Stasera su RAI3: PRESADIRETTA ci parla dei “PARTITI ACCHIAPPAVOTI”

Da stasera alle 21:05 ricomincia il nuovo ciclo di inchieste della trasmissione di Riccardo Iacona e noi saremo davanti al televisore su Raitre a farci venire il fegato marcio per questo paese tanto bello quanto ingiusto.

In questa puntata di PRESADIRETTA che s’intitola PARTITI ACCHIAPPA VOTI, Riccardo Iacona farà il punto sullo stato di salute dei partiti italiani, con particolare attenzione al nuovo Partito Democratico, intervistando in studio Matteo Orfini, il presidente del partito di Matteo Renzi.

Le telecamere di PRESADIRETTA per questa inchiesta realizzata in collaborazione con Danilo Procaccianti, Liza Boschin, Giuseppe Laganà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali, hanno girato l’Italia. In Sicilia dove parlamentari regionali, consiglieri comunali e sindaci della Regione, del centro e del centro destra, gli stessi che avevano fatto vincere Cuffaro e Lombardo, adesso entrano a centinaia nel Partito Democratico. In Campania per seguire le ultime elezioni amministrative che hanno portato alla Presidenza della Regione Vincenzo De Luca, un candidato che rischiava, se eletto, di essere sospeso a causa di una condanna in primo grado. In Puglia, per seguire le ultime elezioni Regionali dove la mancanza di democrazia interna a Forza Italia e lo scontro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto e ha portato all’elezione del piddino Michele Emiliano.

Si racconterà  Continua a leggere

Il dito e la Luna

Un antico proverbio orientale dice che quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.

ROMA – E’ stata finalmente resa nota dal signor Silvio Berlusconi quella che prima delle amministrative Angelino Alfano aveva annunciato come “svolta epocale” della politica italiana, che il Pdl avrebbe portato avanti. E di cosa si tratta? Di una modifica costituzionale per introdurre il semipresidenzialismo alla francese, con elezione diretta del Presidente della Repubblica col sistema del doppio turno. 

I benpensanti avranno magari pensato che c’è chi si scervella di trovare il modo di tirare a campare e chi pensa a come arrivare a quella poltrona che ambisce da anni. Per i più scafati è chiaro che si tratta di un tentativo di distogliere la nostra attenzione dai reali e forse irrisolvibili problemi del Belpaese (la luna), sventolando grossolani e inattuabili fantasie costituzionali (il dito). Sembra che non ci sia davvero vergogna a questo mondo. In altri paese civili c’è chi lascia la scena politica per lievi incrinature nel proprio status morale, mentre in Italia non si biasima nemmeno più tale mancanza di civiltà.

Durante l’incontro con la stampa è stato fatto pure il raffronto tra la situazione francese e quella greca, dimenticando il principio secondo il quale qualsiasi modello democratico è di per sé imperfetto; diviene all’altezza della nazione che la professa solo grazie alla dedizione e all’onestà (anche intellettuale) della classe dirigente che in nome di essa la governa.

Insomma piuttosto c’è ancora qualcuno che ha qualche dubbio? Qui occorre mettere le persone giuste ai posti giusti e non toccare l’impianto delle istituzioni che sono nate anche per evitare che gente come questa si approfitti del proprio potere. Forse ogni tanto lo dimentichiamo, ma in Italia c’è già stato chi ha accentrato nelle proprie mani tutti i poteri dello stato e non è che andata tanto bene.

C’è chi si approfitta della nostra benevolenza per nascondere la propria incapacità proponendo soluzioni all’ingovernabilità del paese, quando non c’è nessuno all’orizzonte con la statura morale e le capacità per governarci.

La fine della democrazia

Le parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio del governo italiano segna, laddove ce ne fosse ancora bisogno, il sigillo della fine della democrazia in Italia.

In totale disprezzo del cittadino e di quella volontà popolare che viene sovente cavalcata al limite del populismo proprio da chi oggi se ne fa beffe. Come oramai siamo abituati in barba a tutti e a tutto poiché il risultato del referendum sarebbe troppo condizionato dal disastro nucleare di Fukushima. Quello che colpisce è la sfacciataggine della dichiarazione a latere dell’incontro con il Presidente francese Sarkosy (dal quale acquisteremmo l’eventuali nuove centrali nuclearicon i contratti già firmati tra ENEL e EDF)…

Pronti a sborsare più di 300 milioni di euro per spostare i referendum a dopo le elezioni amministrative cercando di minarne il quorum, ci si avvale adesso dell’art. 39 della legge 352/1970 che prevede che “se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso“. E’ sufficiente una moratoria di un annetto o due per evitare che il popolo italiano decida di NON avvalersi di un’energia pericolosa come quella nucleare. Che il governo dovesse trovare una via d’uscita all’empasse in cui si era ritrovato all’indomani della tragedia della centrale giapponese di Fukushima, era risaputo. Ma che si trovasse un’escamotage per far saltare il referendum e rimandare di qualche tempo i l’inizio dei lavori e che lo si dichiarasse così apertamente è tutt’altro paio di maniche. I cittadini sarebbero troppo sconvolti emotivamente dai nefasti avvenimenti e quindi impreparati ad affrontare serenamente la questione. Quindi meglio rimandare tutto a quando le acque si saranno calmate.

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Siamo ciò che facciamo

Ci mancava solo la lezione di democrazia di Putin

Ritorniamo sulla vicenda WikiLeaks non per sottolineare schifati il comportamento delle autorità di mezzo mondo in merito alla divulgazione dei documenti riservati o piuttosto della guerra scatenata dagli hacker contro chi rema contro il sito di Julian Assange in queste agli arrenti a Londra. Personalmente sono contento di aver potuto dare un’occhiata ai documenti che girano per i canali diplomatici: ora, possiamo farci tutti un’idea più chiara di quanto è messo male il mondo.

La notizia che mi ha fatto accapponare la pelle però è un’altra. Mentre ieri pare che l’etablishment russo abbia tirato un sospiro di sollievo per il solo fatto che non paiono essere emersi nessuno dei loro intrallazzi,  gli ultimi avvenimenti hanno dato adito al primo ministro Vladimir Putin di bacchettare l’Occidente facendo una predica in tema di democrazia.

Il bue dà del cornuto all’asino…

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