Chrome sta diventando il nuovo Internet Explorer 6

I siti che funzionano solo con Chrome sono un problema

Chrome è ad oggi il browser più popolare su qualsiasi device grazie al successo di Android e all’aumento delle installazioni su PC Windows e Mac Os. Google si è accaparrata in questo anni una fetta consistente dell’esperienza degli utenti in rete, controllando le informazioni rilasciate dal suo motore di ricerca e dominando tra i servizi ‘gratuiti’ più utilizzati come Gmail e YouTube. Chrome è diventato lo strumento per accedere alla vasta gamma di servizi dell’azienda di Mountain View. Mentre un tempo Google promuoveva standard web che funzionavano sui diversi browser e non solo su Chrome, di recente i suoi servizi spesso ignorano gli standard e costringono le persone a utilizzare il suo browser.

Chrome, in altre parole, viene utilizzato allo stesso modo come in passato veniva usato Internet Explorer 6, con gli sviluppatori web che ottimizzano in primo luogo per Chrome e quindi solo successivamente per i browser rivali. Per capire come siamo arrivati a questo punto, segue una piccola (o grande, a seconda dei punti di vista) cronologia della storia dei browser. Per capire perché ha oramai senso affermare che “Chrome è il nuovo Internet Explorer 6“, occorre innanzitutto sapere come IE6 è diventato un dannato problema agli inizi del 2000.

Un breve riassunto della storia dei browser  

Il dominio di Microsoft sui PC con Windows raggiunse il picco massimo 16 anni fa. Insieme alla Intel, i ragazzi di Redmond spesero circa 1 miliardo di dollari per promuovere il lancio di Windows XP, con uno spot televisivo con Ray of Light di Madonna. Eravamo in tempi precedenti a quelli degli iPod, di Gmail o di YouTube e al tempo Microsoft non pativa minimamente la concorrenza di Google. La Microsoft agì ai tempi come una società che poteva permettersi di fare ciò che voleva, e praticamente lo fece. Dopo aver distrutto la concorrenza di Netscape, nacque l’era di Internet Explorer 6.

Internet Explorer 6 debuttò insieme a Windows XP, strettamente connesso a molte delle sue funzionalità. Con la crescita della popolarità di XP, crebbe anche quella del web. IE6 arrivò proprio mentre la bolla “dot com” stava crollando e l’utilizzo di Internet negli Stati Uniti crescendo rapidamente. Per molti, Internet Explorer divenne la modalità di accesso ala rete, tanto che il suo logo divenne per i più sinonimo di Internet.
Fu così che al suo apice, Internet Explorer 6 dominava il 90% dell’intero mercato dei browser.

Microsoft in pratica aveva il controllo dello strumento attraverso il quale milioni di persone accedevano alle risorse del web e, con Internet Explorer 6, iniziò a mostrare i suoi muscoli. Mentre il web diveniva sempre più popolare, emergevano pure gli standard che avrebbero aiutato gli sviluppatori a creare siti e applicazioni che avrebbero funzionato su più dispositivi e browser. Internet Explorer 6 ignorava in gran parte gli standard web in uso in quel momento, e ciò comportò a Microsoft e agli sviluppatori web un percorso di decisioni dolorose per gli anni a venire.

Ignorare gli standard web comportò per gli sviluppatori di iniziare a codificare i siti specificatamente per Internet Explorer e a raccomandare ai propri clienti di accedere ai loro siti utilizzando solo Internet Explorer.
Internet Explorer 6 esisteva da ben cinque anni, continuando ad ignorare gli standard web come pure una pletora di difetti sulla sicurezza, quando iniziarono ad emergere i primi rivali degni di nota. Nel 2004, la Mozilla Foundation, fondata dall’ex produttore di browser Netscape, rilasciò Firefox 1.0. Il nuovo browser introduceva interessanti features come la navigazione a schede e il blocco dei pop-up ed ebbe immediato successo tra gli utenti, tanto che i fan riuscirono a raccogliere abbastanza denaro per pagare un annuncio pubblicitario a tutta pagina sul New York Times. Era nato browser in grado di dare filo da torcere a Internet Explorer, la prima alternativa seria dai tempi di Netscape.

Microsoft rispose alla concorrenza rilasciando Internet Explorer 7 nel 2006, che implementava la navigazione a schede e altre funzionalità in grado di fidelizzare gli utenti alle funzionalità predefinite di Windows. Purtroppo IE7 non migliorò di molto il supporto agli standard web e pertanto le critiche su Microsoft e il suo ostinarsi ad ignorarli iniziarono a farsi sempre più insistenti. Fintanto che pure il co-inventore del World Wide Web, l’informatico Tim Berners-Lee, si vide costretto a criticare gli intenti di Microsoft.

Al tempo del rilascio di Firefox, gli sforzi di Google erano concentrati sul proprio algoritmo di ricerca e sulla crescita degli introiti pubblicitari. Invece di creare il proprio browser, i ragazzi di Mountain View crearono Google Toolbar (che è stato uno dei primissimi progetti guidati dall’odierno amministratore delegato del colosso, Sundar Pichai). La barra degli strumenti era un componente aggiuntivo per Internet Explorer o Firefox che aggiungeva un blocco popup e un facile accesso alla ricerca sul motore di Google. Funzionò come cavallo di Troia per aggiungere funzionalità extra ai browser e indirizzare le persone ai propri servizi. Google lo promosse pesantemente sulle sue pagine dei motori di ricerca e il blocco dei pop-up fu particolarmente apprezzato dagli utenti di Internet Explorer 6.

Con l’aumentare della popolarità di Firefox e l’intensificarsi delle frustrazioni su Internet Explorer, Google uscì sul mercato nel 2008 con il proprio browser, Chrome. Google si è immediatamente concentrata sugli standard web e sul rispetto dell’HTML5, superando entrambi i test Acid1 e Acid2 già con la prima versione di Chrome, cosa che non era per niente riuscita alla rivale Microsoft. In breve gli sviluppatori migrarono su Chrome poiché consentiva loro di creare siti web migliori basati sugli standard web, e tutto ciò diede il via alla guerra per accaparrarsi quote di mercato tra Internet Explorer, Firefox e Chrome.

Sebbene Chrome non sia mai riuscito ad ottenere il 90% delle quote di mercato dei browser desktop, è comunque ad oggi lo strumento principale attraverso il quale le persone accedono a Internet. Netmarketshare, W3Counter e StatCounter posizionano comunque Chrome a circa il 60% della navigazione desktop, con Safari, Firefox, IE ed Edge tutti molto indietro, con una quota di mercato di circa al 14% ciascuno (i divario dipende dalla fonte). Ad ogni modo, Chrome ha oggi la stessa supremazia che aveva Internet Explorer in passato e, purtroppo, si stanno iniziando a vedere app di Google che disattendono gli standard web proprio come Microsoft aveva fatto un decennio e mezzo fa.

Funziona meglio (o solo) con Chrome

Sia che diamo la colpa a Google o al Consorzio World Wide Web (W3C), il problema è stato particolarmente evidente per tutto il 2017. C’è lo zampino di Google dietro ai molti messaggi “funziona meglio con Chrome” in cui ci si imbatte in rete. Servizi come Google Meet, Allo, YouTube TV, Google Earth e YouTube Studio Beta bloccano il browser predefinito di Windows 10, Microsoft Edge e costringono gli utenti che li vogliono utilizzare a scaricare Chrome. Google Meet, Google Earth e YouTube TV non sono nemmeno supportati da Firefox. Dal canto suo, Google ha dichiarato nei suoi comunicati stampa di lavorare al supporto di Google Earth su Edge e Firefox, inoltre sta “lavorando per portare YouTube TV a più browser in futuro”.

Hangouts, Inbox e AdWords 3 erano tutti nella stessa situazione al loro debutto. Tanto da costringere uno sviluppatore Microsoft a descrivere il comportamento di Google come strategicamente intenzionale. “Quando la più grande web company al mondo blocca i concorrenti, sembra meno un incidente e più simile a una strategia”, aveva scritto lo sviluppatore in un Tweet ora cancellato.

Google non è sola nel suo approccio “funziona meglio con Chrome”, altre web company hanno iniziato a dichiarare che i loro siti web funzionano meglio con Chrome. Groupon, Airbnb e Seamless sono tutte colpevoli di avallare questo modo di operare, sebbene un membro del team di Chrome  abbia poi dichiarato “per favore non create siti solo per Chrome”È un utile consiglio anche se Google non lo sta mettendo in pratica. (In seguito, Groupon ha rivisto la sua politica “ottimizzata” per Chrome con un Tweet veramente carino).

Ma perché sta succedendo questo? “Tra le dozzine di progetti Web in corso in un dato momento su Google, solo una piccola parte di questi richiede Chrome a un certo punto del loro ciclo di sviluppo, principalmente a causa di vincoli di risorse o di tecnologia”, spiega Ben Galbraith, direttore di Chrome Web Platform in una dichiarazione a The Verge. “In ogni caso, lavoriamo per cercare di superare questi vincoli per quanto possibile, perché crediamo che un open Web sia fondamentale per costruire una rete migliore.

