[Recensione] Rim of the World

Film commovente.
Ho pianto molto dall’inizio alla fine ripensando ai mille dollari di cachet pagati allo sceneggiatore (Zack Stentz) a cui auguro il contrappasso di dover guardare in loop e senza soluzione di continuità questo parto della sua povera mente.

A Netflix invece auguro tanta fortuna soprattutto per quando sarà costretta a portare i libri in tribunale vista l’ormai conclamata abitudine di dilapidare i lauti profitti in progetti di così basso livello che chiaramente non verranno mai presentati a Cannes.

Lo scopo non dichiarato di questo film è in realtà quello di spaventare a morte il genitore americano medio nella malaugurata ipotesi dovesse passargli per l’anticamera del cervello l’idea di mandare il proprio pargolo al campo estivo facendogli correre così il rischio di essere nominato baronetto dal cartonato della regina d’Inghilterra. Suggerisco piuttosto di spedirlo all’oratorio della parrocchia dove, a meno di non incappare in un prete dai gusti discutibili, si occuperanno di raddrizzare la sua anima capitalista abituata a usare la parentale carta di credito per pagare migliaia di dollari in discutibili capi d’abbigliamento firmati Adidas che vengono in realtà prodotti per pochi centesimi da alieni pieni di risentimento che covano segretamente il desiderio di invadere la Terra per sterminarci tutti.

Di contro mi ha profondamente colpito la sottile critica antimilitarista in contrapposizione all’incremento delle spese militari dell’amministrazione Trump: miliardi di miliardi di dollari spesi nello sviluppo di sofisticatissimi armamenti… e poi tutto il sistema di difesa dipende da una tamarrissima chiavetta usb di produzione cinese.

Sulla regia (McG), sulla fotografia e sul montaggio non mi posso pronunciare poiché francamente non pervenuti. Per quanto riguarda gli effetti speciali, un accordo di segretezza non mi consente di parlarne come altrimenti meriterebbero, posso dire che la tecnica segreta impiegata per gli effetti speciali è talmente segreta che è come se non esistessero.

Sui giovani attori non voglio infierire, preoccupato piuttosto che fra una decina d’anni la giapponesina (Miya Cech) che qui interpreta l’orfana cinesina possa fare la fine della più famosa Fan Bingbing mentre il giovane carotino nerd (Jack Gore) quella di Macaulay Culkin. Un po’ per scardinare gli stereotipi avviso dellinnovativa scelta stilistica che vede il componente di colore del gruppo (Benjamin Flores Jr.) NON destinato a perire stupidamente entro la prima mezz’ora di girato, ma solo eroicamente ferito e ciò insegna quanto conti per un attore essere rappresentati da un bravo agente. Sul quarto giovane interprete (Alessio Scalzotto) non mi pronuncio vista la scarsità di battute a lui riservate, ma la mancanza di espressione e la vacuità del suo sguardo in camera mi hanno ricordato molto un Silvester Stallone ante litteram.

Una menzione positiva invece va alla colonna sonora, la cui epicità avrei però adoperato nel prequel young adult de «Il Gladiatore» in cui l’adolescente Maximus mandato in vacanza nel villaggio di Asterix salva Roma da un invasione di cavallette cartaginesi.

GIUDIZIO FINALE: Ho talmente raccomandato la visione di questo film al mio odiatissimo vicino di casa che questi è andato subito a rinnovare l’abbonamento alla piattaforma Netflix – spero che questo seppur piccolo incremento agli utili possa mitigare le ire di Reed Hastings e di Marc Randolph (suoi fondatori).


P.S.: Un ultimo appello. Prego la produzione di restituire al più presto alla sua famiglia il pupazzo in CGI che interpreta l’unico alieno impiegato nel film: abbiate pietà, la sua famiglia è pure disposta a pagare un ragionevole riscatto.

[Serie Tv] – The Passage

Accendete il televisore, arrivano i vampiri della trilogia fanta-horror di Justin Cronin!

