Questa sera c’è REPORT su RAITRE

Milena Gabanelli torna questa sera alle 21:45 su Raitre con una nuova puntata di Report.

L’inchiesta “Rivoluzione 4.0” di questa sera è di Michele Buono che ci parla della quarta rivoluzione industriale, quella dell’interconnessione e dei sistemi intelligenti: la fabbrica che fa dialogare i macchinari, gli uomini, e i prodotti. Sistemi di fabbriche collegate in rete che creano un unico processo produttivo.

Lo scopo e di razionalizzare la produzione. Si può personalizzare un prodotto, produrre in modo flessibile seguendo la domanda, senza più eccessi, magazzini pieni e invenduto: cioè l’anticamera della crisi.

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Per l’inchiesta The new normal di Giuliano Marrucci ci parla della fine del miracolo cinese, quella della crescita a due cifre. 

260x01445597515987newnormal1Quest’estate le borse di Shanghai e Shenzhen hanno tenuto per settimane l’economia globale col fiato sospeso.  Una fine preannunciata. Si chiama “new normal”, e significa meno crescita, meno industria, meno esportazioni, da una parte, dall’altra anche più servizi, più consumi interni, e il consolidamento di una classe media urbana che rappresenta un mercato di sbocco gigantesco per i nostri prodotti.

Noi saremo davanti al televisore stasera alle ore 21.45 su RAITRE, commentando la trasmissione e magari sfogandoci con un tweet. Per coloro che avessero ben altro da fare ricordiamo che RAI.TV mette a disposizione il podcast della trasmissione a partire dal giorno successivo alla messa in onda.

La Cina è sbarcata sulla Luna

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La Cina è sbarcata sulla Luna. La sonda Chang’e-3 – “Coniglio di giada” – ha toccato il suolo lunare alle 14.11 (ora italiana) appoggiando le sue quattro gambe molleggiate nella vasta pianura del Sinur Iridum, il fondo basaltico di un grande cratere nell’emisfero settentrionale. Dopo Russia e Stati Uniti, la Cina è il terzo paese a compiere un allunaggio morbido.

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Problema di bandiere a Londra 2012

L’altro giorno a Glasgow c’è stato il problema della bandiera coreana durante la partita di qualificazione del calcio femminile. Qualche ignorante  (o qualcuno dall’umorismo fuori luogo) dell’organizzazione ha confuso la Corea del Nord con la Corea del Sud dimenticandosi pure che non è che le due nazioni siano molto amiche. Risultato la squadra nordcoreana non ha giocato fino a quando non sono state sostituite le bandiere…

Quella che arriva sui media oggi è una notizia di tutt’altro tenore. Pare che il comitato olimpico cinese abbia fatto pressione e quindi ottenuto dagli organizzatori londinesi che una bandiera di Taiwan esposta in Regent Street fosse sostituita con quella approvata dal comitato olimpico nel lontano 1980.

Allora si stabilì che, considerate le tensione tra Cina e Taiwan, quest’ultima avrebbe potuto partecipare ai giochi solo accettando di utilizzare il nome Cina Taipei, al posto di Repubblica di Cina (nome completo di Taiwan), e di essere rappresentata dal drappo della delegazione olimpica al posto della bandiera ufficiale rossoblu. Il problema però è che quella sostituita fosse non una bandiera ufficiale in un sito olimpico.

Giustamente una blogger taiwanese ha voluto rimarcare il suo amore per la bandiera del suo paese alla faccia dei cinesi che ormai si credono i padroni del mondo… ovviamente la redazione del Cittadino Imperfetto tifa per la taiwanese.

COP15 – Un fallimento a metà

Mentre la giostra continua a girare e noi beatamente ce ne infischiamo se tra una trentina d’anni la temperatura si dovesse realmente alzare di qualche grado (vabbè magari qualcuno di noi sentirebbe le caviglie umide per l’innalzamento dei mari, ma vuoi mettere: invece di sorbirsi interminabili ore di coda nel traffico per raggiungere le spiagge, finalmente le spiagge verranno loro da noi in città), Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica hanno visto approvato il “Copenhagen Accord” (nome in codice FCCC/CP/2009/L.7che potete trovare nelle qui) dal consesso plenario dell’Assemblea che ha superato le opposizioni di alcuni (Sudan, Venezuela e Tuvalu fra tutti) semplicemente prendendo atto dell’intesa fra i cinque paesi. Continua a leggere

Clima modificato in Cina

A guardare le immagini al telegiornale mi è venuta la pelle d’oca e non era certo un riflesso condizionato nel vedere tutta quella soffice e fredda neve che ha ricoperto in poche ore la città di Pechino. china_dailyQuello che mi ha lasciato a bocca aperta è che l’abbondante nevicata fosse stata pianificata dai signori Zhang Qiang e Guo Wenli, rispettivamente direttore del Weather Modification Command Center e capo del centro climatico dell’Ufficio metereologico di Pechino che, per porre rimedio ai 110 giorni di siccità che affliggevano la regione (una siccità così non veniva registrata da ben 39 anni) hanno autorizzato l’utilizzo di ben 186 tubi contenenti ioduro d’argento. La nevicata avrà pure risolto il problema della siccità, ma ha completamente immobilizzato la città cinese e fatto chiudere le tre autostrade che la circondano rendendo alquanto difficile la vita ai 6.000 poliziotti addetti al traffico.

Pare che anche governo statunitense stia conducendo da circa mezzo secolo (ma la danza della pioggia delle tribù indiane sono antecedenti) esperimenti sulle manipolazioni climatiche (dal Progetto Cirrus al Progetto Popeye per finire al recentissimo Progetto S517, clikka qui per approfondire) e che dire sempre dei cinesi che durante la XXIX edizione dei Giochi Olimpici per avere bel tempo nelle giornate di apertura e di chiusura sparavano alle nuvole, ma qualcuno dovrebbe avvertire ‘sti signori che a scherzar col fuoco prima o poi ci si scotta. O, no?

 

I cinesi con GhostNet violano i computer di 103 paesi e del Dalai Lama

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Da tempo si mormora di un programma più o meno segreto del governo cinese che coinvolgerebbe i migliori hacker del paese per la raccolta di informazioni sensibili (operazione GhostNet per l’appunto). Ieri il NEW YORK TIMES ha pubblicato un articolo su come  Ronald J. Deibert, Greg Walton, Nart Villeneuve e Rafal A. Rohozinski del Munk Center for International Studies all’Università di Toronto che erano stati interpellati dall’entourage del Dalai Lama hanno scoperto una vasta rete di spionaggio che è riuscita a infiltrare in meno di due anni almeno 1.295 computer di 103 paesi, rubando documenti governativi da ambasciate, ministeri degli Esteri e altri uffici pubblici, e rovistando negli archivi di uffici privati. 0329-for-x-spywebL’operazione, tecnicamente whaling (perseguire obiettivi precisi su determinati computer) va avanti da tempo eavrebbe origine nella Repubblica Popolare Cinese, al ritmo di una dozzina di nuovi terminali “controllati” ogni settimana. Il computer infettato può anche essere abilitato alla ripresa e all’ascolto di quel che accade in una determinata stanza. Fbi e Cia, informati dell’esistenza di GhostNet, non hanno commentato.  Il governo cinese, dal canto suo, ha smentito ogni coinvolgimento anche se in un paese dove la rete internet è monitorata 24 ore su 24 sono in pochi a dubitare della spontaneità dell’azione di pirati informatici.

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