Il tutto pare risolversi quindi a una pura questione di risorse ingegneristiche sia da parte di Google che delle altre web companies, piuttosto che a una cospirazione per distruggere Firefox o EdgeI dipendenti di Google utilizzano Gmail, il motore di ricerca Google e Chrome, così come la maggior parte dei loro clienti, quindi è comprensibile che ottimizzino i loro lavori per quest’ultimo browser. Il team di Google Chrome pare essere ancora un grande sostenitore dell’open Web, ma se il resto degli sviluppatori di Google ottimizzano i servizi solo per Chrome, si creano criticità.

Un problema è che gli sviluppatori di Google spesso creano molti dei nuovi standard, essendo estremamente attivi nello sviluppo di nuove funzionalità per il web”, spiega Jason Ormand, ingegnere presso Vox Media. “Scrivono proposte e le fanno passare attraverso il gruppo che lavora agli standard, W3C, in modo che diventino gli standard”. Ciò significa che spesso Google è la prima a promuovere questi standard, perché la società li ha sostenuti. Ma tutto ciò combinato al fatto che molti degli sviluppatori si focalizzano su Chrome per lo sviluppo web comporta che si creino tutti questi problemi.

È comunque difficile immaginare allo stato attuale come questa situazione Chrome centrica possa venire risolta. Google si è allontanato anni fa da WebKit e dal suo motore di rendering, Blink e nel frattempo ci sono state diverse ottimizzazioni per le librerie open source, per i framework e per le altre parti del motore che causano errori in altri browser. Si avrà evidenza della situazione provando ad utilizzare Safari, Firefox o Edge per accedere a quei siti che gli sviluppatori  hanno creato per Chrome, per verificare quanto sia più facile per lo staff di supporto del sito raccomandare di scaricare Chrome piuttosto che riscrivere parti del codice sorgente del sito. Gli sviluppatori hanno dedicato molto tempo a ottimizzare siti per Chrome e a risolvere problematiche con correzioni o modifiche ad hoc per questo browser.

Google controlla anche il sito più popolare al mondo e lo utilizza regolarmente per spingere ad installare Chrome. Se si visita il sito Google.com con un browser non Chrome, viene richiesto fino a tre volte se si desidera scaricare il loro browser. Va detto che pure Microsoft usa tattiche simili per convincere gli utenti di Windows 10 a restare con Edge.

La parte preoccupante per chiunque abbia investito nell’open Web è che Google sta iniziando a ignorare un principio che sostiene, difendendo i propri servizi che funzionano solo su Chrome (anche se provvisoriamente solo al loro debutto). Considerata la quantità di volte che una simile situazione si è già verificata, è molto probabile che l’ultima app Google che funziona solo su Chrome, YouTube TV, non sarà l’ultima.

“Tutto ciò non è per niente accettabile”, afferma Jen Simmons, membro del gruppo che lavora sullo standard CSS e sostenitore degli sviluppatori di Mozilla, facendo riferimento a Groupon per l’ottimizzazione del suo sito per Chrome. “Gli sviluppatori web, possono fare di meglio. Sviluppare per il web, non per un browser. Altrimenti si sacrificano gli utenti. “

John Gruber, autore del blog Daring Fireball e inventore del formato di pubblicazione Markdown, avverte che potrebbe esserci di più in futuro. “Ci sono così tante cose solo su Chrome in questo momento”, dice Gruber. “Se pensi che Google non stia costruendo una piattaforma proprietaria di Chrome, stai nascondendo la testa nella sabbia.”

C’è qualche speranza, però. “Contribuire a stabilire le abitudini degli sviluppatori che supportano la crescita dell’open Web rimane un punto focale per il team di Chrome e per Google per tutto il 2018”, afferma Ben Galbraith di Google. È fondamentale che sia il team di Google Chrome sia quelli di Google siano attentamente istruiti per evitare siti funzionanti solo con Chrome.

Microsoft potrebbe aver celebrato la morte di Internet Explorer 6, ma se Google non sta attenta, potrebbe semplicemente far risorgere una brutta era di Internet dove il “funziona meglio con Chrome” diventa l’incubo moderno.


fonte TheVerge.com – link

2 Risposte

  1. Ottimo excursus di un’egemonia che ha l’aria di trasformarsi in esclusività.

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