1837

The Passage è una serie fanta-horror della FOX Television, ideata da Liz Heldens (Friday Night Lights, The Orville),  prodotta tra gli altri dal Premio Oscar Ridley Scott (The Martian, Il Gladiatore) e diretta da Matt Reeves (L’Alba del Pianeta delle Scimmie, Cloverfield).
La serie è basata sulla trilogia di romanzi dell’autore americano Justin Cronin che tratta di una cospirazione governativa per proteggere l’umanità da un futuro distopico in balia dei vampiri.
La prima stagione è composta da 10 episodi da 44 minuti circa ciascuno, ha debuttato negli Stati Uniti dal 14 gennaio 2019 e in Italia dal 28 gennaio 2019 trasmessa dai canali della FOX.


Interpreti e personaggi

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Una lunga lunga gestazione (da film a serie tv)

The Passage è un progetto nato nel lontano 2007 quando la FOX acquisisce per $1,70m i diritti dei romanzi di Justin Cronin affidandone la trasposizione cinematografica allo sceneggiatore John Logan (Il Gladiatore, 007 Skyfall, Hugo Cabret) e al regista Ridley Scott.220px-The_Passage_(Justin_Cronin_novel_-_cover_art)
Nel 2011 entra in squadra Matt Reeves Jason Keller (Fuga dall’inferno, Die Hard – Un buon giorno per morire, Ford v. Ferrari) che riscrive daccapo la sceneggiatura.
Nel 2016 viene accantonato definitivamente il proposito di realizzare un film e dare un più ampio respiro all’intero progetto.
Così agli inizi del 2017 la FOX Television ordina un primo pilota della serie televisiva al team formato da Liz Heldens,  Matt Reeves e dalla Scott Free Productions (di Ridley e Tony Scott) affidandone la regia a Marcos Siega e scegliendo Mark-Paul Gosselaar e la giovane Saniyya_Sidney (e il suo personaggio che nel romanzo ha circa 6 anni viene ‘modificato’ in un più televisiva bambina di dieci anni) come protagonisti.
Nel 2018 l’episodio pilota viene parzialmente rigirato cambiando alcuni membri nel cast dal regista Jason Ensler accreditato quindi come co-regista insieme a Marcos Siega.
Viene infine ordinata una prima stagione di 10 puntate che negli Stati Uniti viene trasmessa a partire da metà gennaio del 2019 trainata il lunedì sera dall’altra serie di successo The Resident. Le prime puntate di The Passage vengono ben accolte sia dalla critica che dagli spettatori facendo ben sperare i fan nell’annuncio di una prossima seconda stagione.


Uno spettacolo eccezionale basato su uno scenario terribile

“I didn’t used to believe in monsters, but I do now,” Amy says. “I saw them change everything.” – (trad. «Non ero abituata a credere nei mostri, ma ora lo faccio.» dice Amy «Li ho visti cambiare tutto.»)
Passage_S1_MiniPoster_2018_hires2.jpgSpinto dalla necessità di trovare una cura per la moglie malata di Alzhaimer, il professor Jonas Lear insieme al suo fraterno amico scienziato Tim Fanning, organizza una spedizione nelle foreste della Bolivia dove scoprono un virus che rende più forte e immune alle malattie lo stesso Fanning che viene assalito e contagiato. Nasce così il Progetto Noah diretto dal Maggiore Nichole Sykes con l’obiettivo di creare un vaccino in grado di debellare qualsiasi malattia: in una base segreta vengono condotti esperimenti illegali su alcuni condannati a morte e su una bambina orfana senza famiglia di nome Amy che per via della giovane età potrebbe avere una migliore risposta al virus, salvando milioni di persone da una nuova pandemia. Istantanea_2019-02-20_13-04-05.pngTuttavia, nulla va secondo i piani del governo e i pazienti sottoposti alla sperimentazione si trasformano in telepatiche creature infettive assetate di sangue. La piccola Amy è la sola a poter liberare il mondo dall’incubo in cui è precipitato, affiancata dal suo protettore, l’agente dell’FBI Brad Wolgast, che inizialmente è colui che la rapisce per conto del Progetto Noah, ma che poi si ribella agli ordini dell’ex agente operativo della CIA incaricato delle operazioni, Clark Richards.

