QUANDO GLI STRANIERI SIAMO NOI ITALIANI

immigrati-si1Oggi sulla stampa e alla televisione non ci vengono mostrati solo gli ormai purtroppo consueti servizi dedicati al campo di concentramento di Lampedusa o sull’ennesimo stupro ad opera di questi immigrati che tanto detestiamo. Rumeni, marocchini, nigeriani, dalla pelle scura oppure chiara. Sporchi, poveri e farabutti. Colpa loro se c’è la droga (la coltivano gli afgani e i colombiani a casa loro, ma la spacciano qui a casa nostra): e poi si scopre che il giro d’affari miliardario se lo spartiscono poche organizzazioni internazionali, in primis l’ndrangheta. Colpa loro se le nostre donne non possono uscire di casa la sera (le loro sì, stanno sui marciapiedi a battere): ma anche noi italiani siamo capaci di stuprare. E se tuo figlio non trova lavoro, non è perchè a trent’anni quello scioperato ha dato solo un paio di esami alla facoltà di ingegneria civile (e quando glielo fanno costruire il ponte sullo Stretto), ma è colpa loro che gli rubano il lavoro dei campi a raccogliere i pomodori in Meridione. Insomma, che se ne stessero a casa loro!!!

BRITAIN REFINERY STRIKEGià però oggi la notizia è un’altra. In Inghilterra, gli inglesi sono incazzati con un manipolo di lavoratori italiani. Un’azienda siciliana ha vinto un subappalto e alcuni operai italiani e portoghesi lavorano in una raffineria del Lincolnshire, la Irem e sono accusati di “rubare” il lavoro agli operai inglesi. E così il governo inglese si trova a far fronte a scioperi di thareriana memoria e a gettare acqua sul fuoco sui facinorosi che scioperano al grido di “posti di lavoro inglesi per manodopera inglese”. Nel Lincolnshire, intanto, i lavoratori italiani sono assistiti con discrezione dalle autorità locali per evitare che possano crearsi tensioni con le maestranze inglesi. Il console di Manchester Chiara Petracca, d’intesa con l’ambasciatore Giancarlo Aragona, si reca quotidianamente a Grimsby dove alloggiano gli operai italiani.

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Questa volta gli “altri” siamo noi: e sì che lo dovremmo avere ben in testa, ma si sa che quello italiano è un popolo senza memoria. Ci siamo dimenticati di quando si partiva con le valigie di cartone, si viaggiava nei treni di terza classe o nelle stive dei bastimenti, si faceva la fame e si scappava dall’Italia in cerca di una vita migliore. Ci siamo dimenticati e magari facciamo finta anche oggi che in giro per il mondo siamo sempre visti come dei cafoni, magari arricchiti, ma ignoranti e malavitosi. Invece andiamo fieri del nostro MADE IN ITALY che gli altri ci invidiano e ci copiano, facendo gli altezzosi con quelli che si azzardano a cercare un futuro migliore nel nostro belpaese “rubandolo” a noi.

Comunque ringrazio la “perfida Albione” per l’ennesima lezione di fair-play. O, No?

Una Risposta

  1. […] arrivano dal sud del mondo a rubare il posto di lavoro ai nostri figli. Avevamo riportato tempo fa la notizia degli inglesi contrari ai lavoratori italiani nel loro paese adesso sono i ticinesi  che ce l’hanno con i nostri […]

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