Siamo tutti ignoranti (e alcuni un po’ più degli altri)

Prendo spunto dal nuovo video postato su Youtube dall’amichevole chimico di quartiere Dario Bressanini per fare qualche riflessione sull’argomento disinformazione.

Ho sempre trovato i video di questo bravo divulgatore scientifico davvero molto interessanti, in grado di colmare le mie curiosità scientifiche e che spesso sfatano alcune credenze popolari prive di fondamento. Se vi piace leggere di questi argomenti vi consiglio caldamente i suoi libri e il suo blog Scienza in cucina.

L’occasione del video è di smentire la bufala (aka fake news) che circola in rete ormai da qualche tempo: quella che ci vorrebbe in forma smagliante e sanissimi a forza di ingurgitare spicchi di limone sotto sale fermentati.

L’efficace Bressanini, con il suo solito approccio da studioso di chimica, smonta a una a una le tesi errate su cui si basa questa fantomatica procedura miracolosa, mettendone in discussione l’efficacia che non ha nessuna evidenza scientifica.

Ma ciò che più mi ha dato da pensare è stata la seconda parte del suo argomentare in cui dichiara:


Viviamo in un mondo in cui apparentemente è molto facile accedere alle informazioni, ma spesso ignoriamo che il web oltre ad essere una fonte preziosa di notizie è purtroppo anche una discarica di disinformazione in grado di creare un nuovo tipo di ignoranza: quella che non deriva dalla mancanza di istruzione, ma generata dalle false informazioni.


Effettivamente sia che siano fatte circolare per propaganda, che per creare un mercato di consumatori, ogni giorno veniamo letteralmente bombardati da innumerevoli informazioni false o semplicemente distorte, in barba a qualsiasi etica giornalistica, politica o scientifica e che la gente prende per veritiere magari solo perché diventano “virali” (cioè vengono condivise da molti) . Il bello e/o brutto della rete è che tutto rimane, niente viene cancellato e il tempo NON è mai galantuomo, anzi…

E’ possibile districarsi tra tutte queste menzogne? Pare di sì.

Il problema è che dividere la pula dal grano costa fatica, quella per intenderci cui nessuno di noi vuole fare soprattutto quando ha in mano il suo nuovo smartphone o sta davanti allo schermo del computer.

Nel caso del limone fermentato ad esempio, tralasciando i tanti macroscopici strafalcioni, non viene menzionata alcuna fonte o citato alcun articolo scientifico che suffraga gli effetti benefici del metodo proposto.

E’ il difetto di chi diffonde il “verbo” in rete: il relatore diviene talmente protagonista che, nella ricerca di avvicinarsi il più possibile ai suoi incauti interlocutori, dimentica spesso di spiegare da dove diavolo ha preso le informazioni che sta propinando come “oro colato” (le bufale non sono mai suffragate da una qualsiasi prova, risultati di un esperimento o citazione di un articolo scientifico) o al contrario vengono citati pseudo scienziati senza laurea o ancora peggio medici radiati dall’albo.

Ma ciò non basta.

Nella società del sapere superficiale, in cui magari si commenta un articolo dopo averne letto solo il titolo, la salvezza è lo scetticismo.

Giusto quello che davanti alla notizia ci fa alzare il sopracciglio e che ci spinge a cercare maggiori conferme per appurare, per quanto ci è possibile, la realtà dei fatti. Una pratica magari difficile perché costosa in termini di tempo, ma è l’unica arma contro la disinformazione.

Davanti ai risultati di una ricerca su google con migliaia di link a siti che dicono una cosa messi accanto ad altri che dicono l’esatto contrario, l’approccio giusto non è contare il numero di like o pesare il seguito che ha una notizia, ma la ricerca delle fonti e non da ultimo quel minimo di discernimento, quella vocina che spesso non ascoltiamo e che davanti a una fake news (aka bufala) continua a strillarci che “se ci crediamo siamo tanto fessi quanto chi ha scritto la falsa notizia pensava che fossimo”.

Siamo davvero diventati così ignoranti?

2 Risposte

  1. Dici bene, quella vocina interiore di ognuno di noi (chiamiamola pure “coscienza d’intelletto”) è fondamentale nella valutazione delle news.

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