ThePassageBB-678x381.jpg


Salviamo il mondo dai vampiri… ancora una volta

Gli ingredienti sono magari i soliti e forse questo è l’unico tallone d’Achille di questa serie tv di genere.
La sceneggiatura è più che solida e si vede che si avvale della collaborazione dello stesso autore che ha portato al successo letterario la saga, ma un conto è la carta stampata e il gusto dei lettori, tutta un’altra cosa il palato esigente di una platea televisiva che negli anni è stata bombardata dagli eventi catastrofici più disparati compresi i virus vampireschi (ancora non ci siamo ripresi dall’appena terminata serie sui vampiri The Strain di Guillermo del Toro).
imagesSe le prime puntate vergono sul complotto governativo e sulla segretezza del Progetto Noah, i successivi episodi divengono ancora più interessanti per la scoperta dei poteri dei vampiri e la crescita d’importanza del personaggio di Amy.
Il dejà vu si supera così ben presto apprezzando la recitazione di un cast di tutto rispetto: bravi e convincenti tutti, compresa la giovane Saniyya_Sidney già apprezzata nella miniserie Radici. download.pngLa lunga gestazione non ha compromesso la trasposizione del racconto nel media televisivo che è sicuramente valorizzato dalla mano sapiente della showrunner Liz Heldens che non per niente ha già firmato un lungo contratto di collaborazione per i prossimi anni con la Fox. L’unico timore è che lo show non rientri nei piani della dirigenza del network che potrebbe, come già capitato in passato, non rinnovare la serie anche se apprezzata dal pubblico.

[Python] Traduttore automatico di sottotitoli

La mia smodata passione per le serie tv made in USA mi ha iniziato al binge watching molto prima che ne venisse coniato il termine per diventare una moda. Ricordo ancora il week end di una decina di anni fa, passato a ‘recuperare’ su internet gli episodi delle prime tre stagioni di «Battlestar Galactica» poco prima della trasmissione in America della quarta stagione. Di lì ho scoperto che non mi piaceva attendere qualche anno prima di poter guardare una serie tv che mi interessava e che internet da questo punto di vista era una notevole risorsa se si era disposti ad abituare l’occhio a non perdersi nessuna scena sbirciando contemporaneamente i sottotitoli sullo schermo (ancora tante grazie Italiansubs!).


Ora che i sottotitoli in italiano si fa più fatica a trovarli, un po’ per gioco e un po’ per utilità, ho pensato di creare uno script in Python che traduce un file di sottotitoli in inglese nel corrispettivo in italiano utilizzando la libreria googletrans (link) che sfrutta l’API di Google Translate. Il risultato non sarà dei più corretti ma IMHO abbastanza accettabile per godersi un episodio della propria serie tv preferita.


Ingredienti:

    • python 3
    • libreria googletrans (per la traduzione)
    • librerie sys, os (per la gestione dei file)
    • libreria timeit (per computare le prestazioni)

Per installare la libreria avendo a disposizione l’utility PIP è sufficiente digitare il seguente comando:

pip install googletrans

Analizziamo le parti principali del sorgente:

Innanzitutto importiamo le librerie che ci necessitano:

import sys, os
from googletrans import Translator
from timeit import default_timer as timer

Memorizziamo in una variabile il tempo iniziale che ci servirà per calcolare successivamente le prestazioni dello script:

start = timer()

E inizializziamo il traduttore sull’API pubblica di Google Translate:

translator = Translator(service_urls=[
      'translate.google.com',
      'translate.google.it',
    ])

Il progetto prevede di dare in pasto al traduttore le frasi contenute in un file in formato .srt contenente i sottotitoli in inglese, strutturalmente fatto in questo modo:

Per quanto riguarda il nome del file da tradurre lo passeremo come argomento nell’istruzione di esecuzione del programma. Il nome del file prodotto con i sottotitoli tradotti in italiano sarà generato conseguentemente aggiungendo il suffisso “_tradotto”. Viene anche controllata l’esistenza di un eventuale precedente file di traduzione avente lo stesso nome di quello in produzione e nel caso verrà cancellato.

