Non seguire SANREMO 2015 e vivere felici

sanremo2015

Un fenomeno mediatico che andrebbe approfondito da qualche antropologo… Un rito che viene celebrato ogni anno, la cui prima edizione sembra risalire al secolo scorso o giù di lì.  In Italia, le fredde sere del mese di febbraio, vedono vecchi cantanti bolliti e ggiovani scartati da innominabili talent-show, affollare le strade (e ahimè pure i camerini) di una cittadina ligure, famosa per aver dato la cittadinanza onoraria a un noto personaggio nazionalpopolare, il mai dimenticato (o indimenticabile sebbene non più in auge) e sempre longilineo Pippo Baudo.

Il Festival di Sanremo, contro ogni moderna regola dell’industria discografica internazionale, vede un’orda di nostalgici degli anni che furono, impaludarsi nei loro consunti costumi di scena, proporre esibizioni canore di miserevole qualità musicali in cui i testi non si arrischiano al di fuori della rima cuore-amore. Il tutto proposto nella maniera più sfarzosa possibile (qui sinonimo di inelegante e pretenzioso) tanto è la televisione pubblica a finanziare il carrozzone.

La finta gara di cotanti cetacei (meschina al punto che per regolamento a nessuno è permesso di arrivare ultimo), è divenuto con il tempo un complesso rituale che ha l’arroganza di inchiodare davanti al televisore un numero di spettatori al pari a quelli del Super Bowl. Spettacolo che per legge dello Stato deve essere in diretta, sforare di parecchi minuti il TG della Notte e  assolutamente spalmato su di un’incredibile numero di serate consecutive (cinque quelle ufficiali, ma da giorni gli pseudosalotti televisivi mandano il fior fiore dei loro inviati ad intervistare financo la signora che ha tessuto il tappetino rosso simil red carpet).

Non una parola sulla garetta riservata ai ggiovani: oramai anche la più rincoglionita delle casalinghe di Voghera ha capito che è tutta una manfrina decisa a tavolino da boccheggianti discografi.

Non una parola sui super ospiti, sopratutto niente da dire dei superpagatissimi artisti stranieri che per un cachet così alto si esibirebbero pure al compleanno della figlia vergine di un dittatore sudamericano.

Non una parola sulle improponibili reunion da telenovelas.

Inspiegabili i dati dell’auditel secondo i quali tre italiani su due seguirebbero il Festival. Ci sono voci, non confermate, per le quali tali farneticanti risultati vengano puntualmente falsificati sotto l’egida delle più alte cariche dello Stato con addirittura il Presidente della Repubblica in persona impegnato a costringere ogni corazziere a guardare lo spettacolo su RaiUno. 

Il popolo italiano sul Festival della Canzone Italiana è diviso trasversalmente. I più tradizionalisti, abbagliati dal valore artistico e culturale della manifestazione si riempiono la bocca di rimandi alla poetica dei paperi di Nilla Pizzi e ai gorgheggi melodici di Claudio Villa, e vivono questo periodo come se stessero per assistere alla Notte degli Oscar. Invece i contrari inscenano flash mob nelle piazze tappandosi occhi, bocche, e orecchie per non assistere a questo scempio.

C’è chi paga il canone e segue il rito speranzoso di assistere al miracolo della resurrezione artistica di qualche mummia canterina. Purtroppo la maggioranza che il canone della Rai manco lo paga preferendogli l’abbonamento alle pay-tv, preferisce altre autopsie, del tipo di quelle trasmesse durante una puntata di CSI.

Confesso di non fare parte né dell’una né dell’altra fazione: pur pagando il canone non mi schiero certo con quelli che attendono con trepidazione il Festival, ma non mi pongo nemmeno con chi gli preferisce XFactor o simil-crea-no-talent.

Io sono per la musica che scelgo di ascoltare nelle mie cuffie. Canzoni che scarico da internet e con senza un certa soddisfazione se la musica così ottenuta viene prodotta da cantanti che non hanno nemmeno la creanza di pagare le tasse.

Io sono per la musica che ascolto nei locali, dove puoi scegliere tra la birra calda e quella a temperatura ambiente da accompagnare ascoltando una cover band in male arnese e la cantante bbona magari capace di azzeccare due accordi in tutta la serata per regalare agli spettatori il brivido del lieto evento.  

Io sono per assistere ad un concerto dal vivo dove l’artista deve sudare per guadagnarsi i soldi del biglietto troppo salato per non sentirsi troppo in colpa verso i suoi fan.

Pertanto stasera esco e non mi metto certo davanti al televisore a seguire la messa cantata, a guardare un presentatore abbronzato e la sua corte di milf, incorniciati dalla scenografia tanto luccicante da sviare gli orecchi, con tanti orchestrali che nemmeno Mozart se li sognava e mediocri cantanti che dovrebbero avere la compiacenza di muovere soltanto le labbra cantando in playback.

Comunque niente paura, lunedì prossimo nemmeno ci si ricorderà del vincitore del 65° Festival di Sanremo.

 

3 Risposte

  1. Quoto e condivido il pieno….
    viviamo serenamente senza sanremo

    Mi piace

  2. ma daiiiiii

    Mi piace

    • Una convinzione si irrobustisce solo quando la nutriamo di obiezioni. (cit. Dávila)

      Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: