NON ESISTONO LIBRI SBAGLIATI

Premetto che nella polemica sull’intervista al figlio di Riina sul primo canale della televisione pubblica, mi trovo concorde alla maggioranza di coloro che si sono espressi negativamente in proposito non tanto nel giudicarne il merito, ma quanto per i modi superficiali con il quale tutta l’operazione è stata confezionata e trasmessa.

L’assenza di domande di spunto giornalistico da parte del ruffiano intervistatore non hanno aggiunto nulla a ciò che già era di dominio pubblico, trasformando l’occasione di svelare ulteriori dettagli di un fenomeno certamente negativo, in una semplice ‘marchetta’ promozionale.download

Precedenti, più illustri ce ne sono pure stati a firma di grandi e illustri giornalisti che hanno però saputo gestire la patata bollente con il giusto mestiere di una professione difficile, incalzando ragionevolmente chi avevano di fronte ed era dalla parte del torto, senza fastidiosi salamelecchi e surreali dipinti idilliaci a scapito della verità.

A che pro cimentarsi in una simile operazione se non mostrare all’opinione pubblica il lato oscuro da esecrare oppure rendere tutti partecipi del percorso di redenzione di chi è caduto e vuole magari rialzarsi? L’altra sera invece si è fatto passare un malavitoso (condannato per mafia) come un figlio qualsiasi di genitore che per professione fa il mafioso ed è capace di accarezzare il proprio pargolo con la stessa mano del carnefice: in un paese come il nostro impegnato ogni giorno nella lotta alle organizzazioni criminali e alla loro guasta visione della vita è qualcosa di oltraggioso e inconcepibile.

Come sia possibile che sulla televisione pubblica, che dovrebbe avere come primo obiettivo non certo la ricerca dell’audience a tutti i costi, venga trasmesso un simile spettacolo è la cosa di cui mi capacito di meno. E con questo penso di aver chiarito a sufficienza il mio pensiero al di là di ogni possibile fraintendimento.

Come ahimè spesso accade, lo strascico delle successive polemiche, amplificate dal solito onanismo mediatico, quello di quelli che si svegliano dopo il fattaccio anche se avrebbero dovuto farlo prima, insieme a quelli che per professione sguazzano nei frivoli dibattiti schierandosi dove tira il vento, rischia di travolgere ogni cosa e di aggiungere danni al danno.

Esistono idee sbagliate, magari contrarie alle nostre convinzioni, così come esistono uomini che hanno scelto di vivere in modo sbagliato, in contrasto sia al buon senso che al sacrosanto rispetto di quelle leggi che ci siamo dati per regolare la nostra convivenza civile.Istantanea_2016-04-09_22-34-40

Non esistono invece libri sbagliati e tale convinzione è così forte e radicata nel mio essere che, benché mi reputi persona capace di ammettere di un’eventuale idea errata, nessuno potrà mai convincermi del contrario.

Mettere all’indice un libro è quanto di più sbagliato e incivile si possa fare, soprattutto in una società come la nostra che si professa liberale e democratica. Anche se l’odierno marketing dell’industria dell’editoria potrebbe farci pensare il contrario, un libro non è soltanto un prodotto commerciale che si può decidere di vendere o meno.

Trovare in libreria il Mein Kampf di Hitler piuttosto che il libro di Riina Jr. accanto ai best seller di questo o quell’altro autore non lo trovo così esecrabile. Se qualcuno per studio o per diletto vuole cimentarsi nel leggere di simili scritti per quanto mi riguarda è libero di farlo.

Non c’è da aver paura delle idee altrui, nemmeno se sono contrarie alle nostre più profonde convinzioni e nemmeno se ci disgustano. Semmai a far temere il peggio sono quei lettori sprovveduti o ignoranti che potrebbero leggere quei libri pensando di trovarci qualcosa di più delle idee di un folle dittatore piuttosto di quelle di uno che non è disposto ad abiurare la mafia.

Ma la risposta non può essere la censura del libro, il rifiuto del librai di esporlo in vetrina e magari di venderlo ai possibili acquirenti. Al contrario a mio parere in simili casi bisogna parlarne e parlarne ancora in maniera tale che l’aperto di battito tempri le coscienze e ne riconduca al giusto livello gli errati concetti esposti da chi li ha scritti. Non siamo noi a dover censurare il libro, devono essere semmai loro a vergognarsi di poter anche solo pensare di scriverne uno simile senza mostrare il giusto rispetto alle vittime.

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