Cade l’obbligo del cognome paterno, arriva la libertà di scelta

figli.di_.genitoriL’aula della Camera ha approvato il testo sul doppio cognome. La proposta di legge adegua il nostro ordinamento alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 7  gennaio scorso.

Superiamo in questo modo l’obsoleta visione patriarcale della famiglia compiendo un serio passo verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale.  Altro che quote rosa.

Ma perché si deve gridare allo scandalo ogni qualvolta lo Stato fa un passo indietro e lascia decidere a ciascuno di noi ciò che riteniamo sia meglio per noi. Ci sono questioni che devono essere ovviamente regolate dal nostro sistema giuridico in linea ad ogni principio di convivenza civile, ma che sono così inerenti alla sfera privata che ritengo più che giusto che sia data la più ampia libertà di scelta. Che me ne cale se un cittadino porta il cognome del padre o della madre o di entrambi?

In questi giorni girano in rete le dichiarazioni più aberranti di chi è abituato a utilizzare certa retorica non per il progresso della nostra società, ma certo è abituato a porsi come baluardo di idee che al giorno d’oggi non hanno più senso d’esistere per la propria propaganda politica. Che pensare altrimenti di coloro i quali vedono nella possibilità di scegliere il proprio cognome un attacco alla famiglia? Parole senza senso. La famiglia andrebbe supportata e tutelata in tutt’altri ambiti cosa che ovviamente anche i suddetti baluardi si astengono bene dal fare.

La legge che adesso approda all’esame del Senato per l’approvazione definitiva dice in sintesi che:

  • al momento della nascita (o, con qualche aggiustamento dell’adozione) il figlio potrà avere il cognome del padre o della madre o i due cognomi, secondo quanto decidono insieme i genitori. Se non vi è accordo, il figlio avrà il cognome di entrambi in ordine alfabetico;
  • chi ha due cognomi può trasmetterne al figlio soltanto uno, a sua scelta;
  • il maggiorenne che ha il solo cognome paterno o materno, con una semplice dichiarazione all’ufficiale di stato civile, può aggiungere il cognome dell’altro genitore.

Lungimiranza della nostra classe politica? Purtroppo no.  Quell’Europa che ci costringono a considerare matrigna è la stessa che si impegna nella tutela dei diritti di ogni cittadino di ogni stato membro.

Personalmente ritorno a dire che in certi ambiti vale la regola che chi deve decidere non è lo Stato regolatore, ma la parola spetta al singolo dev’essere libero come chiamarsi, chi amare o se vuole terminare la propria vita nella malattia, senza alcuna possibilità che venga per questo discriminato.

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