I cinesi con GhostNet violano i computer di 103 paesi e del Dalai Lama

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Da tempo si mormora di un programma più o meno segreto del governo cinese che coinvolgerebbe i migliori hacker del paese per la raccolta di informazioni sensibili (operazione GhostNet per l’appunto). Ieri il NEW YORK TIMES ha pubblicato un articolo su come  Ronald J. Deibert, Greg Walton, Nart Villeneuve e Rafal A. Rohozinski del Munk Center for International Studies all’Università di Toronto che erano stati interpellati dall’entourage del Dalai Lama hanno scoperto una vasta rete di spionaggio che è riuscita a infiltrare in meno di due anni almeno 1.295 computer di 103 paesi, rubando documenti governativi da ambasciate, ministeri degli Esteri e altri uffici pubblici, e rovistando negli archivi di uffici privati. 0329-for-x-spywebL’operazione, tecnicamente whaling (perseguire obiettivi precisi su determinati computer) va avanti da tempo eavrebbe origine nella Repubblica Popolare Cinese, al ritmo di una dozzina di nuovi terminali “controllati” ogni settimana. Il computer infettato può anche essere abilitato alla ripresa e all’ascolto di quel che accade in una determinata stanza. Fbi e Cia, informati dell’esistenza di GhostNet, non hanno commentato.  Il governo cinese, dal canto suo, ha smentito ogni coinvolgimento anche se in un paese dove la rete internet è monitorata 24 ore su 24 sono in pochi a dubitare della spontaneità dell’azione di pirati informatici.

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