Intanto aiutiamoli a casa nostra (ma per davvero!)

Quello dell’immigrazione è tema sicuramente caldo. Un po’ sulla bocca di tutti e tutti ci sentiamo autorizzati a dire la nostra: colpa della democrazia e di internet, baby. Chi ce l’ha con il degrado, chi ha paura che gli fregano il posto di lavoro, chi teme che ‘questi’ gli entrino in casa a rubare.

Purtroppo sono pochi quelli che hanno una visione completa del problema, tutti gli altri vanno di slogan, sfruttano il momento per loro fini personali (economici e politici): sono gli sciacalli che di lavoro fanno quelli che cavalcano l’onda del facile dissenso.

Facile dare del razzista al manipolo di cittadini che non vogliono fare accoglienza nel proprio territorio. Così com’è altrettanto semplice pontificare della solidarietà umana seduto sulla poltrona con la sola preoccupazione per quale ‘tronista’ fare il tifo. Non ce l’ho mica coi primi che sono ignoranti, ma non per colpa loro e non ce l’ho con i secondi poiché figli di questo mondo.

Il problema è gigantesco e purtroppo non abbiamo gli uomini né i mezzi per farvi fronte in maniera oculata e adeguata. In un mondo più giusto di questo, le menti degli uomini capaci sarebbero in prima linea a trovare soluzioni piuttosto che a barcamenarsi nell’emergenza. In un mondo più giusto troveremmo più disgustoso sperperare miliardi e miliardi di euro in inutili armi di distruzione e magari più corretto spenderli per aiutare qualcuno più sfortunato di noi, senza tener conto del colore della sua pelle e/o della sua religione.

Ci hanno fregato per bene. Degradante non è l’immagine di quei rifugiati che ciondolano per strada senza speranza nel futuro, ma chi sulla loro pelle ha imparato a farci la cresta. Il lavoro stai tranquillo non te lo ruba nessuno: non c’è, non per colpa dei poveri cristi, ma perché quelli ricchi non si sanno accontentare. I ladri sono sempre esistiti, ma di certo non ha a che fare con la razza: si ruba per invidia o per fame.

Siamo in mano ad una classe dirigente che fa proclami e s’indigna, ma di fatto mantiene lo status quo perché questo sfacelo gli conviene. E’ molto meglio che gli elettori (i pochi rimasti) se la prendono con ‘quelli’ che sono il problema piuttosto che con loro, pagati per risolvere quei problemi.

Oggi c’è chi propone di aiutarli a casa ‘loro’ fingendo di non sapere che per fare questo occorre una pianificazione con un orizzonte di decenni. E intanto che dovremmo fare? Convincerli di avere pazienza oppure lasciarli galleggiare in mezzo al mar Mediterraneo?

Immagino che quando la Storia ci giudicherà, si faranno monumenti e s’intitoleranno strade ai pochi che si sono dati da fare e che hanno contribuito ad aiutare chi ha avuto bisogno, mentre si biasimeranno i comportamenti di chi oggi alza barricate facendo finta di non vedere.

Ma della gente comune si parlerà poco e niente. Di noi poveri pusillanimi che guardiamo la tragedia compiersi sotto i nostri occhi senza fare nulla, non si parlerà. Come di solito non si parla del popolo pecorone, quello che un giorno inneggia sotto al balcone del dittatore e l’indomani festeggia per la liberazione.

Un giorno i nostri nipotini ci chiederanno dove eravamo, perché il nostro nome non è menzionato tra quelli dei giusti. Non potremo che rispondergli che avevamo paura o che non avevamo capito, sperando di ottenere quell’indulgenza dell’oblio che di certo non abbiamo meritato.

 

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