NOSTALGIA CARTOON: Marco dagli Appennini alle Ande

Marco (母をたずねて三千里 Haha wo Tazunete Sanzen Ri) letteralmente “Tremila miglia alla ricerca della mamma“, è un anime prodotto dalla Nippon Animation e dalla Taurus Film, trasmesso a partire dal gennaio del 1976 da Fuji Television, ispirato al racconto Dagli Appennini alle Ande del romanzo Cuore di Edmondo de Amicis. La regia è di Isao TakahataHayao Miyazaki ha curato il layout della serie e il responsabile del character design è Yoichi Kotabe, già noto per aver svolto lo stesso compito per Heidi, oltre che per le illustrazioni ufficiali di Super Mario Bros. Gli episodi (52 di 24min. ciascuno) furono trasmessi in Italia alla RAI a partire dal 20 ottobre 1980. (via Wikipedia)

TRAMA:

Marco Rossi è un ragazzino genovese di circa dieci anni che, in un’Italia povera, ha visto emigrare per l’Argentina la madre Anna. Disperato per la lontananza dalla madre dopo una lettera che lo avvisa che la donna è malata riesce a convincere il padre Pietro e il fratello maggiore Tonio a lasciarlo partire per l’Argentina per sincerarsi delle condizioni della madre. S’imbarca di sulla prima nave in partenza per il Sud America e arrivato a Buenos Aires comincia la sua avventura.

All’ultimo indirizzo conosciuto la madre non c’è, gli rubano i soldi e proprio quando la speranza è perduta il ragazzo ritrova la sua amica di Genova, Violetta e la sua famiglia di burattinai emigrati da poco tempo che decidono di aiutarlo e di accompagnarlo in cerca della madre.

Dopo numerose avventure e rischiando la vita Marco riesce a ritrovare la madre gravemente ammalata, dandole la forza di affrontare l’operazione che le avrebbe poi salvato la vita. Dopo aver promesso a Violetta di aspettarla in Italia madre e figlio rientrano finalmente a Genova dove la famiglia si ricongiunge.

Era il 1980 e avevo otto anni: ricordo che ero un bambino spensierato. Mi accorgo, ripensandoci, che allora ero sicuramente meno scafato dei ragazzini di adesso. Non c’erano ancora i videogames e alla televisione non era ancora passato Drive In per cui il mio sogno e quello dei miei compagni di giochi era quello di rincorrere un pallone al campetto dietro casa oppure vincere le figurine Panini giocando a “soffio”. I compiti si facevano subito dopo pranzo per avere poi tutto il pomeriggio a disposizione. Pensare di farli la sera era impensabile: ritornavamo dal campetto pieni di graffi e lividi, ma sopratutto stanchi morti che quasi non si riusciva nemmeno a cenare. L’unico momento di pausa, tra una partita e l’altra, era quando si tornava a casa a fare la merenda e a guardare la tv dei ragazzi. Con una fetta di pane e nutella tra le mani ci si metteva in religioso silenzio davanti al televisore giusto in tempo per vedere i nostri eroi animati. Marco lo avevamo aspettato tanto, perché i giornalini ne parlavano già da tempo e avevamo letto Cuore di Edmondo de Amicis. Mi rivedo lì a bocca aperta, con le briciole sul tappeto buono che la mamma poi si metteva a strillare, davanti al nonno di Heidi o ai melodrammi del dolce Remì, o a fare il tifo per quel ragazzo genovese, che un po’ ci assomigliava e che girava il mondo in cerca della mamma.

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