try:
sourcefile = sys.argv[1]
resultfile = sys.argv[1].replace('.srt', '')+'_tradotto.srt'
except:
sourcefile = "sottotitolo.srt"
resultfile = sourcefile.replace('.srt', '')+'_tradotto.srt'

if os.path.isfile(resultfile) == True:
os.remove(resultfile)

Nessun problema ad aprire il file in questione e scomporre le righe di testo in elementi di una lista. Inoltre già che ci siamo cancelliamo gli eventuali inutili spazi vuoti in testa e in coda a ciascuna riga con il metodo strip():

with open(sourcefile) as f:
    content = f.readlines()
content = [x.strip() for x in content]

Ovviamente al nostro traduttore dovremo passare ‘solo’ i testi e non gli altri elementi utili alla renderizzazione a video dei sottotitoli. Inoltre al traduttore dobbiamo passare delle frasi intere, anche se nel file dovessero risultare ‘spezzate’ su più righe.

Processiamo ciascuna riga della lista creata e scartiamo quelle righe (senza eliminarle perché ci occorreranno poi per scrivere correttamente il file .srt dei sottotitoli tradotti) contenenti un numero intero (cioè il numero del sottotitolo) piuttosto che la durata del sottotitolo (che Python vede comunque come una stringa di testo da qui la trovata di pulire la riga dal segno di separazione (“:”) e di considerarne solo i primi 5 caratteri, in modo che ad esempio la riga “00:00:03,886 –> 00:00:07,961” venga computata come “00000” che Python riconosce giustamente come numero e quindi ce la fa scartare:

for item in content:
    count += 1
    if item.isdigit() == False:
        try:
            control = item.replace(":","")
            part = control[0:4].isdigit()
        except:
            part = False

Per risolvere il problema delle frasi spezzate su più righe come abbiamo ad esempio in questo caso:

Dove per ottenere una traduzione corretta occorre passare al traduttore una corretta frase interaBut you won’t fix the real problem” e non due righe separate come si presentano nel file. Si andrà quindi a tradurre quanto memorizzato in una lista ‘volatile’ solo dopo aver incontrato un salto di riga vuoto come questo:

Di seguito la mia soluzione che memorizza il testo da tradurre nella stringa “datradurre” che viene passata al traduttore istanziando l’oggetto translations da cui ricaviamo il testo tradotto quando la variabile trigger ‘accio’ processa una riga vuota. Ovviamente occorre tenere conto che sebbene al traduttore la frase di due righe verrà fornita in una riga sola, al momento della ricostruzione del sottotitolo tradotto la frase dovrà essere nuovamente divisa se troppo lunga per non perdere in leggibilità del sottotitolo: la frase sarà ‘spezzata in due righe dovesse essere composta da più di 5 parole e comunque da più di 40 caratteri (esclusi i segni ‘speciali di renderizzazione). Dopo aver passato la stringa al traduttore questa viene azzerata, pronta per le righe successive. Il tutto viene memorizzato in una lista denominata ‘traduzione’ a cui si aggiungeranno man mano tutte le righe processate, comprendenti il numero del sottotitolo, i tempi di inizio e fine visualizzazione e la traduzione ottenuta (o il testo originale se il programma non è riuscito a tradurre).

       if part != True:
            datradurre = datradurre +' '+item
            datrad_non.append(datradurre)
            accio = ("_______"+str(item)+"________________>")
            if accio == "_______________________>":
                try:
                    translations = translator.translate(datradurre, src='en', dest='it')
                    trad = translations.text
                    parole = 0
                    a = trad.split(" ")
                    for i in a:
                        if (i!=" " and i!="<i>" and i!="</" and i!="i>" and i!="-" and i!="..."):
                            parole=parole+1
                    if parole >5 and len(trad) >40:
                        frase = range(6,parole)
                        primariga = str(a[0])+' '+str(a[1])+' '+str(a[2])+' '+str(a[3])+' '+str(a[4])+' '+str(a[5])
                        secondariga = ''
                        for x in frase:
                            secondariga = secondariga+' '+str(a[x])
                        traduzione.append(primariga)
                        traduzione.append(secondariga[1:])
                        traduzione.append(item)
                        TRcount += 1
                    else:
                        traduzione.append(trad)
                        traduzione.append(item)
                        TRcount += 1
                except:
                    for x in datrad_non:
                        traduzione.append(x)
                    traduzione.append(item)
                    NOcount += 1
                datradurre = ""
                datrad_non.clear()
        else:
            traduzione.append(item)

