[Google – doodle] «Beato quel popolo che non ha bisogno di festeggiare il #PrimoMaggio…»

La Festa del Lavoro è a mio parere la festa più fraintesa dell’anno.

La maggioranza pensa sia il momento in cui si celebri il diritto di ognuno ad un posto di lavoro dignitoso, attraverso il quale sentirsi socialmente valorizzato secondo le proprie capacità ed aspirazioni.

In realtà le origini del Primo Maggio sono proprio l’opposto. Ricorda le lotte per la riduzione della giornata lavorativa. Le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore.

Quindi in pratica oggi si festeggia il diritto a lavorare meno!

Da Google un doodle per la festa dei lavoratori 2015

Istantanea_2015-05-01_00-08-31Anche Google festeggia la festa dei lavoratori 2015 con un doodle statico nella pagina principale del suo motore di ricerca dove le lettere che compongono usualmente il logo dei ragazzi di Mountain View sono trasformate in altrettanti utensili.

La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare l’impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale.

#1maggio 2014

Ricordo qualche anno fa quando il Primo Maggio era l’occasione per festeggiare le conquiste dei lavoratori che erano riusciti ad emanciparsi dall’essere considerati semplici ingranaggi nella produzione di beni per il consumo altrui, e iniziavano a essere visti come persone con bisogni, diritti e doveri.

lavoroTutto questo oggi è finito. E ce ne da rammaricarsi. Tutto ciò che era stato conquistato goccia a goccia, a costo di giuste rivendicazioni e dure lotte, in questi anni è stato cancellato anche con la complicità di coloro i quali avrebbero dovuto strenuamente difenderli.

Quando mi chiedo quanti dei giovani che oggi pomeriggio saranno sotto il palco di San Giovanni a Roma, hanno da festeggiare e se si sentono rappresentati da quelli che hanno fatto della loro mancanza di lavoro il proprio lavoro. Oggi è il tempo della recriminazione e della debolezza che rischia di dare consenso a chi con riforme raffazzonate e unilaterali demolisce i pochi diritti rimasti.

 

 

Critica al Primo maggio 2013

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Cosa ci sia da festeggiare spero che me lo spieghi qualcuno nei tanti comizi, concerti, apparizioni televisive.Scusatemi ma tutto mi sembra così falso e autoreferenziale che stavolta io passo, non ho niente da festeggiare. E non solo perchè un lavoro non ce l’ho. E che mi guardo in giro e sento parlare da tanto tempo delle priorità del paese, dei problemi che lo affliggono ecc…. e poi non si fa niente. Non ci sono i soldi.

Non andrò sotto il palco di nessuno: non voglio più sentire parlare del problema del lavoro da quelli che non lasciano la loro poltrona nemmeno se è evidente che non ne sono degni…

Lancio quindi un’idea. Stendiamo un velo pietoso su ogni manifestazione retorica senza scopo e devolviamo ogni centesimo di euro risparmiato alle vittime di quello stabilimento tessile in Bangladesh, che per non perdere il lavoro sono dovuti rientrare in un edificio pericolante e ci hanno lasciato la pelle. E non dite che che una cosa lontana da noi. Il cotone che tessevano è quello che indossate in questo momento, sia che indossiate un capo firmato che una maglietta da poco prezzo acquistata in un banco del mercato: la stoffa è la stessa, cambia solo il marchio. Meditate gente.

Google celebra la Festa del Lavoro con un doodle

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Una festa importante da festeggiare con un doodle. Così oggi la pagina principale del motore di ricerca dei ragazzi di Mountain View celebra la Festa del lavoro. Se  lavorate con il computer, oppure siete giardinieri o imbianchini o piloti di elicottero, piuttosto che installatori di parabole satellitari, sono certo che vi riconoscerete. Se siete disoccupati e in cerca di lavoro, non fa niente: stamattina mi hanno detto che questa festa è anche per voi. Quindi viva il lavoro! Viva Google!

Non è un bel Primo maggio

Era da molti anni che non mi accadeva di celebrare la Festa dei Lavoratori in questo modo. Mi ero da poco diplomato all’istitutotecnicommerciale ed ero in cerca della prima occupazione. Il mondo del lavoro era lontano e rappresentava una difficile conquista. Avevo la sensazione, poi confermata negli anni, che senza di un occupazione per la società non ero niente. Sebbene chi mi circondava non si lesinasse a sostenermi in quel periodo, era come vivere sospesi, in attesa che il mio destino si compiesse. Così oggi non posso biasimare tutti quei giovani che terminati gli studi, si vedono respinti e non possono realizzare le proprie aspirazioni.

In quei giorni vedevo distanti i cortei di chi proprio il Primo Maggio faceva sentire la propria voce a tutto il paese, fieri di essere una componente fondamentale del sistema produttivo e delle conquiste che per i quali avevano lottato per tanti anni. Invidiavo chi sventolava quelle bandiere e anche coloro che si accalcavano sotto il palco di Piazza San Giovanni a Roma non solo ad ascoltare musica, ma con l’intenzione di partecipare a qualcosa che rappresentava quella comunione laica 

Sono passati molti anni e non credo più in un paese come il nostro che se ne frega dei lavoratori sebbene abbia sancito nella sua carta costituente l’importanza del lavoro non solo come espressione personale, ma diritto di vivere degnamente. Ho imparato a mie spese che il mondo è cambiato e non sempre per il meglio. Alla fine sono entrato in quel mondo per il quale mi ero tanto preparato. Sono diventato anch’io una rotellina del sistema. Ciò che ho visto non mi è mai piaciuto. Troppi bocconi amari da buttare giù e alla fine ho mollato tutto perché convinto che non si vive di solo pane.

Oggi sono qui a guardare sfilare coloro che fanno finta di crederci ancora, mentre i soliti saltimbanchi cercano di incantarli con le solite parole di sdegno. Chissà cosa importa veramente a quei signori in doppiopetto delle condizioni di chi, a differenza loro, un lavoro non ce l’ha. Non so se biasimo di più loro o quelli in là con gli anni che sognano con gli occhi velati dalle vecchie immagini in bianco e nero oppure quelli troppo giovani per rendersi conto che un giorno rimpiangeranno di aver sprecato la loro giovinezza dietro una così vacua speranza. Così ascolto anch’io la musica cercando di farmi scivolare indifferente tutto quel falso folklore che accompagna le canzoni.

Il lavoro non nobilita più l’uomo, lo rende schiavo come nei periodi più bui della nostra storia passata.

Il lavoro non c’è perché preferiscono sfruttare degli schiavi che pagare dei lavoratori. Ma questo è solo un altro passo verso il baratro. Se ne accorgeranno quando le loro merci rimarranno ferme nei magazzini. I loro nuovi dipendenti, pagati troppo poco per comprare ciò che hanno prodotto, noi ormai senza quello stipendio che ci permetteva di essere anche quei consumatori che in fin dei conti reggevano tutta la baracca.

Anche Google festeggia la festa dei lavoratori

Per il Primo Maggio il logo di Google si trasforma per celebrare la Festa del Lavoro. Il doodle scelto dai ragazzi di Mountain View mette in risalto il lavoro di una fabbrica con una chiave inglese e un bullone in primo piano.

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