LIBRI DA LEGGERE | “DENTE PER DENTE” di Francesco Muzzopappa


Titolo: Dente per dente

Autore: Francesco Muzzopappa

Editore: Fazi Editore – Collana Le Meraviglia

Genere: Romanzo umoristico

1a ed. originale: giugno 2017, 218 pagine

ISBN: 9788893251358

Anteprima del libro: link (Google books)

Sito web: link (Fazi Editore)


Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.


Ci sono libri che leggiamo per imparare e altri che leggiamo per evadere. Questo libro non appartiene né all’una né all’altra categoria. Eppure se vi piace leggere è un titolo che deve assolutamente passare dal vostro comodino. Sul mio c’è stato giusto un paio di giorni. Come succede per gli amori estivi il nostro incontro è durato poco, ma è stato piacevolmente intenso e pure imbarazzante. Molti passaggi li ho sottolineati con una sonora risata e le lacrime agli occhi: i miei familiari hanno magari pensato che avessi esagerato con l’uso cannabis a cui in realtà sono allergico.
Le vicende del ‘povero’ Leonardo sono quelle di qualsiasi ragazzo/giovane uomo invalido abitante nella provincia dell’Italia settentrionale: a parte l’invalidità e il forno autopulente, mi ci sono riconosciuto e la cosa mi ha fatto pensare (giusto per un paio di secondi, ma profondamente).
Le parole scorrono veloci e le scene si susseguono in escalation di emozioni. E’ un libro d’amore e di vendetta (un po’ come “Guerra e pace”, ma molto più corto e senza barbosi principi e svitate principesse russe). Fa ridere, certe volte con lieve amarezza altre per le esilaranti trovate dell’autore che si vede che era particolarmente in vena.
Di più non vi posso dire, andate in libreria e abbiate il coraggio di chiedere l’ultimo libro di Muzzopappa, non ne resterete delusi. Solo vi posso svelare che la fine è quasi meglio del finale di La La Land.
Comunque ci si vede tutti al Mu.Co di Varese ad ammirare le inestimabili opere ivi custodite e magari farci qualche selfie in barba agli integerrimi agenti della sicurezza.

Recensione: “Caos” – Patricia Cornwell

istantanea_2016-12-17_23-44-06

Caos

Di Patricia Cornwell

Editore: Mondadori (Omnibus)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 345


Questo è uno dei libri peggiori che mi si sia capitato tra le mani e che per oscure ragioni ho comunque letto dalla prima all’ultima pagina. Terminata con fatica la lettura dell’ultima opera della Cornwell mi sono fatto due domande.

1) Ma chi me lo ha fatto fare? La noia mortale che mi ha assalito mentre scorrevo le pagine di questo libro ha raggiunto livelli tali che più volte sono stato tentato di gettarlo nel caminetto. Tutta l’azione (uso sarcasticamente un eufemismo) si svolge in pratica in una serata, tra una cena interrotta e lo scontatissimo finale. Nel mezzo duecento e passa interminabili pagine in cui non succede praticamente niente e il tempo scorre nel sorbirsi le seghe mentali della Scarpetta in attesa che montino uno stupido telone sulla scena del crimine di una povera ciclista lasciata a decomporsi nella torrida calura tipica del Massachusetts. Marino fa la comparsa in pochissime scene e non è il solito sparring partner, idem Lucy e la sua ultratecnologica paranoia, davvero un peccato perché avrebbero potuto distrarre il lettore dallo smascellarsi la mandibola nell’ennesimo sbadiglio. Lo scontatissimo finale viene relegato alle ultime dieci paginette spicciate in fretta e in furia più per accontentare l’editore che il deluso lettore. Ho comunque capito e fatto tesoro che tutti i personaggi “buoni” della storia sono così snob e antipatici che ho deciso che al prossimo giro tifo per il serial killer di turno nella speranza che faccia una carneficina di tutta la combriccola.

2016-11-16_lif_26359018_i12) L’FBI e l’NSA dovrebbero indagare su che fine ha fatto la vera Patricia Cornwell, perché chiunque abbia scritto gli ultimi due/tre libri non è certamente la scrittrice che ci ha tanto appassionato con le sue storie. Non c’è il pathos né quella bravura nel tratteggiare la caratterizzazione dei personaggi che ci hanno fatto amare la dottoressa Scarpetta, Marino e compagnia bella. Secondo me qualcuno l’ha fatta fuori e adesso si spaccia per lei, pubblicando dei libri ignobili, dei noiosissimi e paranoici pamphlet che non hanno niente a che fare con i Thriller con la t maiuscola al quale eravamo abituati.


Mi sono accorto che negli anni mi sono dato pena di scrivere altre due recensioni negative dei libri della Cornwell, il perché continui a sprecare il mio tempo sperando di leggere un buon libro rimane il vero mistero…:

[Film da vedere] Train to Busan

Aiutoooooo! Ho visto un film in cui tutti gli attori hanno gli occhi a mandorla e non mi è venuta la diarrea (devo smettere di ordinare la zuppa del Dragone dal cinese sotto casa)!pellicola_cinematografica_

Mettete una serata noiosa (volevo dire uggiosa, ma poi mi sembrava di strafare) in cui non avete nessun impegno (è uno di quei periodi che non vi saluta nemmeno la portinaia del condominio) e non avete niente di meglio da fare che passare un paio d’ore nell’ozio più vizioso (ahimè in solitudine).

californiaclassicspopcorn5Mettete che un’amica (proprio quella che vi ha friendzonato già cinque volte, ma avete sempre fatto finta di non capire) vi ha parlato di un filmettino made in Korea (quella del sud, che si sa che quelli settentrionali c’hanno altro a cui pensare) davvero niente male sebbene sia una storia horror (con solita caterva di zombie che vi domandate se non esiste una fabbrica apposita) e che ha fatto pure bella figura a Cannes (essì la Palma d’oro la danno ancora).

Quindi con la puzza sotto il naso che mi contraddistingue e per cui sono famoso nell’emisfero occidentale, accendo il PC e la TV (magie e limiti dell’HDMI) e con il rimpianto di non aver ancora tirato fuori dall’armadio d’inverno il plaid che tira un’ aria gelida pure in salotto, mi sono messo sul divano a guardare il blockbuster coreano di sempre (mica per dire, ma i 10 milioni di spettatori nessuno li aveva mai fatti, almeno non in Corea).

Lasciamo perdere che questi parlano una lingua che assomiglia al leccese stretto ed è quindi inaccessibile per una persona normale. Lasciamo perdere pure che guardare un film con i sottotitoli in inglese richiede una concentrazione tale che poi ti vengono i muscoli alle meningi ma…

… cazzo, ‘sto film è proprio bello!

E mi sono passate due orette senza che mi rimanga alla fine quel retrogusto in bocca del tipo «ma chi me lo ha fatto fare di sprecare il mio preziosissimo tempo guardando ‘sta roba che c’ho pure i panni da stirare…».


istantanea_2016-10-12_18-45-41

images

Titolo originale:
TRAIN TO BUSAN
(Hangul: 부산행; RR: Busanhaeng)

Anno:
2016

Nazione:
Corea del Sud

Regia:
Yeon Sang-Ho

Cast:
Gong Yoo, Kim Su-An,
Jung Yu-Mi, Ma Dong-Seok,
Choi Woo-Shik, Ahn So-Hee


La trama è quanto di più semplice possa partorire mente di sceneggiatore coreano.
Padre neo-divorziato per farsi perdonare dalla figlioletta che trascura perché impegnato al lavoro, decide di accompagnarla dalla madre che vive nella città di Busan. Una volta sul treno i passeggeri apprendono che c’è un’epidemia che trasforma le persone in famelici zombie che infesta pure il loro convoglio.
L’unica salvezza è raggiungere, sempre in treno, la città di Busan dove pare che le forze militari siano riuscite a contenere il contagio.train-to-busan

A dirigere baracca e burattini tale Yeon Sang-ho (di Seul, centro mi dicono) con alle spalle diverse opere di animazione pure ben riuscite, e alla sua prima (e vista la bravura qui dimostrata ci si augura non unica) esperienza in live action. Il cast composto da affermate stelle del cinema coreano del calibro di Gong YooMa Dong-Seok (celebri a livello tipo Raul Bova e Francesco Pannofino qui da noi), ma in cui spicca l’interpretazione della giovanissima Kim Su-An (nemmeno undici anni che io alla sua età a tirare calci al pallone al parchetto), nel ruolo della figlioletta Su-An (stendiamo un velo sullo sforzo d’inventiva dello sceneggiatore) di cui vi innamorerete da subito e che pur frequentando ancora la scuola elementare a Seul ha alle spalle anni di carriera con relativi premi vinti per la sue interpretazioni come attrice.

