Recensione del film Lucy

Lucy

Lucy_Poster_USA_midSono andato al cinema a vedere questo film con tante e tante aspettative. D’altronde il regista della pellicola è il francese Luc Besson che nelle tinte “fantascientifiche” mi era piaciuto come aveva girato quel floppone del Quinto Elemento (1997) e la protagonista, “donna d’azione”, è la stupendevole Scarlett Johansson la cui silhuette ho ancora ben impressa nella mente dalla visione di Under the Skin (2013).

[SPOILER] Lucy è una ragazza americana che vive a Taipei, non sappiamo bene cosa ci faccia lì, ma intuiamo da un flash back che da qualche tempo se la spassa a sbevazzare con l’amico Richard che la costringe a consegnare una valigetta in un albergo.

Qui la poveretta scopre che è  c’è di mezzo la mafia taiwanese e una strana droga azzurra. Dopo essere stata picchiata dal boss, si risveglia con uno squarcio nella pancia: insieme ad altri tre ragazzi è stata reclutata per trasportare la droga in Europa che è stata nascosta chirurgicamente nel suo corpo. A causa di un calcione di troppo da parte del tizio che l’ha presa in custodia fino alla partenza, la droga si disperde nel suo corpo e inizia a trasformarla. Lucy si ritrova aumentate le capacità celebrali fino a fargli usare il 100% del suo cervello con incredibili effetti. Intanto all’università di Parigi, il professor Norman spiega ai suoi studenti cosa potrebbe diventare l’umanità nel caso riuscisse a sfruttare meglio il proprio cervello. Intanto vediamo che Lucy a poco a poco prende coscienza del propri corpo e di tutto ciò che la circonda come non mai. Le sue capacità crescono esponenzialmente tanto da farle riuscire a modificare la materia, ma purtroppo tutto ciò al prezzo della sua vita. A Lucy non rimangono che poche ore di vita. Lucy parte per Parigi sia per incontrare il professore sia per intercettare il resto della droga sempre inseguita dagli scagnozzi asiatici che la impegneranno in vari scontri. Infine Lucy, mentre la polizia e la mafia sono impegnati in uno scontro ad un inverosimile scontro a fuoco, arriva al 100%, compie un viaggio incredibile nel tempo e crea una chiavetta con tutto l’intelligibile quindi sparisce nel nulla. [/SPOILER]

Quello che non mi sono piaciute sono le scene d’intermezzo, quelle usate a mo’ di spiegone per celebrolesi (e in questo caso ci sta tutto), con il quale convincere anche quel deficiente che sta nella fila davanti alla mia e non è stato fermo al suo posto nemmeno per un secondo (che c’avesse l’orticaria). Mentre Morgan Freeman (che deve avere un sacco di problemi economici visto che te lo trovi in qualsiasi film ti metti a guardare) fa lo scienziato che ci spiega che non valiamo un beato niente visto che usiamo solo il 10% del nostro cervello e che meglio di noi sanno fare pure i delfini (ma io un pesciolone a dipingere la Cappella Sistina mica ce lo vedo tanto), ci sono ‘ste scene/immagini che hanno preso paro paro da una vecchia puntata di Quark che arrivano all’apoteosi quando per un cinque/sei secondi ci sorbiamo amplessi animali, tra i ridolini della signora due file dietro alla mia che immagino abbia sbavato un po’ ad immaginarsi nei panni della signora rinoceronte.

lucy-scarlett-johanssonE che dire delle scene d’azione… A parte la corsa in macchina mozzafiato per le strade di Parigi con la Scarlett che non mi ha azzeccato un senso unico (alla terza volta che prende una strada contromano a me è venuto da pensare che avrebbe potuto benissimo prendere la corsia accanto senza il problema di dover compilare un centinaio di moduli di constatazione amichevole): comunque la Lucy è scusata visto che ad un certo punto ammette che è la prima volta che guida.  Epica (in negativo) è la scena da esorcista quando Lucy assume la droga per la prima volta. E la scena dello scontro in ospedale con i malavitosi che finiscono appesi al soffitto (nel senso che galleggiano stupiti) e dopo cinque minuti ritroviamo di nuovo sulle tracce di Lucy come se niente fosse (e certo che se in un ospedale italiano vedessimo appesi al soffitto i pazienti crederemmo che si sia trovata una valida soluzione alla ressa al Pronto Soccorso). Stendiamo un velo pietoso sul poliziotto francese che ammette di averne viste molte nel suo lavoro (ma forse tutto quello che gli accade accanto a Lucy è un po’ troppo non ti pare”).

Effetti speciali a gogo, ma usati male, fini a se stessi e non danno nulla alla storia che di fantascientifico a solo l’immensa pazienza che richiede allo spettatore che sa già come andrà a finire dopo venti minuti di film. Voto: non classificato.

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