[#postReferendum] La vittoria di Pirro

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Abbiamo vinto, la Costituzione è salva. Chi voleva farla a pezzi sacrificando la centralità del popolo al fine della governabilità ha perso.

L’Italia è salva. (#iohovotatoNO)

Sono riuscito a godermi il risultato per quatto, cinque minuti, poi mi sono reso conto che:

  • i politicanti che si sono proclamati vincitori, non hanno capito che la maggioranza di quelli che hanno votato uguale a loro lo hanno fatto mica per farli vincere, ma per salvare la partecipazione democratica del popolo sancita dalla nostra Costituzione;
  • chi ha perso fa l’offeso e se ne va dicendo cose del tipo che chi rompe paga e i cocci sono i suoi…
  • siamo con le pezze al culo esattamente come 48h fa;
  • se una come la Merkel dichiara che Renzi poi non era così male è solo perché pensa che dopo di lui non può che arrivarne uno peggio.

La morale è sempre quella: «Per fortuna la Terra continua a girare intorno al sole e non si è verificato nessuno dei cataclismi cosmici con cui hanno pensato di farci paura fino all’ultimo. Per il resto siamo alla solita italietta, il paese in cui ci meritiamo di vivere perché l’abbiamo ridotta noi in questo stato.»

[REFERENDUM COSTITUZIONALE] La tentazione di dire SI

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Il 4 dicembre saremo chiamati a dare la nostra opinione su diversi articoli della nostra Carta Costituzionale.

I partiti della maggioranza di governo hanno varato l’8 aprile di quest’anno una riforma attraverso un disegno di legge che, aspramente avversato dalle opposizioni parlamentari, è stata approvato con una maggioranza inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna camera: di conseguenza, il provvedimento non è stato promulgato direttamente, ma come previsto dalla legge è stato deciso di sottoporlo al giudizio degli elettori.

I punti principali della riforma consistono in:

  • il superamento del bicameralismo paritario;
  • la riduzione del numero dei parlamentari;
  • il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni;
  • la soppressione del CNEL;
  • la revisione del titolo V.

Qui sotto la scheda elettorale che ci ritroveremo in mano il giorno della votazione:133132411-3c63ac43-b3d9-4981-8bb0-8703ad7ee969


Per mesi siamo stati bombardati mediaticamente sulle ragioni di questo referendum. A scapito di problemi senz’altro più pressanti pare che la classe dirigente abbia puntato tutto sul risultato del 4 dicembre. Per il comitato dei SI questa riforma è l’unico strumento possibile per svecchiare le nostre istituzioni e sveltire l’iter legislativo, facendo risparmiare al contribuente i soldi oggi spesi per mantenere il Senato, un ramo del Parlamento doppione della Camera dei Deputati.  Le finalità di risparmio e razionalizzazione si compiono inoltre attraverso l’abolizione del CNEL, istituto pressoché inutilizzato e costoso, insieme alla revisione del titolo V della Costituzione ovvero togliendo alle regioni alcune prerogative, restituendole allo stato centralizzato.

A rigor di logica questa riforma sarebbe la realizzazione dei desideri della maggioranza dei cittadini italiani: finalmente ci si mette a diminuire i costi dello stato, a velocizzare la promulgazione delle leggi, ad abolire gli enti inutili e costosi e a metter ordine su alcuni ambiti che demandati alle singole regioni non facevano altro che creare confusione e disparità di trattamento tra i cittadini.

Pare che questo paese abbia bisogno che le proprie istituzioni vengano svecchiate per renderle capaci di affrontare le sfide di un mondo divenuto più complesso di quello che hanno dovuto affrontare i nostri nonni e fortunatamente coloro che hanno scritto la Costituzione sono stati lungimiranti e hanno previsto pure questa necessità.

Malauguratamente i conti si devono fare andando oltre agli slogan, cercando di comprendere cosa ne sarebbe del nostro paese all’indomani dell’approvazione di questa riforma.

Costituzione italianaLa Costituzione raccoglie le regole fondamentali su cui si poggia la nostra società. E se è vero che  gli articoli principale stanno nella prima parte e nessuno si sogna di toccarli (anche se a una cosa tipo che siamo una repubblica fondata sul lavoro, ormai non ci crede più nessuno) chi l’ha scritta più di mezzo secolo fa all’indomani della seconda guerra mondiale e alla guerra civile hanno realizzato un complesso sistema di contrappesi che determinano un equilibrio tra i poteri del governo, del parlamento e della magistratura.

Certo tutto sarebbe più semplice se il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario fossero nelle mani di un’unica persona, ma la scelta di essere una repubblica parlamentare è stato un passo verso la democrazia e la civiltà e nessuno, o quasi, in questo paese tornerebbe indietro.

Il sistema bicamerale è pur farraginoso utile a non accentrare il potere legislativo in mano a poche persone. Un ramo del parlamento è espressione elettorale diversa dal quell’altro e l’uno vigila sull’operato dell’altro. Il limite della velocità nel legiferare è del tutto aleatorio, visto che quando ce ne hanno bisogno il pallino rimbalza da un ramo all’altro del parlamento a una velocità tale da far impallidire il più bravo giocatore di ping pong.

Purtroppo sono i protagonisti, ovvero li eletti che seggono alla Camera e al Senato che per ragioni alquanto strane e poco utilitaristiche fanno si che leggi scomode per un partito o per l’altro si impaludiscano per anni e anni. Si dovrebbero colpire dunque coloro i quali affossano le leggi con migliaia di emendamenti dimenticando la propria funzione di legislatore: si dovrebbe discutere e decidere per il bene dei cittadini, anche se l’idea è portata avanti dall’avversario politico.

I costi da tagliare sarebbero ben altri: quando mai in una fabbrica si è visto il padrone licenziare metà dei suoi operai per far funzionare meglio la produzione. Semmai in prima battuta non sarebbe meglio farli lavorare per metà dei loro salari stellari?

Di enti inutili in Italia che ne sono a bizzeffe e ci costano milioni e milioni di euro. Altro che CNEL dico io! L’avremo mai un governo capace di comprendere che quei posti al sole per politicanti trombati e amici degli amici vanno eliminati con una semplice firma?

E questo andare avanti indietro dando una volta maggiori responsabilità alle regioni e la volta dopo togliendogliele senza avere visione di come può funzionare uno stato?

Mi dispiace quindi perdere un’occasione per svecchiare l’Italia. Io di certo non voglio che il potere sia accentrato nelle mani di un’oligarchia degna di una dittatura.

Proporrei un altro referendum piuttosto. Che la politica venisse fatta da persone per bene che sapessero mettere il bene dei cittadini avanti alle loro carriere e al loro portafogli: lo so non è cosa fattibile in Italia, ma vi prego, lasciatemi sognare.

Acqua, la Consulta salva il Referendum

La notizia è di quelle che passano in sordina sulle testate giornalistiche, anche di questi tempi.

La Corte Costituzionale salva il Referendum dello scorso giugno. Lo fa dichiarando inammissibile l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011 con il quale, il governo Berlusconi, aveva aggirato il risultato referendario violando palesemente  l’articolo 75 della Costituzione.

In un paese normale una notizia del genere avrebbe tutta un’altra rilevanza e avrebbe comportato il pubblico ludibrio sull’arroganza di una politica abituata a calpestare la volontà del popolo di cui dovrebbero essere espressione. Forse in un paese normale nessuno mai avrebbe potuto nemmeno immaginare un simile comportamento.

In Italia invece non si biasima nessuno se ha cercato di fare il furbetto e non si prendono nemmeno in considerazione i costi economici e di consenso di siffatti abusi. Già perché impegnare la Corte Costituzionale non costa niente (forse meno che un referendum nazionale) e oramai siamo troppo abituati a certi comportamenti per biasimare a dovere chi è seduto su quegli alti scranni dimenticando che lo devono ai nostri voti quel posto in Parlamento.

17 marzo 2011 – 150° Unità d’italia

E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale», o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!

O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!

O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!

O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!

E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

(Piero Calamadrei – estratto del Discorso agli studenti milanesi – 1955)

Ascanio Celestini al C-day 12 marzo 2011 a Roma

Tutti in piazza a difesa della Costituzione

Al fianco del corteo principale di Roma sono in programma decine di altre manifestazioni nelle città italiane ed europee.

Accanto al corteo principale in programma nella capitale, appuntamento oggi alle 14:00 a piazza Repubblica dove campeggerà un enorme tricolore di 200 metri quadrati e uno striscione in cui ci sarà scritto che la Carta costituzionale è viva, sul sito internet del comitato promotore è pubblicato l‘elenco di tutte le città in cui si svolgono manifestazioni a sostegno dell’iniziativa. Le città coinvolte non saranno solo italiane. Sono in programma manifestazioni anche a Madrid, Londra e Amsterdam, passando per Siviglia, Bruxelles e molte altre città europee.

Il 12 marzo difendiamo la Costituzione

Tutti a Roma in difesa della Costituzione

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Onore e disciplina secondo la Costituzione

«Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge»

art. 54 – Costituzione italiana

Bandiera italiana

Costituzione italiana – Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Ci sono simboli che rappresentano non solo lo Stato, ma rappresentano l’identità della civiltà del nostro paese e uno di questi è sicuramente il tricolore. Non ho idea quando è diventata una moda darlo quasi per scontato tanto da riesumarlo solo per becere occasioni legate per lo più agli eventi sportivi. Forse la maggior parte dei rappresentanti delle nostre istituzioni nelle ultime decadi non sono state all’altezza delle loro cariche e purtroppo il popolo ha iniziato a considerare negativamente non tanto queste genti ma i simboli dello Stato che rappresentano.

CANTO XXX – Purgatorio

Così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,

sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.

Dante Alighieri

 

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