[SFOGO] I sogni son desideri…

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4-gargantuaquisetaitperduE’ qualche sera che a cena mi abbuffo come un animale.

Come se non ci fosse un domani la mia amigdala, il cervello ancestrale, prende il sopravvento e mi fa sbranare tutto quello che c’è in tavola per poi passare direttamente al frigo. Al termine della scorpacciata mi sento poco bene, come uno di quegli uomini che vivono senza mai accontentarsi, pozzi senza fondo. Uno di quelli che non ne hanno mai abbastanza anche quando sanno che per avere di più tolgono il poco agli altri e alla fine stramazzano con la consapevolezza di non potersi portare all’altro mondo nient’altro che la propria coscienza sporca.

I peccati della mia ingordigia serale io li pago quasi subito: un paio d’ore dopo a letto patisco degli orribili incubi.

istantanea_2017-02-21_12-58-51Tipo che l’altra notte ho sognato che ero l’ultimo uomo sulla faccia della Terra. Ho sognato che guardavo fuori dalla finestra. Per la strada si aggiravano degli orribili mostri intenti a distruggere tutto quello che gli capitava a tiro. La mia la mia casa era l’ultimo posto sicuro dell’intero pianeta.

Me ne stavo seduto sulla poltrona senza sapere come affrontare tutta la faccenda senza farmi prendere dal panico, quando ho sentito qualcuno bussare alla mia porta.

Non erano i mostri c’era qualcuno che chiedeva aiuto. Mi sono precipitato ad aprire per far entrare chiunque fosse, felice di non essere più solo…

Non sono mai stato fortunato nella mia vita. Infatti alla porta non c’era Belen, con la quale avrei magari potuto ‘sacrificarmi’ per ripopolare il pianeta. Alla porta c’era Sergio Marchionne: in pratica per l’umanità non c’era più nessuna speranza.zombie_attack

L’ho fatto entrare visto che comunque era l’ultimo mio simile, non si poteva mai sapere.

Lui senza dirmi niente si è subito accomodato sulla mia poltrona. Con il suo pulloverino blu scuro ha iniziato a farneticare che se volevamo sopravvivere avrei dovuto darmi da fare. Lavorare anche 12/13 ore al giorno: a me sarebbe toccato di procurarci e cucinare il cibo, tenere in ordine la casa, rendermi utile in ogni modo. Sergio si sarebbe occupato della parte manageriale.Mi avrebbe detto cosa cucinare e tutte le altre cose. Insomma non c’era d’avere paura a noi ci avrebbe pensato lui. Non dovevo preoccuparmi se non di attenermi ai suoi ordini e già che c’ero la smettessi di chiamarlo Sergio che non eravamo amici né parenti.

Ero lì che rimuginavo su tutta quella roba, con la sensazione che mi stesse sfuggendo qualcosa d’importante, quando Serg… scusate il signor Marchionne si alza e mi chiede dove fosse il bagno che aveva da espletare un bisognino.

Alchè mi riprendo dalla confusione e metto le cose in chiaro.

Quella era la mia casa, quella era la mia poltrona e infine quello era il mio bagno.

Altro che fare lo schiavo, io lì ero il padrone! Così ho cominciato a vomitargli addosso tutta la bile che mi ero tenuto in corpo da quando ero nato. Una caterva di invettive contro le persone come lui che erano poi la ragione di quella brutta fine del mondo.istantanea_2017-02-21_13-15-15

Ogni tanto mi interrompeva per supplicarmi di dirgli dove fosse il bagno, che proprio non ce la faceva, ma io infervorato preso com’ero, non lo stavo nemmeno a sentire. E giù un’altra caterva di improperi.

Saranno passati una decina di minuti, forse una mezz’oretta quando mi accorgo che il tapino se l’era fatta nei calzoni. Un pasticcio sotto forma di lago. Poco prima del nostro incontro doveva essersi scolato una bottiglia intera di plin plin.

Accidenti, mi dispiace un sacco, gli dico poggiandogli amichevolmente una mano sulla spalla, magari facendo attenzione a scansare la pozzanghera giallastra che aveva lasciato sul pavimento.

cittadino_schiavo_del_sistemaSono cose che possono capitare a tutti, tu lo sai bene. Gli faccio poi con fare comprensivo battendogli sempre sulla spalla. Mi devi scusare anche se mica potevo pensare che avessi la vescica così delicata. Si era tutti intenti mettere in chiaro le cose mica si poteva pensare alla pipì.

Poi ad un tratto lui alza lo sguardo dal disastro ai suoi piedi e mi guarda in modo cattivo. Capisco subito che la lezione non l’ha mica ancora imparata. Che il detto, chi la fa l’aspetti, in Canada non si è mai sentito. Inorridisco quando mi faccio persuaso che da lì a poco mi avrebbe chiesto di pulire il suo disastro.

Allora ho come un’intuizione. Sento una vocina dentro la testa. Era mia nonna che rassettandomi  il colletto della giacchetta prima di lasciarmi entrare a scuola mi diceva che era meglio stare da soli piuttosto che essere male accompagnati.

Ah, quanto rimpiango la schietta saggezza dei miei nonni.

Così iniziai a mettere sempre più forza nella presa alla sua spalla. A spingerlo verso la porta senza che lui potesse fare qualcosa per opporsi. Aprì la porta e lo cacciai fuori di casa. Se ne stava lì tutto impettito, con la bocca aperta come se non si fosse ancora reso conto di cosa fosse capitato.

Chiusi la porta senza aggiungere altro quando mi accorsi che uno dei mostri che gironzolavano là fuori aveva adocchiato il suo bel pulloverino blu scuro. Doveva essere di moda tra i mostri.

istantanea_2017-02-21_12-52-43Come se niente fosse capitato, rasserenato un bel po’ ripresi posto sulla mia poltrona intento a non perdermi niente dello spettacolo della fine del mondo.

Poi, accidenti è suonata la sveglia. Era soltanto un sogno. Mi sono dovuto alzare e fare pure in fretta visto che si rischia il posto se si fa ritardo a prendere posto alla linea di montaggio. Vero Sergio?profezie-fine-del-mondo-apocalisse

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