La favola del gigante piccolino (file .pdf)

lafavoladelgigantepiccolino


favola inedita – disponibile il file .pdfLA FAVOLA DEL GIGANTE PICCOLINO


001

C’era una volta, ma tanto tanto tempo fa, in un luogo tanto tanto lontano, un albero molto molto vecchio che se ne stava tutto il giorno in silenzio ad ascoltare le chiacchiere che le sue tante foglioline scambiavano felici con il simpatico signor Vento.

002Un bel giorno sotto al ramo più grosso dell’albero arrivarono dei folletti che in poco tempo costruirono un castello. Tanto bello quanto piccolo visto che dal portone principale non sarebbe riuscito a passare neppure un topolino.

Le foglie subito si misero a spettegolare su chi mai avrebbe potuto abitare in un castello così minuscolo.

 003Ma solo al calar della sera, quando Continua a leggere

E’ disponibile su Amazon l’ebook della “Leggenda del cavaliere e della sua principessa”

Siamo riusciti a pubblicare un’altra fatica dell’autore R.C.Wayne, “La leggenda del cavaliere e della sua principessa” che vi avevamo anticipato qui. L’ebook, al momento disponibile in italiano, è acquistabile sul circuito internazionale di Amazon a soli Eur. 1,02.

amazon - "La leggenda del cavaliere e della sua principessa"

copertinaPrefazione a cura dell’autore:
Capita, a volte, di perdere l’amore per aver tirato troppo la corda. Anzi, forse capita troppo spesso. Forse non è male ritagliarsi giusto un momento e magari prendere spunto da un racconto fantastico per ripensare alle dinamiche del proprio essere. Non tanto da essere pessimisti visto che di cavalieri e di principesse s’è persa ormai la memoria e, fortunatamente, viviamo in un’epoca tanto frenetica quanto benevola ad offrire più di un’occasione a chiunque sia ben disposto ad aprirsi agli altri.

Per chi non potesse permetterselo l’ebook in formato MOBI e in formato EPUB è anche disponibile gratuitamente (con il beneplacito dell’autore).

Incipit: Un po’ prima di mezzogiorno in riva al lago

Sbam!

Può accadere di imbattersi in storie che iniziano con un colpo di vento.

Vento cattivo, che da refolo gentile si trasforma senza preavviso in turbine dispettoso. Allora fremono le fronde, s’increspano le acque e scorrono i brividi sulle schiene dei vecchi consapevoli che quell’aria non porterà nulla di buono. Svolazza il bucato sui balconi, mentre gli svassi fanno acrobazie per rimanere appesi al cielo. E come è iniziato, ancor prima che si faccia a tempo a stringersi nei panni a cercar di ripararsi, tutto finisce e torna la quiete. Del trambusto rimane solo un fugace lieve sconcerto e una finestra rotta con i cocci di vetro a brillare sotto i raggi del pallido sole liberato dalle nuvole.

A lasciar aperte le finestre con questo tempo ballerino si rischia di aver la spesa di chiamare il vetraio. Così pensava la vecchia Lucia mentre, accucciata per terra, raccoglieva quei cocci dispersi nella sua camera da letto. Fece ben attenzione a non tagliarsi riponendo con cura i vetri aguzzi in un canovaccio. E dopo aver spazzato per terra con la scopa di saggina gettò tutto nella pattumiera, appuntandosi a mente che avrebbe dovuto avvertire il giovane Giulio, che era solito scendere le immondizie nello scantinato, di fare attenzione pure lui, che c’era pericolo a tagliarsi con quei vetracci.

– Signora Lucia è successo qualcosa? – le fece la signora Coffi che si era intanto affacciata dalla finestra del palazzo di fronte.

– Niente, niente. Solo qualche coccio da accomodare, signora. E’ tutto a posto. – rispose lei con un mezzo sorriso, cercando di non far capire il suo disappunto a quella pettegola della vicina.

E adesso c’era la seccatura di dover chiamare qualcuno per sistemarla, la benedetta finestra. Che con quello spiffero mica ci si poteva stare. Anche se l’autunno tardava ad arrivare e la temperatura su quella sponda del lago era ancora piuttosto mite, le sue povere ossa risentivano parecchio dell’umidità e di certo non poteva rimanere con la finestra da riparare. C’era da aspettare che Giulio tornasse dal liceo che lo avrebbe subito mandato a cercare qualcuno che l’accomodasse per bene.

Sbam!

L’autobus che lo riportava a casa era lento e tutto scassato. Un po’ perché faceva una miriade di fermate prima di arrivare nella piazzetta del suo paese. Un po’ perché all’autista pareva inopportuno richiedere uno sforzo ulteriore al suo vecchio macinino. Per fortuna in quel tratto era tutta discesa, c’era solo da sperare che i freni non si scaldassero troppo o si finiva tutti nel lago a fare il bagno fuori stagione.

Seduto due file dietro all’autista, con le narici guastate dall’odore di ruggine e muffa, Giulio cercava di non annoiarsi guardando il solito paesaggio che forse lo sporco finestrino rendeva ancor più grigio di quello che era in realtà. Gli pareva tutto così grigio che financo le persone faceva fatica a distinguerle, ma forse era tutta colpa di quel vecchio ferro arruginito e dei suoi vetri sporchi.

TO BE CONTINUED…

Racconto: “Lo scacchista”

Nella vita, a differenza che negli scacchi, il gioco continua anche dopo lo scaccomatto. (Isaac Asimov)

.

Apertura: si usano solo alfieri, cavalli e pedoni. E’ una fase importante perché permette di impostare il gioco e di conquistare il centro, fine ultimo di questa prima fase.

La giornata iniziò come tutte le altre. I gesti quotidiani erano così impressi nella sua memoria che fluivano impertubabili nella loro sconcertante prevedibilità, senza che ci fosse bisogno di pensare, con la mente ancora offuscata dal dormiveglia. Lasciare con fatica il calore del letto, farsi la barba senza guardarsi allo specchio, prepararsi il caffè girando il cucchiaino nella tazzina per almeno un centinaio di volte, vestirsi e uscire di casa. Solo appena fuori dal portone era solito alzare lo sguardo al cielo per capire che tipo di giornata gli si sarebbe prospettata, conscio comunque che la fastidiosa sensazione di dejà-vu l’avrebbe difficilmente abbandonato.
Era diventato il suo cruccio più grande. Compiere azioni, seguendo il manuale. Ogni tanto permettersi qualche variante, ma infine tornare al solito gioco. Forse era diventato vecchio. E come tutti i vecchi era diventato abitudinario e quindi prevedibile.
Chiudendo gli occhi sentiva di poter prevedere cosa sarebbe successo da lì a qualche minuto. Sarebbe sceso in garage guardando i gradini di marmo sbeccati dall’usura, avviato l’auto attendendo qualche minuto che il motore si scaldasse sia che si fosse in estate che in inverno. Si vedeva già al parcheggio della ditta per cui lavorava da vent’anni. Avrebbe alzato lo sguardo al cielo per cercare le forme delle nuvole. Poi lo stagliarsi del tetto grigio sul cielo plumbeo del mattino l’avrebbe riportato alla triste realtà ed entrando avrebbe biascicato qualche saluto ai colleghi e si sarebbe quindi seduto alla sua scrivania con l’aria sconfitta di chi attende con il fiato sospeso solo il trascorrere del tempo.

Medio Gioco: entra in gioco prima la regina e poi le torri. Si sfrutta quanto costruito nella prima fase di apertura. Conviene eliminare parte degli alfieri e cavalli avversari che potrebbero attaccare regina e torri.

Cosa siamo disposti a sacrificare per raggiungere la felicità? Ogni giorno compiamo innumerevoli gesti cercando di intravvederne per tempo le possibili conseguenze. Si pianificano le giornate, incastrando l’uno con l’altro i diversi impegni. Si pianificano viaggi sperando di non dimenticare nulla di necessario a casa. Si cerca di essere il più accorti possibile.
Vive meglio chi è più bravo a scansare le avversità, anche se bisogna fare sempre i conti con gli altri. Senza distinzione di razza, sesso o religione gli obiettivi sono comuni, solo i mezzi per raggiungerli talvolta differiscono. Taluni si affidano ciecamente al caso, sebbene questi non sia determinato altrimenti che dal susseguirsi di azioni precedenti.
Fin da ragazzo aveva preferito muoversi con una certa cautela, prevedere le conseguenze. Agiva d’impulso solo quando perdeva il controllo. E ogni volta se ne era pentito amaramente.
Era soddisfatto solo quando poteva dire “l’avevo detto”. Un tipo come lui non poteva che finire che a fare l’analista finanziario. All’inizio gli era piaciuto analizzare gli aspetti macroeconomici per dedurre l’andamento del prezzo dell’oro o del greggio. Era bravo e aveva fatto rapidamente carriera.
Ma poi tutto gli era venuto a noia. Un giorno si era ritrovato a soppesare i pro e i contro, se gli fosse convenuto andare a una festa organizzata dai colleghi con la biondina del terzo piano o invitare la nuova assunta dell’ufficio marketing. Si accorse che tra le variabili ponderate non aveva compreso i suoi sentimenti: con un certo sgomento aveva rinunciato alla festa. Lui che cosa aveva infine sacrificato?

Finale: Scacco Matto!

.

Aveva difficoltà a concentrarsi anche adesso, davanti allo schermo del suo computer.
Era tardi, la maggior parte dei suoi colleghi era già uscita. Avrebbe dovuto pensare a come redigere la relazione che gli avevano chiesto quella mattina e invece nella sua mente scorrevano le immagini di quanto sarebbe successo non appena l’avesse stampata.
Si vedeva percorrere il lungo corridoio poco illuminato per raggiungere l’ufficio del suo superiore. Sentiva le sue nocche sfiorare le venature della porta di mogano bussando per annunciarsi. Il suo capo avrebbe alzato lo sguardo e l’avrebbe guardato con quell’aria di sufficienza con il quale era solito fargli capire il suo profondo dispiacere a trovarselo di fronte. Si sarebbe sporto di qualche centimetro verso la scrivania nera per consegnargli la relazione che l’altro non si sarebbe degnato di leggere. A quel punto si sarebbe voltato guardandosi la punta delle scarpe e sarebbe uscito accompagnando la porta per evitare di fare rumore.
Il tempo era scandito dai minuti che scorrevano inesorabili e lui doveva ancora lavorare. Si stropicciò gli occhi per cercare di mettere a fuoco le idee. Nel farlo, sbadatamente fece scivolare gli occhiali che caddero a terra, sotto la scrivania. Ecco cosa gli ci voleva per schiarirsi le idee: un po’ di esercizio fisico.
Nel rialzarsi scorse un movimento nel corridoio di fronte. Era la biondina del terzo piano che stava per uscire e lo stava salutando. Le rispose con un cenno della mano senza dire niente, mentre la sagoma della ragazza spariva per le scale.
Non gli riuscì di pensare a niente e sorrise.
Si alzò di scatto e presa la giacca cercò con tutte le sue forze di raggiungerla.

G.F. (Italian Edition) [Kindle Edition]

L’ultima fatica di R.C.WAYNE per le Edizioni Strane Storie è ora disponibile sotto forma di ebook sul portale di Amazon.
La storia di G.F. si svolge in periferia, ai margini della nostra società, senza i clamori delle notizie raccontate alla televisione, senza i colori del nostro mondo. Non si può che parteggiare per il protagonista che vive il suo tempo senza essere coinvolto dalle speranze e dalle delusioni di quella gente frenetica che gli passa indifferente accanto. Solo quando suo malgrado s’innamorerà si renderà conto della sua solitudine e di quanto inutile sia tutta la frenesia della gente normale.

Anche sotto la pioggia

Continua a leggere

L’Indifferente

1513Ci vuole coraggio ad aprire quello scrigno segreto vista la possibilità di trovarci cose che ci avevamo seppellito con la speranza di dimenticarle. Ma se siamo abbastanza fortunati, e fuori non piove potrebbe capitarci tra le mani una sensazione dimenticata che svelandoci da dove veniamo, chissà potrebbe pure aiutarci a dipanare la matassa del nostro presente. Personalmente er ada tanto che non mi capitava di andare a pesca del cassetto dei ricordi e ho trovato questo racconto… Continua a leggere

G.F. di R.C.Wayne

Ecco l’ultima fatica di R.C.WAYNE per le Edizioni Strane Storie.
La storia di G.F. si svolge in periferia, ai margini della nostra società, senza i clamori delle notizie raccontate alla televisione, senza i colori del nostro mondo. Non si può che parteggiare per il protagonista che vive il suo tempo senza essere coinvolto dalle speranze e dalle delusioni di quella gente frenetica che gli passa indifferente accanto. Solo quando suo malgrado s’innamorerà si renderà conto della sua solitudine e di quanto inutile sia tutta la frenesia della gente normale.

Potete scaricare il il racconto completo da qui.

La leggenda del cavaliere e della sua principessa

Tanto tanto tempo fa, che ormai nessuno se lo ricorda più, un cavaliere dall’armatura di ferro e dalla spada lucente dopo lungo peregrinare giunse nel regno di Asgard nella fredda regione del Kvænangen.

Questo luogo era circondato da altissime montagne ricoperte dai ghiacci; il clima così freddo che nonostante fosse già primavera inoltrata i prati erano ancora coperti dalla brina e i fiori e gli alberi non si erano ancora destati dal torpore dell’inverno. Ma ciò che colpì il cavaliere, che di terre straniere in tutti quegli anni ne aveva visitate tante, fu la tristezza della gente che nemmeno lo degnava di uno sguardo. Sebbene inizialmente la cosa lo confortasse poiché così nessuno sembrava notare l’enorme cicatrice che gli deturpava il viso, alla fine si chiese la ragione di tanta scostante indifferenza.

Giunta la sera trovò alloggio in una locanda, sistemò il suo cavallo e cercò di che rifocillarsi. L’oste lo servì quasi senza proferire parola. Il cavaliere era molto stanco e non se ne dolse più di tanto, ma si ripromise, prima di chiudere gli occhi avvinto dal sonno dei giusti, che l’indomani avrebbe indagato su quel luogo tanto triste. Così la mattina seguente, mentre gli servivano la colazione, domandò all’oste, ai suoi servi e agli altri avventori circa il luogo e le loro usanze. Quello che ne ricavò furono delle mezze risposte, dei mugugni, che finirono per fargli saltare la mosca al naso. Solo quando fece per alzarsi stizzito da tavola e magari mettere mano alla spada, un giovane bardo che fino a quel momento se n’era stato in disparte iniziò a parlargli come si deve. Il poeta era nuovo del luogo, ma ne conosceva la storia poiché egli ne era alla perenne ricerca da musicare nelle sue canzoni. I due si misero infine d’accordo che se il cavaliere avesse raccontato la storia dello strano medaglione che portava al collo,  il bardo avrebbe ricambiato il favore raccontandogli la storia disgraziata di Asgard.

E fu così che il cavaliere iniziò a raccontare la sua storia. Molti anni prima, quale giovane scudiero del famoso cavaliere Nero, accompagnava il suo signore nelle lontane terre dell’ovest andando a caccia dei pochi draghi rimasti in circolazione. I più feroci serpenti sputafuoco della regione cadevano sotto l’alabarda dell’eroico cavaliere, la cui fama crebbe di giorno in giorno tanto da essere convocato dal re di un regno del sud. Il cavaliere Nero compiaciuto che la sua fama fosse riconosciuta in tutti i regni del mondo si precipitò al cospetto di questo sovrano che lo pregò di sconfiggere il re dei draghi che da qualche tempo aveva scelto di vivere nelle sue sfortunato terre. L’impavido cavaliere accompagnato dal suo fido scudiero andò quindi alla ricerca del più feroce dei feroci draghi e tanto girarono che infine lo trovarono in una enorme grotta scavata nel cuore della più alta montagna. Il cavaliere Nero si fece porgere allora la sua alabarda e, approfittando della bestia addormentata, con quella la trafisse senza indugio al cuore. Parve, ma solo per un momento, che l’ennesimo drago fosse caduto sconfitto, ma non si era fatto i conti con l’imponderabile vigore del re dei draghi che, sebbene ferito, trovò la forza di restituire il mortale colpo al suo aggressore. Il cavaliere Nero stramazzò quindi a terra con la schiena spezzata. In quegli attimi, di fronte all’implacabile sguardo del mostro furente, il giovane scudiero si vide anch’egli spacciato. Fu solo con il coraggio della disperazione che raccolse da terra la spada del suo signore e si lanciò gridando contro il re dei draghi. Lo scontro impari portò incredibilmente il ragazzo ad avere la meglio sulla bestia con la cui testa omaggiò il re per provare che sebbene il cavaliere Nero fosse perito nell’impresa il regno era infine stato liberato. Per gratitudine il sovrano volle farlo cavaliere lui stesso con la spada del suo signore che ancora  portava nel fodero e a ricordo dell’impresa volle fargli dono di quel prezioso medaglione con l’effige della testa del re dei draghi che da allora mostrava fiero al petto così come in viso la cicatrice che aveva riportato nello scontro con il più feroce dei feroci draghi.

Il giovane bardo compiaciuto di avere sentito una così bella storia a sua volta mantenne il patto e iniziò a raccontare le vicissitudini del regno di Asgard che a dispetto del clima freddo era stato famoso ai viandanti per la calorosa ospitalità dei suoi abitanti e per le sontuose feste e che richiamavano genti forestiere anche da molto lontano. Era un regno felice e spensierato e non di rado erano proprio il re e la regina accompagnate dalla loro incantevole figlia che aprivano le danze. Tutto era finito quando un mago di passaggio s’invaghì della bella Principessa i cui occhi incantavano come lapislazzuli. Egli s’infatuò talmente della giovane che corse immediatamente dal re a chiederne la mano. Non uno ma per ben cento giorni consecutivi il mago si presentò a corte e ogni giorno con un dono diverso per l’agognata promessa sposa. Il mago era un potente stregone delle terre dell’Est tanto ricco quanto riverito, abituato ad ottenere tutto ciò che desiderava. I sovrani seppur compiaciuti dai doni prima di dare il consenso alle nozze vollero chiedere alla Principessa il suo parere sul fidanzamento. La giovane tanto bella quanto algida, sebbene il mago fosse uomo potente e dalle belle fattezze lo disdegnò, schifando i doni e rifiutando il matrimonio. La Principessa non sapeva che farsene dell’amore. Fu così che il mago pazzo di gelosia e offeso per il rifiuto le scagliò addosso una terribile maledizione: se non sapeva che farsene del cuore egli l’avrebbe tramutato in ghiaccio fino a quando la Principessa non avesse incontrato qualcuno che indifferente all’alterigia  le avesse dimostrato il vero amore. La gente del regno furente per il maleficio provò a scagliarsi contro il mago che, per vendetta, tolse loro la gioia di vivere: sarebbero stati liberi quando la loro Principessa si fosse dimostrata degna del vero amore. Da allora, ed erano passati ormai lunghi otto anni, il regno era avvolto nella tristezza e, il re e la regina morti di crepacuore.

Delle strane storie e dei prodigi che il cavaliere aveva sentito raccontare durante i suoi innumerevoli viaggi questa lo colpì incommensurabilmente. Ciò che lo incuriosiva maggiormente erano le fattezze della Principessa, tanto bella e irraggiungibile. Pertanto chiese d’incontrarla. Il giovane bardo pur avvertendolo di stare attento a non cadere preda dell’avvenenza della donna, rispose che se voleva rischiare di incontrarla ella era solita trascorrere i suoi pomeriggi primaverili con le sue ancelle nei giardini di bosso attorno al palazzo reale. E proprio lì il cavaliere la incontrò per la prima volta e non appena ebbe incrociato il suo sguardo con quello della Principessa capì che per lui tutto era finito. Non solo la bellezza della Principessa non aveva pari fra tutte le donne del mondo, ma lo sguardo della donna era al contempo così triste e tanto dolce che egli s’innamorò all’istante. Incurante del pericolo, forzò lo sbarramento delle guardie e s’inginocchiò davanti alla sua Principessa dichiarandole il suo amore eterno. Se le parole possono ferire tanto e più delle spade in quel momento fu il silenzio a trafiggere le carni. Senza proferire parola, la principessa lo guardò sdegnata e se ne andò. Quello sguardo tanto gelido e scostante di colei che amava spezzò per sempre il cuore al cavaliere.

Questa triste storia potrebbe finire qui. Ma il cavaliere come da giovane aveva sconfitto il re dei draghi per non aver capitolato all’evidente disfatta, non si arrese nemmeno davanti alla freddezza della sua Principessa e così, arso dal fuoco ardente del suo amore, decise di posizionarsi sotto le finestre delle reali stanze e urlò che non si sarebbe mosso da lì finché colei che egli amava non avesse riconosciuto il suo amore.

Dapprima la Principessa non si curò molto dell’impavido cavaliere che se ne stava lì immobile sotto le sue finestre. Poi s’infuriò: come osava, quell’impudente, dichiarare il suo amore a lei: non lo avrebbe considerato nemmeno se non avesse avuto quell’orrendo sbrego che gli deturpava la faccia. Forse avrebbe dovuto chiamare le guardie, ma alla fine non lo fece perché in fondo era compiaciuta dall’audacia dell’uomo. Il cavaliere da par suo era ancor più ostinato. Per lui la vita non aveva più senso se non accanto alla sua Principessa: né le intemperie che gli arrugginivano l’armatura né gli spasmi della fame e della sete avrebbero potuto farlo desistere.

Così passarono le ore, i giorni e le settimane. Ogni giorno la Principessa mentre le pettinavano i lunghi capelli davanti lo specchio chiedeva ad una delle sue ancelle di sbirciare dalla finestra per controllare se il cavaliere fosse ancora lì ad aspettare e, ogni giorno, l’ancella tornava da lei confermando che sì, il cavaliere era ancora lì, immobile in attesa di una sua risposta.

Così passarono altri giorni, altre settimane e altri mesi. Passò l’estate e quindi arrivò l’autunno con i primi venti gelidi provenienti dal nord che iniziarono a flagellare tutto il regno. Un’ancella mossasi a compassione per lo sventurato amante provò a pregare la Principessa di affacciarsi e dire qualcosa a quel poveretto, ma lei niente. La Principessa era sì compiaciuta dalla dimostrazione di amore del cavaliere, ma purtroppo non aveva più un cuore per ricambiare il nobile sentimento.

Giunse infine l’inverno e con esso una bufera di neve che tormentò il regno di Asgard per giorni e giorni. Accanto al fuoco dell’enorme caminetto posto nella sua stanza, la Principessa di tanto in tanto si domandava per quanto tempo ancora il cavaliere potesse resistere. Le sue ancelle le dissero allora che il cavaliere era tanto coperto dalla neve che di lui se ne scorgeva ormai solo la sagoma. Per un attimo il cuore della Principessa parve sciogliersi e lei fece per alzarsi e correre alla finestra, ma quell’istante passò in un baleno e infine si rimise a giocare a ramino.

Ma ormai una crepa in quel cuore gelato si era creata. Così ogni mattina ora attendeva con trepidazione il messaggio dell’ancella che le confermava che il cavaliere era ancora lì, sepolto nella neve, ma sotto la sua finestra. E si chiedeva se forse non era stata una stupida a non capire quanto il cavaliere dovesse amarla per trovare il coraggio e la forza di patire tutte quelle pene per starle accanto. Gli sguardi assorti rivolti verso alla finestra si fecero infine così frequenti che anche le ancelle iniziarono a sperare che la Principessa si svegliasse dal suo algido torpore e si precipitasse dal suo amato per coronare il loro sogno d’amore.

E venne il primo giorno di primavera. Non era nemmeno l’alba che la Principessa si svegliò e ordinò alle sue ancelle di vestirla con il suo abito più bello. Quando fu pronta ordinò a una squadra di guardie reali di accompagnarla in giardino là dove si trovava il suo cavaliere innamorato. E si iniziò a scavare nella neve, là dove si scorgeva la sagoma gelata dell’impavido cavaliere innamorato. La Principessa raccomandò tanto di agire con cautela per non rischiare di far male al suo amato. Le guardie e le ancelle che avevano seguito la loro Principessa in giardino non credettero alle loro orecchie. La loro algida Principessa dal cuore di ghiaccio aveva forse trovato il suo vero amore. Era quindi giunto il tempo di spezzare l’incantesimo lanciato dal malefico mago dell’Est?

Passarono diversi minuti e tutti trattenevano il fiato, ma scava scava alla fine non trovarono niente, solo una pozza di acqua e fango rossastro, anche l’armatura e la spada si erano dissolte in ruggine. Del cavaliere non v’era rimasto che il ciondolo d’oro con l’effige del drago che la Principessa raccolse dalla fanghiglia come se fosse il pegno d’amore più prezioso del mondo. E la tapina si mise a piangere e pianse lacrime amare. Era stata tanto stupida da non accorgersi in tempo dell’amore vero e alla fine l’aveva perduto per sempre.

Per quanto ne possiamo sapere ancora oggi il regno di Asgard nelle lontane terre di  Kvænangen è il posto più triste del mondo intero.

La leggenda del cavaliere e la sua principessa è ora disponibile per il download gratuito sia in formato epub che in formato mobi (Kindle).

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: