Le Balle Quotidiane

Prendo spunto dal post comparso sul blog di Beppe Grillo intitolato “Le balle quotidiane” per rimarcare un concetto che sfugge ai più tanto sono bombardati dai media che in Italia sono interessati più a cavalcare le notizie che a fare informazione. 

simboli_elezioniTutta questo affannamento a cercare il prossimo “premier” (figura non prevista nel nostro ordinamento) sui simboli delle liste in corsa per le prossime elezioni in realtà si riferisce al cosiddetto “Capo politico” e non ha nulla a che fare con il Presidente del Consiglio che è una figura prevista dalla nostra bellissima Costituzione (quarta carica dello Stato) ed ha poteri ben definiti dall’art. 95 che recita che «dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri».

La figura del “Capo politico” è un’eredità della insulsa legge elettorale detta “porcellum” che in particolare all’art.1 comma della Legge 270/2005 in modifica all’art.14 bis della legge elettorale così recita: «Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione».

Si avete letto bene quando Continua a leggere

Stasera su RAITRE c’e’ REPORT

Nuovo appuntamento stasera su RAITRE con REPORT, la trasmissione condotta da Milena Gabanelli.

L’inchiesta principale di stasera è del modenese Emilio Casalini e s’intitola “Onorevoli esodati”, ma potrebbe a nostro parere intitolarsi anche “Due pesi e due misure”. Metà dei parlamentari italiani ha un doppio lavoro ma quando non vengono più rieletti, ricevono un “assegno di reinserimento all’attività lavorativa”, una specie di liquidazione previdenziale che oggi si chiama “assegno di fine mandato”. La prendono tutti, sembra costituzionalmente illegittima ma soprattutto, a differenza del tfr di tutti gli italiani, è esentasse.

Nella successiva inchiesta intitolata “Corto circuito” il giornalista Emanuele Bellano cercherà di fare luce su dove è andato a finire il fiume di denaro pubblico che il governo italiano ha investito nella green energy in Montenegro.

Nell’inchiesta di Antonino Monteleone intitolata “La finanza e il progetto” si parlerà di project financing. Una delle iniziative più consistenti riguarda Venezia, l’ospedale dell’Angelo di Mestre. Per costruirlo servivano 250 milioni, metà li hanno messi i privati. I costi di quest’operazione, però, a conti fatti, saranno quattro volte maggiori.

Mentre per la rubrica Com’è andata a finire il servizio di Giovanna Boursier intitolata “L’intesa” è incentrato sull’Alitalia.

Sarà quindi un’altra puntata interessante, assolutamente da non perdere.

Le “meritate” ferie del Parlamento italiano

La Camera riapre il 5 settembre, il Senato il 6.
I presidenti: «Pronti a rientrare in caso di emergenza».

In un momento come questo pensiamo che i politici da cui dipende il nostro futuro siano concentrati a trovare la soluzione dei tanti problemi che opprimono l’Italia e invece no: mentre il paese vive la crisi più del dopoguerra, mentre si paventa già ad un autunno “caldo”, i politici pensano bene di prendersi una pausa, vanno in ferie.

Come tutti gli altri in agosto direte voi…. …e invece no! Pare che quest’anno 6 italiani su 10 se ne staranno a casa in città anche in questo torrido agosto, magari con una sveltina sulla spiaggia nei weekend giusto per un assaggino.

C’è invece chi vive alle spalle degli altri e alle ferie non ci rinuncia.

Ecco cos’è l’anti-politica: è fregarsene di tutto quanto perché ben pasciuto e senza problemi come sei chi te lo fa fare. Magari noi poveri tapini ce ne ricorderemo il giorno delle elezioni….

Acqua, la Consulta salva il Referendum

La notizia è di quelle che passano in sordina sulle testate giornalistiche, anche di questi tempi.

La Corte Costituzionale salva il Referendum dello scorso giugno. Lo fa dichiarando inammissibile l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011 con il quale, il governo Berlusconi, aveva aggirato il risultato referendario violando palesemente  l’articolo 75 della Costituzione.

In un paese normale una notizia del genere avrebbe tutta un’altra rilevanza e avrebbe comportato il pubblico ludibrio sull’arroganza di una politica abituata a calpestare la volontà del popolo di cui dovrebbero essere espressione. Forse in un paese normale nessuno mai avrebbe potuto nemmeno immaginare un simile comportamento.

In Italia invece non si biasima nessuno se ha cercato di fare il furbetto e non si prendono nemmeno in considerazione i costi economici e di consenso di siffatti abusi. Già perché impegnare la Corte Costituzionale non costa niente (forse meno che un referendum nazionale) e oramai siamo troppo abituati a certi comportamenti per biasimare a dovere chi è seduto su quegli alti scranni dimenticando che lo devono ai nostri voti quel posto in Parlamento.

C’è la crisi, riapre il Parlamento

Alle 19.30 la mossa a sorpresa di Berlusconi.
Una conferenza stampa convocata in tutta fretta assieme a Tremonti e a Letta per sciorinare i quattro punti attorno ai quali ruoterà il programma di salvataggio dell’economia italiana.

Pareggio di bilancio come legge costituzionale e anticipo di un anno del risanamento. Riforma del mercato del lavoro e alla “madre di tutte le liberalizzazioni”, ovvero “tutto è libero tranne ciò che è vietato”.
C’è da chiedersi perché non le hanno dette l’altro giorno ‘ste cose in Parlamento che magari ci si risparmiavano due giorni di calvario in Borsa?

Quindi la ricetta per uscire fuori dalla crisi economica è quella di farci tirare la cinghia. Salutiamo pure la ripresa, soffocata dai tagli che dovremo per forza di cose apportare al bilancio. Per anni il governo ci ha propinato la storiella che la crisi riguardava gli altri, quelli che si erano invischiati nei subprime.  Ci ha pensato il mondo finanziario che in questi giorni sta facendo tremare tutta la baracca e quelli della Banca Centrale Europea a mettere in chiaro le cose: l’Italia rischia di fare la fine della Grecia e forse sta messa peggio della Spagna.

La BCE è disposta a comprarci i BTP, ma l’Europa questa volta ci presenta il conto. E noi rispondiamo che lo sanciremo addirittura nella Costituzione che non spenderemo di più delle nostre possibilità. Come se bastasse dire alla mamma che d’ora in poi faremo i bravi…
…l’unica buona notizia è che il Parlamento riapre già la settimana prossima e saranno pochi i politici che quest’estate se ne andranno al mare.

Niente ferie 2011 per il parlamento italiano?

Fa specie, in momenti come questi, apprendere che, chi dovrebbe avere come unico pensiero il momento di crisi economica che sta attraversando il mondo intero, se ne va beatamente in ferie. I nostri parlamentari infischiandosene di tutti e di tutto se ne vanno in villeggiatura, come se fossero uguali alla maggiorparte dei lavoratori che si spaccano la schiena tutto l’anno. Per non parlare di chi non ci può andare perchè fa un lavoro socialmente utile (non il politico quindi) o perché impegnato nel turismo (ma tutti a luglio e agosto di deve andare in vacanza?) oppure perché semplicemente e/o amaramente non se lo può permettere.

Chiuso per ferie: dal 4 agosto all’11 settembre. Non si può cominciare prima perchè almeno 100 parlamentari partecipano al pellegrinaggio in Terra Santa organizzato  tutti gli anni proprio per i primi di settembre.

Cheeee? Continua a leggere

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