Dopo aver processato tutte le righe si può procedere a generare scrivendo riga per riga il file .srt con i sottotitoli tradotti:

with open(resultfile, 'a') as f:
    for item in traduzione:
        f.write(item+'\n')

Possiamo calcolare a questo punto il tempo di esecuzione in secondi del programma:

end = timer()
tempo = "{0:.2f}".format((end - start))

E infine visualizzare le statistiche raccolte con i vari contatori alimentati durante il processo di traduzione:

print('\n')
print ('Totale righe _________ '+str(count))
print ('Totale traduzioni ____ '+str(TRcount))
print ('Problemi traduzioni __ '+str(NOcount))
print ('Totale tempo _________ '+tempo+'s')
print('\n')

Non sarà lo script meglio scritto, ma in un tempo ragionevole (circa 300 secondi per processare un episodio di tre quarti d’ora) riesce a sfornare dei sottotitoli in italiano discretamente accettabili.

Codice sorgente completo disponibile su GITHUB (link).

[ SPOT ] «Mamma ho perso l’aereo» al tempo di Google Assistant

Sono passati quasi trent’anni da quando una mia versione più mocciolosa rimase a bocca aperta di fronte alle imprese del piccolo Kevin McCallister lasciato erroneamente da solo a casa durante le festività natalizie a fronteggiare con il suo ingegno da bambino i ladri cattivi.

Un film divenuto quasi da subito un cult del genere, che fortunatamente la televisione ripropone ogni anno a cavallo di Natale e Capodanno alla stregua di “Una poltrona per due” senza il quale al Natale mancherebbe qualcosa tipo la scintillante punta dell’albero addobbato e/o il calore del bue nel presepe.

I ragazzi di MountView hanno ben pensato di sdoganare il loro Google Assistant al grande pubblico riproponendo alcune scene iconiche del film Mamma ho perso l’aereo interpretate da un più maturo Macaulay Culkin che oggi ha a disposizione le moderne tecnologie per fronteggiare i cattivi senza fare molta fatica. 

In questo caso la pubblicità è così ben fatta e ben pensata da far dimenticare per un attimo di essere spettatori dell’ennesimo strumento di marketing e di godere di essere trasportati per qualche secondo nei ricordi della nostra magica infanzia.

Comunque in concomitanza di questa campagna pubblicitaria e quindi per un tempo limitato (e presumibilmente solo per il mercato anglofono), Google Assistant risponderà così ai seguenti comandi vocali:

  • “Did I forget something?” – farà esclamare al dispositivo il celebre “KEVIN!!!!”
  • “How much do I owe You?” o “It’s me Snakes. I got the Stuff” – farà ricreare il dialogo del film che guarda Kevin, creato appositamente per il film, “Angels with filthy souls”
  • “The Wet Bandits are here” – farà sentire cosa farebbe Kevin in uno dei momenti più iconici del film
  • “I’m the man of the house” – farà rivivere la scena in cui Kevin si mette il dopobarba

 

Realtà 1 – 0 Fantasia: estinto il pappagallo del cartone “Rio”

Carlos Saldanha è un regista famoso per essere il creatore della serie di successo dell’Era glaciale e per essere stato nominato all’Oscar per il lungometraggio Ferdinand. Il regista brasiliano ha anche coronato il suo sogno di portare sul grande schermo i colori e la musica della sua terra d’origine realizzando, dopo una gestazione di alcuni anni, la saga del pappagallo ‘Blu’.

 

2011 l’anno di Rio

Quell’anno a competere con il successo annunciato del sodalizio Disney & Pixar con il sequel Cars 2, viene distribuito nei cinema di tutto il mondo dagli Blue Sky Studios del visionario Chris Wedge il film d’animazione Rio.

La storia è incentrata su «Blu», un raro esemplare di ara di Spix che, a causa di un incidente di trasporto, viene abbandonato in Minnesota. Diversi anni dopo sarà l’ornitologo «Tullio» ad informare «Linda», che intanto l’aveva adottato nella sua libreria, che il pappagallo è l’ultimo esemplare maschio della sua specie e che per scongiurarne l’estinzione è indispensabile l’accoppiamento con l’esemplare femmina di nome «Gioiel» da poco catturata a Rio de Janeiro. Dopo una serie di avventure e peripezie in Brasile, la coppia di uccelli avrà tre figli scongiurando così il pericolo di estinzione.

Il film è stato accolto piuttosto bene dalla critica e dal pubblico dei più piccoli che ne ha apprezzato soprattutto la comicità e la musica (Oscar 2012 per la migliore canzone (‘Real in Rio‘):

Il meritato successo porterà a realizzarne nel 2014 un sequel, Rio – Missione Amazzonia, dopodiché i personaggi della saga, ormai diventati famosissimi, diverranno i protagonisti di una variante di successo del popolare gioco Angry Birds.

 

2018 l’anno dell’ufficialità dell’estinzione dell’ara di Spix

La notizia è di queste settimane con la pubblicazione di uno studio dell’autorevole associazione naturalistica BirdLife: il pappagallo salito alla ribalta con il film d’animazione Rio è nella lista delle specie ufficialmente estinte in natura. L’uccello brasiliano infatti, insieme ad altre otto specie di uccelli, secondo l’associazione internazionale specializzata nella conservazione delle varie specie aviarie, è scomparso dalle foreste addirittura dal 2000, anno a cui risale l’ultimo avvistamento: una delle principali cause che ne hanno decretato la perdita è la deforestazione dell’Amazzonia e delle aree verdi sudamericane. 

Stuart Butchart, capo scientifico di BirdLife, spiega: “Il 90% delle estinzioni di uccelli negli ultimi secoli sono avvenute su isole. Tuttavia i nostri risultati confermano che c’è un’ondata crescente di estinzioni che si sta diffondendo attraverso i continenti, guidata principalmente dalla perdita e dal degrado dell’habitat a causa di agricoltura e disboscamento non sostenibili”.

 

…ma non tutto è perduto!

Per l’ara di Spix, noto fra i più piccoli come il pappagallo «Blu», c’è però ancora una speranza: esistono infatti alcuni esemplari in cattività, una sessantina in tutto, e prossimamente verrà effettuato, sempre in Brasile, un tentativo di reintroduzione in natura reso ancora più difficile dalla continua deforestazione. C’è da tenere incrociate le dita e di sperare che il creato sia in grado di resistere alle violenze perpetrate dall’uomo che dovrebbe invece averne la massima cura.

[Google – doodle] Omaggio a Georges Méliès

Magari avete appena visto l’ultimo degli Avenger o quello sui videogiochini di Spielberg, due film che stupiscono lo spettatore grazie agli effetti speciali, alle invenzioni della computer graphics che riescono a ricreare sullo schermo ciò che è scaturito dalla fantasia del regista e degli sceneggiatori per emozionare il loro pubblico.

Ora pensate di andare indietro nel tempo di un centinaio d’anni: il cinema agli esordi, muto, con i dialoghi scritti sullo schermo e la musica affidata al pianoforte in sala.

Il doodle-film-animato di oggi è un omaggio a un chi è stato talmente visionario da rimanere talmente affascinato dall’invenzione dei fratelli lumiere da immaginare di far sognare gli spettatori con delle trovate fantastiche.

Figlio di un produttore di scarpe il prestigiatore parigino Georges Méliès presente alla prima rappresentazione del cinematografo del 28 dicembre 1895, rimase talmente impressionato, da buttarsi a capofitto nella produzione di film, diventando un illustre pioniere della settima arte.

Quindi l’omaggio Google lo fa all’artista che seppe cogliere le potenzialità di un nuovo mezzo espressivo legato alle immagini impresse su pellicola. Il cinematografo che grazie alla sua inventiva e al suo passato da illusionista riuscì a portare a livelli che ancora oggi sono in grado di lasciarci a stupirci. Come il suo film più noto ‘Viaggio nella luna‘ ispirato all’opera di Jules Verne o a ‘Le manoir du diable‘ capostipite del genere horror.

Georges Méliès ebbe il merito di utilizzare per la prima volta tecniche di montaggio, mischiate a numeri di varietà, scherzi, attrazioni di tipo teatrale e a quelle che lui chiamava ‘fantasmagorie‘ per portare sullo schermo un po’ di quella meraviglia e di quello stupore che ancora oggi possiamo rivivere andando al cinema.

Grazie al doodle di Google di oggi possiamo rivivere l’impresa di Méliès gustandoci un’animazione (in versione 360°) direttamente ispirato alla sua opera.

[Serie Tv] – Stargate Origins

La saga sul portale dimensionale ispirata al film del 1994 continua con una nuova webserie ambientata al tempo dei nazisti.

Stargate Origins (abbreviato SGO) è una webserie fantascientifica appartenente al franchise di Stargate.

Prodotta dalla MGM Television e ideata da Mark Ilvedson e Justin Michael Terry, l’intera serie è composta da 1 stagione di 10 episodi da 10 minuti circa ciascuno, resa disponibile dal 15 febbraio 2018 sul sito della MGM – Stargate Command.

Interpreti e personaggi:
  • Ellie Gall: Catherine Langford
  • Connor Trinneer: Paul Langford
  • Aylam Orian: Dr. Wilhelm Brücke
  • Philip Alexander: Capitano James Beal
  • Shvan Aladdin: Wasif

Stargate è uno dei franchise di fantascienza di maggior successo. Sebbene non possa vantare la longevità di Doctor Who, i mezzi produttivi di Guerre Stellari e il numero di fan sfegatati di Star Trek, si può dire che con il tempo si è conquistato il suo posticino nell’olimpo della sci-fi. Il tutto è iniziato con un film senza pretese e dal successo inaspettato. Stargate uscito al cinema nel 1994 inizia con l’esercito americano che assume un portentoso archeologo (James Spader) per aiutarli a capire un antico manufatto alieno trovato nel deserto egiziano negli anni ’20. Il gigantesco anello di metallo si rivelerà essere un portale verso un altro mondo, dall’altra parte dei quali discendono gli schiavi egiziani ancora servi di un potente essere alieno che finge di essere il loro dio, Ra. Anche se i militari, guidati da Kurt Russell, inizialmente hanno in programma di distruggere il pianeta, finiscono per liberare il popolo schiavo e far fuori il cattivo. The End.

Da quella idea tre anni dopo fu tratta una serie tv,  Stargate SG-1 (trampolino di lancio delle carriere artistiche di Amanda Tapping e Richard Dean Anderson) che ne continuò lo svolgimento della storia. In men che non si dica (beh, ci sono volute ben 10 stagioni), la franchise Stargate si riempì di molteplici razze di alieni e divinità diverse su innumerevoli mondi, dozzine di squadre di viaggiatori e altre serie spin-off tra cui Stargate: Atlantis e Stargate: Universe, diventando un vero proprio cult, con appassionati in tutto il mondo.

E come tutte le cose belle che per esserlo devono finire dopo un po’, anche Stargate sembrava essere finita nel dimenticatoio. Almeno fino allo scorso agosto quando la MGM licenziò il portale web dedicato alla saga intitolandolo Stargate Command rimpinguandolo continuamente di contenuti per i fan e promettendo una webserie esclusiva in 10 parti, Stargate Origins per l’appunto.

Stargate Origins si adatta quasi miracolosamente alla continuità di Stargate e Continua a leggere

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