa circa 40mila persone.

Acqua, la Consulta salva il Referendum

La notizia è di quelle che passano in sordina sulle testate giornalistiche, anche di questi tempi.

La Corte Costituzionale salva il Referendum dello scorso giugno. Lo fa dichiarando inammissibile l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011 con il quale, il governo Berlusconi, aveva aggirato il risultato referendario violando palesemente  l’articolo 75 della Costituzione.

In un paese normale una notizia del genere avrebbe tutta un’altra rilevanza e avrebbe comportato il pubblico ludibrio sull’arroganza di una politica abituata a calpestare la volontà del popolo di cui dovrebbero essere espressione. Forse in un paese normale nessuno mai avrebbe potuto nemmeno immaginare un simile comportamento.

In Italia invece non si biasima nessuno se ha cercato di fare il furbetto e non si prendono nemmeno in considerazione i costi economici e di consenso di siffatti abusi. Già perché impegnare la Corte Costituzionale non costa niente (forse meno che un referendum nazionale) e oramai siamo troppo abituati a certi comportamenti per biasimare a dovere chi è seduto su quegli alti scranni dimenticando che lo devono ai nostri voti quel posto in Parlamento.

Annarella commenta i risultati del REFERENDUM 2011

Missione compiuta!!!

A sognar non si fa peccato… e spesso ci si azzecca

REFERENDUM 12 e 13 giugno

PER CHI ANCORA NON L’AVESSE CAPITO!!!!!

– Vuoi che un ladro vada in galera anche se è il Presidente del Consiglio? (SI)

– Vuoi che l’unico posto dove stipare una barra di uranio impoverito sia il culo di chi vuole il nucleare? (SI)

– Vuoi continuare a farti il bidet senza dover usare il Telepass? (SI)

– Vuoi innaffiare le tue piante senza usare Uliveto e Rocchetta? (SI)

Referendum 12 e 13 giugno visto da Staino

REFERENDUM 2011 – Il finto spot di Corrado Guzzanti

Spassosissimo il contributo di Corrado Guzzanti alla campagna del Referendum del 12 e 13 giugno. Durante lo spettacolo Aniene trasmesso da SkyUno è andata in onda una parodia delle istruzioni di voto con una traduzione tanto originale, quanto surreale degli spot televisivi per non udenti.

REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO 2011

Domenica 12 giugno, dalle ore 8,00 alle ore 22,00, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7,00 alle ore 15,00, si svolgeranno le operazioni di votazione per quattro referendum popolari:

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: