La storia della matita – Paulo Coelho

Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera.
Ad un certo punto, chiese: “Stai scrivendo una storia su di noi? E’ per caso una storia su di me?”.
La nonna smise di scrivere, sorrise e disse al nipote: “In effetti, sto scrivendo su di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita che sto usando. Mi piacerebbe che tu fossi come lei, quando sarai grande.”
Il bimbo osservò la matita, incuriosito e non vide niente di speciale.
“Ma è identica a tutte le matite che ho visto in vita mia!”.
“Tutto dipende dal modo in cui guardi le cose. Ci sono 5 qualità in essa che, se tu riuscirai a mantenere, faranno sempre di te un uomo in pace con il mondo.
Prima qualità: tu puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una mano che guida i tuoi passi: questa mano noi la chiamiamo Dio e Lui ti dovrà sempre indirizzare verso la Sua volontà.
Seconda qualità: di quando in quando io devo interrompere ciò che sto scrivendo ed usare il temperino. Questo fa sì che la matita soffra un poco, ma alla fine essa sarà più affilata. Pertanto, sappi sopportare un po’ di dolore, perché ciò ti renderà una persona migliore.
Terza qualità: la matita ci permette sempre d’usare una gomma per cancellare gli sbagli. Capisci che correggere qualcosa che abbiamo fatto non è necessariamente un male, ma qualcosa di fondamentale per mantenerci sulla retta via.
Quarta qualità: ciò che è davvero importante nella matita non è il legno o la forma esteriore, ma la grafite che è all’interno. Dunque fai sempre attenzione a quello che succede dentro di te.
Infine la quinta qualità della matita: lascia sempre un segno. Ugualmente, sappi che tutto ciò che farai nella vita lascerà tracce e cerca d’essere conscio d’ogni singola azione.

 

Le Ballerine di Edgar Degas

TUTTI BALLANO TRANNE TE

(Alle mie amiche A. ed E. per l’ispirazione)

Autoritratto

La prima metà di febbraio ci ha già salutati. Così, anche lo spauracchio di S. Valentino é stato accuratamente riposto nell’armadio e, addirittura, sugli scaffali al supermercato compaiono già le prime uova di Pasqua. Regalo al fidanzatino? Fatto! Mangiati i famosi cioccolatini della nota marca con le solite scopiazzature da P. Neruda? No, non mi piacciono.
Non è, forse, questa la scusa più usata per evitare di fare qualcosa senza addurre a specifiche motivazioni? Come quando, durante le feste di Natale, ho mangiato di nascosto l’unico cioccolatino verde in mezzo a tanti cioccolatini blu e rossi proprio perché il divieto di mangiare cioccolato non me lo sono dato io, ma qualcuno al di fuori di me. Già, il problema di noi mortali é che più non possiamo avere una cosa e più la desideriamo, la bramiamo. Solo che, per fare bella figura, fingiamo di avere una morale. Io non mangio cioccolato da ben quattro mesi e nessuna vocina dentro di me mi dice che sia giusto farlo, anzi, la vocina mi ricorda sempre di pensare a quanto sarebbe divino poter mangiare una bella fetta di torta Sacher con un contorno di gianduiotti e una spruzzatina di cacao. Perciò, per mascherare questo mio inconscio peccato di gola, dico che il cioccolato mi disgusta.

Non che mi piaccia scomodare i morti, ma credo che anche il pittore Edgar Hilaire Degas (Parigi, 1834 – Parigi, 1917) possa capirmi. Lui, però, era andato in fissa per le ballerine. Contando il numero di quadri che dedicò a questo suo soggetto prediletto, si può pensare che le ballerine le abbia osservate per molto tempo e da molto vicino. Lui, concedendosi la licenza artistica, rigirava la minestra, ma pur sempre un guardone rimaneva. Le ballerine ballavano e lui stava fermo a fissarle in ogni posa o sfaccettatura. Infatti, lo dice anche Fabri Fibra, se tu sei a una festa di 103.033 invitati dove tutti ballano e tu stai lì a fare il bacchettone, quello che ha un problema sei tu. Ma, povero Degas, se si canta e si ha successo proponendo canzoni su questo tema, vuol dire che non è che le cose siano cambiate dall’Ottocento e che anche oggi, gira tutto attorno a quello che non si è detto, allo scandalo, alle cose fatte di nascosto, alle risate finte:  con più doppie vite hai, a differenza delle figurine che, al massimo, si scambiano,  con più sei falso, più sei importante.

"Ballerine in Rosa", 32x46cm, 1880-85, Museum of Fine Arts - Boston

"Prove di Balletto in Scena", 65x81, Musée d'Orsay - Parigi

Ma, tornando a Degas, capiamo meglio chi era questo pittore. Il suo vero cognome era De Gas e questo ci fa pensare che fosse un aristocratico che faceva finta di vivere con e come i borghesi. Politicamente è abilmente confuso e non sa se sia meglio rimanere a destra o virare a sinistra e, nel dubbio, non si schiera e, non solo non si interessa alla polemica sociale vivissima tra i suoi contemporanei, ma non giudica mai e non si impietosisce davanti a niente.

Così, anche nella sua vita privata, per non correre rischi, rimane scapolo per tutta la vita e, pavoneggiandosi di essere uno scapolo d’oro, con il tempo, diventa sempre più misantropo, una sorta di dottor House, ma senza Cuddy e, forse,  anche senza Wilson. Quindi, per occupare il suo prezioso tempo, osservava maniacamente gruppi di ballerine. Dio vede e provvede? Non ne sarei completamente certa, ma questa é proprio un’eccezione. Degas morì cieco (e qui i conti tornano) per una congestione celebrale e, a dire il vero, non si sa se il Capo abbia voluto punirlo solo per le sue abitudini voyeuristiche o anche per la sua acidità da zitello. Continua a leggere

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