Questo film mi è piaciuto molto e lo consiglio a tutti gli amanti del genere (quelli fissati con l’horror con zombie ecc…), ma pure a quelli che sono alla ricerca di un lungometraggio fatto bene di cui apprezzare il ritmo incalzante e la profondità dei personaggi. Sconsigliato per le anime troppo sensibili visto che l’happy end c’è (in minima parte), ma non ha niente a che fare con quelli improbabili in stile hollywoodiano dove i protagonisti designati non muoiono mai.

Tecnicamente non c’è niente da dire, il film è una spanna sopra a quanto gira al giorno d’oggi e quanto alla storia, sebbene non si discosti molto dai cliché più banali, riesce al contempo a far emergere con efficacia i caratteri dei vari personaggi riuscendo a creare quell’empatia e quelle antipatie con gli spettatori che sono alla base della riuscita di ogni buon lungometraggio.082292222020

Ci sono scene che valgono un paio di Oscar tipo quella che si svolge nella prima stazione in cui fa tappa il treno in cui l’orda di zombie insegue i nostri eroi e altre che se tecnicamente sono meno valide sono invece senz’altro coinvolgenti e pertanto riuscite come quella dell’anziana che apre la porta del vagone alla sorella ormai trasformata in zombie facendo soccombere tutti gli occupanti del vagone per non parlare della scena finale che pur banale vi farà scappare la lacrimuccia e amen.

Di più non dico per non rovinare la visione a quanti vorranno vederlo dopo aver letto questa mia recensione.

L’unica nota negativa è constatare con una certa invidia che le ferrovie coreane pure durante l’apocalisse zombie sembrano funzionare meglio di quelle con cui dobbiamo avere a che fare in questo paese.

“Le prime quindici vite di Harry August” – di Claire North

Istantanea_2016-03-28_23-52-14

Titolo: Le prime quindici vite di Harry August

Autrice: Claire North

Editore: NN Editore

Genere: Sci-Fi / thriller

1a ed. italiana: 2015, 384 p.

ISBN: 978-8899253028


«In ciascuna dell nostre vite» dissi «il mondo intorno a noi non cambia. C’è sempre una rivoluzione nel 1917; c’è sempre la guerra nel 1939; Kennedy viene sempre assassinato e i treni saranno sempre in ritardo. Ci sono eventi lineari che non cambiano, per quanto siamo in grado di constatare, da una vita all’altra. L’unico fattore variabile siamo noi. Se il mondo sta cambiando, siamo noi la causa.» 

(Claire North, Le prime quindici vite di Harry August)

Istantanea_2016-03-28_23-48-54

RECENSIONE: Una storia coinvolgente che apre a diversi interrogativi ai quali solo in parte il protagonista prova a rispondere nelle sue prime quindici vite. Una trama avvincente abbastanza ‘diversa’ dal solito che riesce ad unire con una certa efficacia al genere fantascientifico un solido intreccio thriller ingarbugliato in una matassa temporale che se talvolta inquieta il lettore con i suoi alti e bassi riesce infine a portarlo in una linea temporale dove viene ridefinito il concetto di flashback. Pensare di ricominciare la medesima vita dall’inizio è una trovata non molto ‘geniale’, ma se non sei il solo ‘miracolato’ e addirittura esiste un club di persone che morendo tornano da capo, e se uno dei tuoi simili si è messo in testa di cambiare il mondo, allora stai leggendo un romanzo con i contro fiocchi. Un plauso alla giovane scrittrice e al suo lavoro ‘storico’. Le pagine scorrono che è un piacere. Un plauso pure alla casa editrice italiana che in un caso tanto raro quanto straordinario riesce ad azzeccare una copertina che è addirittura migliore di quella originale.

[Recensione] The interview – il film che Kim-Joung-Un non voleva farci vedere

Che fare a Santo Stefano acciaccato dai postumi dell’influenza se non provare a tirarsi su il morale guardandosi un film divertente? Troppo debole per sobbarcarmi il viaggio fino agli States dove Sony ha deciso di distribuire il film e troppo tirchio per spendere $5,99 dollari su Youtube per lo streaming ufficiale, mi sono affidato a XBMCTorrent che mi ha fornito pure i sottotitoli.

THE-INTERVIEWjpg

Tutto questo un mese esatto dopo che alcuni hacker si sono infiltrati nei computer della Sony rivelando tutte le email e i documenti segreti dell’azienda, tre settimane dopo che l’Fbi ha confermato con un’inchiesta che dietro gli hacker ci sarebbe la Corea del Nord, dieci giorni dopo le minacce contro i cinema, sei giorni dopo la decisione della Sony di non rilasciare il film, cinque giorni dopo che il presidente Obama ha criticato quella decisione, quattro giorni dopo la decisione della Sony di rilasciare il film per lo streaming online, due giorni dopo che la Sony ha deciso di distribuire il film in 300 cinema presi d’assalto dal pubblico americano visto che a questo punto vedere il film è diventato un obbligo patriottico.


[ATTENZIONE contiene SPOILER]


The_Interview_2014_posterIniziamo con il dire che i protagonisti di questa commedia sono Seth Rogen e James Franco (anzi il primo è pure co-regista e co-sceneggiatore, mentre il secondo è anche co-produttore) che appartengono alla nuova generazione di attori comici statunitensi in grado di sfornare capolavori demenziali come This is the end. Purtroppo di battute in cui si ride in questo film ce ne sono davvero poche, al massimo si sorride.

James Franco è un conduttore televisivo, mentre Seth Rogen è il produttore-regista della trasmissione serale che insieme hanno portato al successo. Continua a leggere

“OK Google” in italiano: lista comandi vocali da pronunciare con qualche delusione

Da qualche giorno è disponibile anche in Italia OK Google il software di “assistenza intelligente”. Finalmente i comandi vocali che permettono di velocizzare molte operazioni sul nostro smartphone android sono stati localizzato in italiano.

Ok-Google-Parla-Ora

Per prima cosa vediamo ciò occorre installare per avere questo servizio sul nostro smartphone:

  • dovete avere installato Google Search 3.5 e Google Play Services 5.0 o successivi;
  • occorre avere una buona connessione;
  • I comandi vocali funzionano solo sulle homescreen /drawer e nell’app di Google Search, non in qualsiasi schermata.

Ecco cosa possiamo far fare a OK Google:

  • Ricerca:Ok Google XXXX” cercherà su Google il termine XXXX. Notare che “cerca ristoranti” è diverso da dire solo “ristoranti“: il secondo caso cerca la parola “ristoranti”, il primo ci dirà quali sono i ristoranti vicini a noi. Potete anche usare un più classico “ristoranti vicino a me
  • Apri:Ok Google, apri / lancia APP” aprirà l’app che abbiamo pronunciato. Se non l’abbiamo installata, ci verrà proposto il link a Google Play per scaricarla. “Ok Google apri androidworld.it” aprirà il nostro sito (vale per qualunque sito) con il browser predefinito. In entrambi i casi non è facile pronunciare bene, e spesso occorre italianizzare un po’ i termini in inglese, in attesa che Google Now diventi davvero multilingua.
  • Sveglia / Timer /promemoria: ci sono molte variazioni sul tema in questo caso “imposta sveglia / timer,” “svegliami tra…,” “ricordami di…,” “crea evento,” ecc. Possiamo anche avventurarci in frasi più ardite, come “ricordami di comprare il latte domattina“, ma in ogni caso, qualora le informazioni non fossero abbastanza, comparirà una finestra con la quale potremo interagire per completarle.
  • Musica:Ok Google, ascolta XXXX” farà partire il vostro brano / artista preferito.
  • Mappe / navigazione:Ok Google, mappa di Firenze” oppure “Ok Google, naviga fino a Milano” sono due banali esempi, che però fanno capire l’antifona. Se vi accontentate di sole immagini, potete anche chiedere “foto di Firenze
  • Chiamate / SMS / Email:Ok Google, chiama Emanuele” farà partire una chiamata al vostro amico Emanuele, e nel caso abbiate più numeri associati a suo nome, potrete scegliere quale, tramite una finestra di dialogo. Stesso discorso per “scrivi messaggio /SMS / email a Emanuele”  o variazioni sul tema.
  • Il knowledge graph rappresenta “l’albero della conoscenza di Google”. È grazie ad esso che potremo instaurare anche una sorta di dialogo con Google Now, del tipo “quanti anni ha Madonna?” e successivamente “quanto è alta?“, e il sistema capirà che ci riferiamo sempre a lei. Ma l’integrazione con il mondo del cinema è molto profonda, tanto da poter chiedere “chi ha prodotto Batman?“, oppure “attori Ocean’s Eleven“, e ottenere risposta.

Ok_GoogleIn realtà non sono tutte rose e fiori…
Innanzitutto i comandi non vengono sempre recepiti al meglio, forse occorrerà attendere che i programmatori affinino meglio il software alla lingua italiana. Scordatevi poi di utilizzare l’assistente in ambienti rumorosi o affollati. Occorre poi una certa pratica per cadenzare al meglio le parole in maniera tale che vengano digerite al meglio da OK Google. Preparatevi a continuare a ripetere i comandi fino al colmo della frustrazione. Cercate di non perdere le staffe quando il servizio si attiverà ogni qualvolta pronuncerete il nome di BigG in qualsiasi contesto.
Non sono riuscito ad inviare alcuna email o SMS. Delle due l’una: o sono proprio impedito oppure è davvero impossibile per un utente medio come il sottoscritto.
Se poi siete afflitti da problemi di autonomia sappiate che lasciare attivata l’hot word OK Google per avere lo smartphone sempre pronto a recepire i vostri desideri prosciugherà la vostra batteria in poco tempo. Conti alla mano ho potuto appurare un maggiore consumo di quasi il 10%.
In Italia con la copertura internet da 3° mondo che ci ritroviamo è utopistico poter utilizzare proficuamente un servizio che si basa molto sulle “risposte” che trova in rete per noi.
Dopo aver fatto la figura del nerd superaccessoriato davanti ai vostri amici che per non ferire i vostri sentimenti hanno fatto finta di ignorare l’età di Madonna e la sua altezza, sarete tentati di entrare in impostazioni>hot word e deselezionare OK Google. Fatelo pure senza sentirvi in colpa. Continua a leggere

Recensione: “Letto di ossa” – Patricia Cornwell

letto_di_ossa_cornwellTitolo: Letto di ossa

Autore: Patricia Cornwell

Editore: Mondadori (Omnibus)

Genere: Romanzo thriller

1a ed. originale: 2013, 280 p.

ISBN: 9788804626749

Non è mia abitudine “stroncare” un libro che ho letto fino all’ultima pagina, ma quando è troppo è troppo.

E’ ormai da tempo che Patricia Cornwell “sforna” bestseller giusto per accontentare il suo editore, contento lui di fare soldi a palate worldwide, senza tenere in nessun conto  della qualità di ciò che si spaccia per un romanzo thriller e senza timore alcuno di poter deludere gli assidui lettori dell’autrice.

Patricia_CornwellLibri come questo “Letto di ossa” (davvero poco thriller), con la signora Benton (ops scusate, volevo dire la dottoressa Scarpetta) che arranca (e ci fa arrancare) a stare dietro al filo del racconto. Tra i soliti problemi di Marino, il tran tran familiare con il marito profiler dell’FBI e le vicende amorose della nipote hacker che gira in elicottero, ci si meraviglia come in poco meno di trecento pagine nel libro si parli pure la vicenda delle vittime del serial killer del quale per due o tre frasi giusto nelle pagine finali si approfondiscono le motivazioni.

Un consiglio ai fan: “tenetevi stretti i bei ricordi quando si rimaneva in piedi una notte intera intenti a gustare le investigazioni di Scarpetta&Co“. Il confronto con le prime opere con protagonista l’intelligente coroner di origini italiane non regge nemmeno dopo un minuto, pertanto ne sconsiglio la lettura sopratutto ai fans della Cornwell che ne rimarrebbero delusi.

La storia è noiosa, macchinosa e a tratti insensata (ad esempio Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: