Amaro Comune

Questo è il mio paese da sempre, ci sono praticamente nato e cresciuto.

Con il tempo è cambiato, si è ingrandito, ha accolto forestieri e altri se ne sono andati, sono stati costruiti nuovi edifici e altri sono stati impietosamente abbattuti. E’ un paese tipico della zona, come tipici sono i suoi abitanti che diverso tempo fa erano costretti ad emigrare all’estero in cerca di fortuna, che non tanto tempo fa rifiutavano di affittare le case ai cafoni meridionali e che adesso ce l’hanno con chi scappa dalla fame e dalla guerra perché le risicate risorse del territorio devono essere destinate prima a chi è di qui. Insomma da noi la memoria ha le gambe cortissime e va in giro vantandosi delle sue improbabili bugie.

Da fuori non sembra, ma questo è un paese arrabbiato.
Le persone, la domenica dopo la messa, con ancora il sapore dell’ostia in bocca e il mormorio della predica del prevosto negli orecchi, sono solite fermarsi sul bel sagrato lastricato di vecchie pietre grigie per scambiarsi un saluto guardandosi in cagnesco.
E’ un paese di invidiosi.
I vecchi invidiano i visi speranzosi dei giovani e i loro occhi spalancati sull’incerto futuro. I giovani invidiano i soldi dei vecchi che si godono la pensione biascicando sentenze. Chi possiede qualcosina di più si trova ad invidiare la greve spensieratezza dei meno abbienti. Chi ha di meno invidia le inutili cianfrusaglie ostentate dai ricchi. I bambini invidiano i grandi che ai loro occhi possono fare e dire tutto quello che vogliono senza chiedere il permesso a nessuno. Gli adulti invidiano l’infanzia dei giochi e la guerra per finta dei loro pargoli.
Se qualcuno ha per caso fatto cadere una moneta nel sacchetto dell’elemosina lo ha fatto più per cercare di ripulirsi la coscienza che come atto di misericordia. Almeno chi non va a sentir messa ha l’alibi di non credere nemmeno di possedere un’anima da rimettere.

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Dell’invidia

invidiaIo non invidio, di tanti difetti credo che questo sia uno dei pochi che mi manca. O almeno credo che mancasse all’inventario l’ultima volta che ho provato a farne uno guardandomi allo specchio.

Ma deve essere così visto che, se mi capita di imbattermi in qualcuno meglio di me, mi è sufficiente la mera constatazione, o tutt’al più  se ne ho voglia (in verità sempre di meno), prenderlo ad esempio.

Sicché esisterebbe pure l’invidia positiva: la disposizione d’animo per cui, quando vedi qualcuno che fa una cosa meglio di te, vuoi riuscire anche tu a farla bene come lui. Quindi l’invidia è un sentimento bellissimo e utile.

O almeno credo che sia quello che ha pensato Lucifero giusto un minuto prima di finire all’inferno.

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